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Al via la stretta sulle società di rating
di Riccardo Sabbatini
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 19 settembre 2007

I regulator mondiali accentuano il pressing sulle agenzie di rating. Lo Iosco, l'associazione internazionale delle autorità di vigilanza sui mercati, ha messo sotto osservazione le metodologie utilizzate dalle società del settore nel valutare le possibilità di default degli strumenti di finanza derivata o strutturata. In un seminario, che si è tenuto ieri a Washington con la partepazione dei big mondiali del rating, sono state discusse le implicazioni che la recente crisi finanziaria dei mercati ha fatto emergere. Soprattutto nell'attività di quegli intermediari ai cui giudizi gli investitori si affidano per valutare l'andamento del mercato. L'iniziativa segue di pochi giorni una nuova ricognizione avviata dal Cesr (il comitato delle Consob europee) sul settore del rating. E sempre ieri la Financial Services Agency giapponese ha avviato una riflessione sull'ipotesi di regolamentare le agenzie il cui primo passo potrebbe essere rappresentato, in sintonia con quanto già avviene in Europa, dall'imposizione di un rapporto annuale sul rispetto delle regole di condotta messe a punto dallo Iosco.
L'innovazione finanziaria che ogni giorno propone nuovi prodotti derivati e strutturati mette sotto pressione quanti sono chiamati a valutarne la solidità. Un conto è giudicare la possibilità di fallimento di una società di cui si ben si conoscono i bilanci, il management, i programmi di sviluppo. Tutt'altra storia è dare un rating ad un portafoglio di crediti nel quale, per il tramite di una cartolarizzazione, confluiscono centinaia di storie creditizie dai contorni non sempre trasparenti. Quando, a metà agosto, Moody's - uno dei tre leader mondiali del rating - ha declassato contemporaneamente ben 691 titoli "cartolarizzati", molti osservatori l'hanno considerato il segnale di un'incapacità a padroneggiare quanto stava accadendo. Ed il fatto che nella bufera dei mercati finissero anche titoli considerati "sicuri" (con rating A o superiori), causando perdite consistenti ai loro possessori, ha moltiplicato gli interrogativi sull'utilità pratica dei rating. Che importa che un'obbligazione sia solvibile quando nessuno è disposto ad acquistarla e la illiquidità ne deprezza il valore sul mercato?
Con il proposito di rispondere a simili interrogativi le agenzie di rating stanno annunciando in questi giorni cambiamenti nelle loro prassi operative. In un articolo scritto per il «Financial Times» il presidente di Moody's investors service, Brian Clarkson, ha anticipato la portata della riforma. «Se i partecipanti al mercato hanno bisogno di metriche per misurare la potenziale volatilità dei prezzi e la liquidità, noi dovremmo considerare la possibilità di fornire separate misure o strumenti adatti a quei rischi». Ieri gli ha fatto eco anche Standard&Poor's, l'altro colosso del settore. Sebbene la liquidità e la volatilità sono rischi di mercato non compresi nei tradizionali giudizi di rating - ha sottolineato un portavoce della società - «noi siamo sempre disponibili a discutere in che modo sviluppare la nostra offerta ed i nostri benchmark per servire al meglio gli interessi degli investitori». Se però attueranno i loro propositi le agenzie di rating cambieranno natura e, entrando nel merito dei prezzi e della liquidabilità degli strumenti finanziari, diverranno a tutti gli effetti analisti finanziari. Diverranno, probabilmente, più sensibili ai trend del mercato ma i loro giudizi perderanno quella "oggettività" che negli ultimi anni ne ha accresciuto la reputazione. Fino al punto che i loro rating sono entrati nei modelli di sorveglianza creditizi (Basilea II) come strumento per certificare il rispetto dei ratios patrimoniali.

* * *

Lo scenario

Le critiche
Le società di rating sono state fortemente criticate dopo il crollo del settore dei subprime e gli effetti a catena verificatisi su molteplici strumenti finanziari strutturati.
Il paradosso
Nei momenti di maggior panico del mercato numerosi strumenti finanziari con rating elevato non hanno trovato compratori soffrendo una forte crisi di liquidità. Per questo motivo, molti fondi comuni sono stati costretti a bloccare i riscatti. Da Bruxelles, dallo Iosco e dal Cesr arriva la richiesta di maggiore trasparenza e una svolta nelle metodologie adottate.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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