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Rassegna stampa - Documento |
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Agenzie di rating nel mirino. L'Italia preme per un ente europeo
di Fabio Savelli
Corriere della Sera
Mercoledì 27 luglio 2011
Le previsioni (in gergo finanziario l'outlook) su un titolo o su uno stato. E
soprattutto le valutazioni, il rating. Se arriva il downgrade sale il rischio
insolvenza, aumenta il rendimento dei credit default swap collegati (prodotti
finanziari di tipo assicurativo che coprono dal rischio-default) a quel
titolo. Ed è un rincorrersi di vendite, con un effetto destabilizzante in
Borsa, soprattutto per gli azionisti che vedono perdere di valore un
investimento. Tutto giusto (d'altronde la dinamica rischio-rendimento è alla
base della finanza), ma resta lo scetticismo per il responso degli oracoli
(come vengono spesso connotate le agenzie), soprattutto se hanno interessi
(economici) nel valutare con negatività o meno un titolo borsistico e spesso
sono incapaci di prevedere i tracolli (Lehman Brothers alle soglie del
fallimento era valutata con Aa).
La risoluzione. Ecco perché Montecitorio si muove e la commissione Finanze
della Camera ha approvato mercoledì una risoluzione all'unanimità che chiede
all'esecutivo una iniziativa in sede Ue per dare vita ad una agenzia di rating
europea. E soprattutto accusa le agenzie di fare «aggiotaggio» e
«destabilizzare» il mercato dei titoli di Stato. La risoluzione porta la prima
firma del capogruppo del Pdl Maurizio Bernardo, ma è sottoscritta anche da
esponenti del Pd e della Lega Nord ed è stata votata da tutti i gruppi. L'atto
d'accusa è circostanziato. Le agenzie sarebbero viziate «da conflitti di
interesse tra l'attività di valutazione svolta e la prestazione di servizi di
consulenza nei confronti dei soggetti che emettono gli strumenti finanziari
oggetto della loro valutazione»; anche perché «i servizi di rating sono pagati
dai soggetti che emettono i prodotti finanziari sottoposti al rating». E
soprattutto sono macchiate dal«sostanziale oligopolio esistente nel mercato
dei servizi di rating» e «l'insufficiente trasparenza nei meccanismi e nelle
procedure per la realizzazione dei rating stessi». La commissione Finanze ha
poi ricordato atti specifici recenti, come «la diffusione, effettuata a
mercati aperti, di un comunicato di Standard and Poor's sulla manovra
correttiva adottata dal governo italiano, prima ancora della pubblicazione del
testo definitivo della manovra stessa», che ha avuto «gravi ripercussioni
sull'andamento delle quotazioni in borsa».
Gli azionisti delle agenzie. Moody's, Standard & Poor's e Fitch controllano
il 95% del mercato e la proposta che si sta facendo largo in sede europea è
associare al loro operato «un nuovo partecipante grande e indipendente», una
«fondazione senza scopo di lucro» di banche e investitori europei. Soprattutto
per limitare potenziali conflitti interessi. Attualmente le agenzie di rating
sono principalmente legati al mondo anglosassone. S&P è una controllata del
gruppo editorial Mc Graw-Hill, che ha come azionisti BlackRock (5,3%) e
Capital Group (12,3%). In Moody´s Capital è l'azionista di maggioranza
relativa (16,4%), seguito da Berkshire Hathaway (il braccio d'investimento di
Warren Buffett) -con il 13%,- e anche BlackRock (6,3%). Il resto si divide fra
fondi di tutti i tipi. Fitch invece è la controllata della francese Fimalac,
compagnia di servizi d'investimento presieduto da Marc Ladreit di Lachaniere,
nella lista Forbes tra i più ricchi del mondo. Possiede il 60%, mentre il
restante 40% delle quote appartiene ad Hearst.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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