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A Settimo Torinese un funzionario di banca è stato aggredito...
a cura della Redazione
Corriere Economia - Corriere della Sera
Lunedì 12 ottobre 2009

A Settimo Torinese un funzionario di banca è stato aggredito per non avere concesso un fido a un cliente. Corrado Faissola denuncia l'esistenza di un «clima ostile» nei confronti delle banche e rivela un macabro particolare: volantini lasciati in terra da sconosciuti davanti a una banca «con minacce e il disegno di un cadavere». Dunque siamo arrivati a questo. Ce n'è abbastanza perché il presidente dell'Associazione bancaria rivolga un appello affinché «questo stato di disagio non venga ulteriormente aggravato da dichiarazioni». Facilmente riconoscibile il destinatario: il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che da mesi spara bordate contro speculatori e banchieri. Il giorno prima che Faissola rivolgesse questo appello, ha attaccato ancora quell'«area della finanza che sta facendo grandi profitti non compatibili con ciò che si manifesta nel mondo del lavoro e delle famiglie». Chiosando: «E' drammatico».
Non una semplice sensazione. Piuttosto, una considerazione suffragata da dati di fatto. Mentre il ministro diceva quelle cose, Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, istituto di cui la Fininvest del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è il principale azionista, dichiarava candidamente di attendersi «fortissimi incrementi degli utili». Le banche si lamentano sostenendo che hanno sofferenze record e che il credit crunch «non esiste». Le imprese si lamentano perché le banche non gli danno i soldi. Il governo si lamenta perché la speculazione è ripartita.
Il quadro. Ma che cosa succede davvero? «Le piccole e medie imprese sono seriamente in difficoltà», dice il presidente di Assobiomedica, associazione aderente alla Confindustria, Angelo Fracassi. «Lo spread applicato dalle banche per i finanziamenti al Nord non è inferiore ai due punti e al Sud sale anche a quattro punti. Beninteso, per i prestiti a breve termine. Perché il credito a medio e lungo termine è praticamente scomparso. Le banche non ne concedono più, nemmeno a chi offre garanzie reali». Per non parlare dei costi del factoring, che avrebbero raggiunto, secondo Fracassi, «condizioni da usura» soprattutto nelle regioni meridionali.
E se questa è la situazione generale, figuriamoci il calvario delle piccole imprese che da mesi vantano crediti verso lo Stato. «Comincia a serpeggiare la sensazione che quei crediti non siamo più sicuri. Allora le banche tagliano i fidi. Oppure alzano i tassi», dice Fracassi. Secondo il quale neppure le misure anticrisi del governo, come l'istituzione del fondo di garanzia per le piccole imprese avrebbero contribuito a dare una boccata d'ossigeno: «Non mi risulta che sia successo nulla».
La verità è che quel fondo è piccolo (170 milioni) e l'accesso alle garanzie è burocraticamente tortuoso. Al punto che da settimane si studia come facilitarlo: c'è chi pensa di introdurre dei vaucher che le imprese potrebbero spendere direttamente in banca.
Nuove alleanze. Ci sarebbero poi i soldi della Cassa depositi e prestiti, ma molte banche non hanno ancora attivato le procedure. E che dire dei Tremonti bond che avrebbero dovuto contribuire a sbloccare il credito alzando i ratios patrimoniali degli istituti? Le banche hanno fatto marameo, e Faissola ha spiegato perché: «La politica non c'entra nulla. Sono solo motivi aziendali. I Tremonti bond sono nati con un costo corretto che poi è diventato divaricante». Semplicemente, sono troppo cari.
Il rubinetto del credito, perciò, continua a restare chiuso. E l'indignazione cresce. «Le grandi banche hanno ricominciato a fare trading », ha ringhiato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. Arrivando a proporre di permettere alle Poste di dare prestiti alle piccole e medie imprese.
Una proposta sostenuta anche dalla Lega Nord e nata dopo un incontro riservato con Umberto Bossi, anch'egli preoccupatissimo per la stretta del credito alle imprese settentrionali. Bonanni ne ha discusso anche con il presidente della Popolare di Milano Massimo Ponzellini, nella prospettiva di un'alleanza fra le Poste, le banche popolari e gli istituti cooperativi. E pure con lo stesso Tremonti, che però non si sarebbe sbilanciato. Anche perché il Tesoro ha già impegnato la raccolta postale per altri progetti. Che fine farebbe a quel punto la Cassa depositi e prestiti?


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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