Al vaglio dei commercialisti le norme per le non quotate
di Eugebio Occorsio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 22 novembre 2010
«Il 30 novembre chiuderemo la "pubblica sottoscrizione" fra tutti i professionisti
sulle nuove regole per i collegi sindacali delle società non quotate. Il 15 gennaio
sarà la volta delle non-profit e dopo poche settimane degli enti pubblici». Vilma
Iaria, segretario generale della Adc (Associazione Dottori Commercialisti), elenca
con orgoglio le ultime iniziative del più antico sindacato della categoria che,
fondato nel 1929, ha oggi 15mila associati. Scopo: «Autoregolamentare, migliorando
la tutela della fede pubblica, compiti assegnati a noi commercialisti che comportano
un'importante responsabilità. E dato che, a differenza di quanto accade per le
società quotate, dove le norme per i sindaci le detta la Consob, in tutti gli altri
casi è una questione di autoregolamentazione, ci teniamo a far sì che queste norme
siano altrettanto precise, trasparenti, degne appunto della fiducia di tutti i
cittadini». Così è nata la "sottoscrizione", cioè la consultazione presso tutti i
professionisti: l'Adc raccoglie i questionari, li elabora e promulga norme di
categoria cogenti per tutti gli associati.
Non è questa l'unica battaglia intrapresa dalla Iaria. «Stiamo puntando molto sulla
limitazione degli incarichi. Il meccanismo è lo stesso, quello della consultazione
presso gli associati. Anche in questo caso l'obiettivo è arrivare a norme cogenti,
che stabiliscano quanti incarichi può assumere un professionista. Oggi, parliamo
sempre delle società non quotate perché per quelle quotate i limiti già esistono,
ogni commercialista può assumere incarichi anche per centinaia di società, con il
risultato che fatalmente non riesce a dedicare ad ogni caso l'attenzione che merita.
E' sempre una questione di fiducia del pubblico: quale attendibilità potrà avere chi
contemporaneamente fa il sindaco o il consulente di una banca con 500 filiali, di una
grande azienda, di una società con 2000 dipendenti, e di chissà quante altre persone
giuridiche?» Bisogna insomma fissare il numero con precisione condividendo gli elementi
aziendali da valutare».
Altro fronte su cui l'Adc è impegnata è l'accesso al credito specialmente per le
piccole aziende. E' un problema reso stringente dalle scadenze di Basilea 3, trattato
che non fa riferimento solo ai bilanci delle banche ma anche a quelli delle società
beneficiarie dei prestiti. «Si tratta di rivalutare gli asset "intangibili" e a tale
scopo abbiamo organizzato un forum poche settimane fa con Baruch Lev, il docente di
statistica alla New York University che è il maggior esperto riconosciuto in materia.
Così come secondo le più moderne teorie il Pil di una nazione non è la mera
accumulazione di ricchezza spiega la Iaria nei bilanci aziendali dovrebbero rientrare
valori patrimoniali quali il know-how, la formazione del personale, le risorse umane,
i modelli organizzativi. Tutti asset non evidenziati nei bilanci civilistici,
intangibili appunto. Costituiscono molte volte la capacità aziendale di generare
valore aggiunto e dovrebbero essere riconosciuti nei rating di bilancio al momento
di deliberare un prestito, e in tal senso lo stesso presidente dell'Abi, Giuseppe
Mussari, ha fatto delle esplicite aperture nei giorni scorsi molto confortanti».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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