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Alfano rilancia la riforma delle professioni
di Davide Colombo
Il Sole 24 Ore
Venerdì 16 aprile 2010

«Ora ci siamo noi e la riforma delle professioni si farà». Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, concede poche battute ai giornalisti che aspettano fuori dalla sala verde di via Arenula, dov'è appena terminato il lungo incontro con i rappresentanti di venti ordini (è la sala dedicata pochi mesi fa alla memoria del "giudice ragazzino" Rosario Livatino). Ma le sue parole scolpiscono il significato politico che assumerà la nuova legge quadro. «Dobbiamo riuscire a fare una riforma - spiega Alfano - che metta al centro il cittadino, garantendo l'alta qualità delle professioni e stabilendo regole chiare e trasparenti. Allo stesso tempo, però, occorre assicurare ai professionisti la dignità e il prestigio che gli deriva dall'aver superato un esame di stato». Il ministro ha promesso la costituzione immediata di un gruppo di lavoro.
Il Guardasigilli sa perfettamente che si tratta di una riforma attesa da decenni e come a voler confermare che questa volta si farà sul serio parla esplicitamente di una iniziativa che «incentiverà la ripresa economica del paese». Perché i professionisti aderenti agli ordini, enumera Alfano, sono oltre due milioni, il 3,3% della popolazione, e producono il 12,5% del Pil.
In apertura dell'incontro con gli Ordini il ministro ha illustrato il percorso che intende adottare per arrivare prima alla legge quadro per tutte le professioni liberali e, poi, alla normativa di comparto, da approvare entro la legislatura, con gli interventi di adeguamento delle regole delle singole professioni. Alfano ha toccato tutti i temi cardine, a partire da quello più caldo del riconoscimento della specificità degli Ordini rispetto alle associazioni professionali. La nuova legge quadro dovrà essere scritta nel rispetto del quadro regolatorio europeo ma in sede di recepimento delle direttive comunitarie si sono verificate improprietà che ora dovranno essere superate. Il riferimento è alla direttiva qualifiche (n. 36/2005) in cui vengono riconosciute le associazioni professionali anglosassoni e che, nel decreto legislativo varato dal predecessore di Alfano (il 206/2007), di fatto estende il riconoscimento anche alle associazioni italiane.
Secondo il ministro il «gioco di squadra» per arrivare alla riforma si dovrà fare, invece, con le professioni regolamentate. Nella legge cornice, che dovrà essere dettagliata in stretto coordinamento con il Comitato unitario delle professioni (Cup) e i professionisti delle aree tecniche (Pat) verrà data una regolamentazione omogenea, quindi valida per tutti, in materia di formazione obbligatoria e procedure disciplinari (cui, è stato osservato, deve essere restituita credibilità agli occhi dei cittadini-utenti). E sempre in questo testo comune, futuro Statuto delle professioni, entreranno poi le norme per il riconoscimento delle responsabilità dei professionisti verso terzi (il nodo della mancanza di un'assicurazione obbligatoria di tutela), quelle sulle tariffe minime e la comunicazione pubblicitaria, che dovrà essere basata su criteri di veridicità e rispettosa della dignità dei professionisti. Uno spazio è previsto anche per l'esercizio in forma associata delle professioni.
Nel «percorso condiviso» tracciato da Alfano c'è anche uno spazio per il «welfare dei professionisti», la riflessione sul ruolo sussidiario offerto dalla casse, e su questo fronte è già stato annunciato un nuovo incontro alla presenza del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
Agli stati generali di ieri non hanno partecipato le professioni sanitarie che si vedranno in separata sede con il ministro della salute, Ferruccio Fazio. Assenti anche gli spedizionieri doganali, vigilati dal ministero dell'Economia. Proprio ieri Fazio ha annunciato il varo, entro una decina di giorni, dei decreti attuativi della riforma contenuta nella legge 69 sulle farmacie. Il ministro ha chiarito che con una convenzione verranno attivati i nuovi servizi che le farmacie potranno offrire ai cittadini, come la possibilità di fare prenotazioni di visite o quella di ottenere controlli sanitari come quello per la glicemia, e forme di assistenza domiciliare. Per Fazio sarà comunque necessario anche collegare la convenzione dei farmacisti con quella dei medici di famiglia.

* * *

Trent'anni di storia

Commissione Perticone
Nel 1983 il Guardasigilli Clelio Darida - esecutivo Fanfani - affida al magistrato Giacomo Perticone una commissione per studiare la riforma.
Agosto 1997
Il Guardasigilli, Giovanni Maria Flick, chiede al suo sottosegretario, Antonino Mirone, di riavviare la riforma.
Ddl Mirone (1998)
Il progetto elaborato dal sottosegretario alla Giustizia del governo Prodi, Antonino Mirone, prevedeva l'individuazione di tariffe minime e la nascita di associazioni professionali iscritte in un apposito registro. Abolito il divieto di pubblicità.
Riforma Fassino (2000)
Nel modello dell'ex Guardasigilli del governo Amato restano i minimi e i massimi tariffari, ma viene abolito il divieto di pubblicità. Si apre alle società anche con soci di capitale. Alle associazioni, la possibilità di rilasciare attestati di competenza.
Vietti e Vietti-bis (2003-2004)
Il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, elaborerà due testi. Conferma il sistema duale; società tra professionisti (ma non di capitale) e minimi tariffari.
Ddl Castelli (2005)
Nel suo testo, l'ex Guardasigilli aggiunge l'obbligatorietà dell'iscrizione agli Ordini anche per i professionisti dipendenti.
Decreto Bersani (2006)
In tre commi e con decreto legge, il ministro dello Sviluppo economico abroga l'inderogabilità delle tariffe minime, il divieto di pubblicità e di costituire società professionali.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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