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  :: Rassegna stampa - Documento

Addio perizie generose le banche cambiano metodo per valutare l'immobile da finanziare
di Rosa Serrano
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 21 novembre 2011

Stop alle perizie "generose". Le banche hanno scelto la linea del rigore nella concessione dei mutui ipotecari per acquistare casa. Se in passato, in molti casi, il perito incaricato della valutazione dell'immobile certificava un valore "gonfiato" per permettere al mutuatario di ottenere un finanziamento "robusto" che, oltre a supportare la compravendita permettesse, ad esempio, di coprire le spese notarili, ora il sistema bancario ha deciso di applicare regole rigide nella valutazione dell'immobile da ipotecare. In pratica, si è passati dal valore di "mercato" dell'immobile oggetto di perizia ad un valore di "credito ipotecario". Il primo concretizza le aspettative di realizzo del proprietario in caso di vendita dell'unità immobiliare. Il secondo esprime, invece, un valore prudenziale dell'immobile. «Nell'attuale situazione del mercato dei mutui - spiega Alessandro Ghisolfi, responsabile ufficio studi di Tree Finance - la valutazione dell'immobile per il quale viene richiesta l'erogazione di un mutuo è sicuramente un punto fondamentale sul quale le banche stanno ponendo molta più attenzione rispetto al passato. Ne è una riprova il fatto che sempre più istituti di credito prima di avviare la pratica per la concessione del finanziamento pretendono una perizia preventiva da parte del loro perito che, sovente, risulta di valore inferiore rispetto al prezzo pattuito fra venditore ed acquirente nell'ordine del 5%-10%». Nel frattempo, il mercato dei finanziamenti immobiliari ha registrato un'importante novità: con il fine ultimo di assicurare la stabilità dell'industria bancaria, l'Abi ha varato proprie linee guida per la valutazione degli immobili in garanzia delle esposizioni creditizie volte a garantire trasparenza, omogeneità di approccio, nonché il riferimento a standard valutativi riconosciuti a livello internazionale. «La differenza sostanziale fra le perizie tradizionali e quelle effettuate seguendo gli standard Abi - spiega Stefano Magnolfi, direttore Real Estate services di Crif - è rappresentato dal fatto che il metodo di stima viene formalizzato e tutte le assunzioni debitamente documentate. Questo approccio dovrebbe garantire che periti diversi valutando il medesimo immobile arriverebbero alle medesime conclusioni e a stime dell'immobile sostanzialmente identiche o quanto meno vicine tra loro». A suo avviso, la standardizzazione del processo di valutazione consente di eliminare l'eccessiva soggettività del singolo perito e di prendere in considerazione in modo strutturato, sistematico ed esplicito tutta una serie di parametri codificati. Il sistema "valutazioni immobiliari" ha visto la costituzione nel 2010 di Assovib (l'associazione delle società di valutazioni immobiliari per le banche) da parte di Crif Services, Pirelli RE (ora Prelios), Praxi e Reag4loans. Complessivamente, nel 2010 i soci di Assovib hanno effettuato circa 210.000 valutazioni su immobili offerti a garanzia di finanziamenti rappresentando, quindi, una quota significativa del mercato. Francesco Francese, segretario generale di Assovib segnala che le linee guida Abi sono state formalizzate nel novembre 2010; conseguentemente, la stretta sulle perizie non è funzionale alle linee guida che sono semplicemente dei principi di carattere generale ai quali le banche possono adeguarsi volontariamente. Mediamente sul mercato il costo di una perizia realizzata seguendo gli standard Abi si aggira intorno ai 300 euro. «Le perizie poste in essere a seguito delle operazioni di surroga - spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari - hanno evidenziato, in molti casi, valori inferiori a quelli indicati nella perizia del mutuo iniziale. Ora, con il varo delle linee guida Abi, società specializzate hanno definito perizie standardizzate che usano e adattano data base di valori di mercato (Omi, Scenari Immobiliari, Nomisma) che hanno ridotto la discrezionalità del singolo perito riducendo, così, il rischio di finanziamento da parte della banca». Luca Dondi, responsabile area Real Estate di Nomisma evidenzia che il "metodo" Abi risulta di difficile applicabilità su una parte non trascurabile del territorio italiano: circa due terzi delle compravendite annue si concentrano in meno di 1.300 comuni, al punto che l'Agenzia del Territorio riesce solo per tali mercati ad effettuare un aggiornamento della base dati, avendo come riferimento transazioni effettivamente avvenute. Rimane, pertanto, una vasta area del territorio in cui la movimentazione del mercato risulta inadeguata. «E anche con riferimento ai contesti territoriali caratterizzati da un più elevato numero di compravendite - continua Dondi - l'indisponibilità di un database pubblico riportante gli effettivi valori di scambio di un mercato parcellizzato, rappresenta un ostacolo non trascurabile». Sul punto, Magnolfi evidenzia che il prossimo passo verso una piena applicazione del codice Abi è rappresentato dal fatto che l'Agenzia del Territorio dia maggiore trasparenza alle informazioni sui prezzi dichiarati in atto di compravendita perché, al momento, questo dettaglio non è fruibile in via telematica e, quindi, all'atto pratico sostanzialmente non utilizzabile dagli operatori professionali. In sintesi, dunque, ancor prima che delle banche dati sui prezzi medi degli immobili sarebbe utile avere anche nel nostro Paese la disponibilità di informazioni puntuali e dettagliate sui singoli atti di compravendita. Questo fatto darebbe un contributo concreto alla maggior trasparenza e alla modernizzazione dell'intero settore.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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