Albi, riforma soft ma tra un anno
di Andrea Maria Candidi e Antonello Cherchi
Il Sole 24 Ore
Lunedì 19 settembre 2011
La riforma, seppure mini, c'è. Ma per ora solo sulla carta. Per vederla
applicata ci si deve aggiornare tra un anno. Perché le novità introdotte dalla
manovra di Ferragosto in materia di libere professioni devono essere trasferite
negli ordinamenti di ciascuna categoria. E il termine fissato per tale operazione
è di dodici mesi. Questo è il tempo a disposizione del Parlamento per licenziare
una o più leggi di modifica degli ordinamenti professionali coinvolti dalle
nuove misure. Altra strada non c'è, dato che gli ordinamenti hanno essi stessi
forma di legge e non possono essere aggiornati che attraverso il medesimo
strumento.
Un meccanismo che suscita più di una perplessità sull'effettivo conseguimento
del risultato. Considerato soprattutto lo scenario politico assai instabile e
con le Camere di conseguenza concentrate su tutt'altri problemi. Ecco perché da
parte delle categorie si chiede di premere sull'acceleratore convocando al più
presto un tavolo di confronto tra ministero della Giustizia e professionisti
per studiare un approccio comune all'adeguamento degli ordinamenti. Secondo
Marina Calderone, presidente del Comitato unitario professioni (Cup) nonché ai
vertici dei consulenti del lavoro, è l'unica strada per fare presto e tradurre
in pratica la riforma (si veda anche la pagina seguente; ndr: non disponibile).
In caso contrario, le nuove misure rimarrebbero nel limbo delle buone intenzioni.
Anche se, a dire il vero, gran parte delle modifiche promesse dalla manovra sono
già realtà per quasi tutte le categorie. Dal praticantato alla pubblicità, dalle
assicurazioni contro i rischi professionali alla pubblicità, il mondo degli
Ordini e Collegi è ormai al passo con quanto richiesto dal decreto di mezzagosto,
ora convertito in legge. In alcuni casi (come i notai) anche il sistema di
disciplina è disegnato secondo le linee indicate nella manovra, con organi a
livello territoriale in cui non possono sedere né i consiglieri degli Ordini
provinciali, né i componenti dei consigli nazionali. In altre parole, riguardo
a gran parte delle novità l'adeguamento degli ordinamenti è più che altro una
presa d'atto, una formalizzazione dell'esistente. Ma che va comunque fatta, se
si vuole dare forma compiuta e incisività alla riforma, la quale, proprio per
questi motivi, si rivela di modesta portata.
E' comunque un, seppur piccolo, passo avanti, che ai professionisti non dispiace.
Insomma, ci si accontenta. Anche perché è da quasi trent'anni che si aspetta una
riforma organica delle professioni. Si inizia a parlarne nel 1983, anno in cui
il ministro della Giustizia Clelio Darida insedia una commissione ad hoc,
affidandone il coordinamento al magistrato Giacomo Perticone. Da allora, di
ministro in ministro e di commissione in commissione, si è arrivati fino ai
giorni nostri. Dove la storia non ha preso una piega diversa da quella finora
conosciuta.
Anche l'ex Guardasigilli, Angelino Alfano, ora segretario del Pdl, aveva promesso
la riforma delle professioni entro lo scorso autunno. E aveva pure iniziato una
serie di incontri con le categorie, che avrebbero dovuto preludere a un disegno
di legge di riforma elaborato dal Governo. Non è, invece, accaduto nulla fino
all'inizio dell'estate, quando si è ritornati a parlare con insistenza di un
intervento sulle professioni, ma con accenni di liberalizzazione radicale. Ci si
è spinti, infatti, a prefigurare anche l'abolizione degli Albi. Salvo poi far
rientrare tutto e dar vita a una mini-riforma. Per di più, nell'ambito di un
decreto legge salva-deficit e, soprattutto, almeno per ora soltanto annunciata.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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