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«Allentare i vincoli di Basilea 2»
di Nicoletta Picchio
Il Sole 24 Ore
Venerdì 4 settembre 2009

I segnali sono quelli di un «preoccupante» credit crunch. E la scarsa liquidità potrà avere «conseguenze drammatiche» per gli investimenti e l'occupazione.
E allarme credito per la Confindustria italiana e quella tedesca, che ieri hanno deciso di portare la questione a livello comunitario, con una lettera congiunta al presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, e al primo ministro svedese, Fredrik Reinfeld, presidente di turno del Consiglio europeo. Un'iniziativa presa in vista del prossimo G-20 di settembre.
Sono troppi i casi di aziende, specie le piccole, che si sentono dire no allo sportello. Sotto accusa, le regole di Basilea 2, entrate in vigore due anni fa. In particolare quel meccanismo di valutazione sul rischio patrimoniale delle banche basato su rating automatici, che di fatto, in un contesto di crisi, ha ridotto l'offerta di finanziamenti.
«L'accesso al credito sta diventando sempre pi difficile, specie per le Pmi», scrivono i due presidenti di Confindustria e Bundesverband der Deutschen Industrie (Bdi), Emma Marcegaglia e Hans Peter Keitel, sollecitando la Ue a prendere «urgentemente tutte le iniziative necessarie». Anche stavolta, come nella battaglia sull'ambiente, Italia e Germania si trovano a fianco: due paesi dove è ancora forte il peso del manifatturiero. Il credito si conferma sempre un problema prioritario: «Situazioni eccezionali richiedono risposte eccezionali». E quindi vanno allentati al più presto i requisiti patrimoniali e i metodi di valutazione del rischio, senza aspettare di rivedere tutta la regolamentazione.
L'argomento è sul tavolo dall'inizio della crisi, sia nella Ue che nel nostro paese, contenuto nelle conclusioni del Consiglio Ecofin del 7 luglio e nel Rapporto De Larosière. Marcegaglia da mesi batte sul tasto di Basilea 2 e proprio prima della pausa estiva, negli incontri con Abi e con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, sulla moratoria del debito alle imprese (firmata il 3 agosto scorso), aveva chiesto un intervento del governo. Invito subito raccolto da Tremonti.
Lo stesso ministro faceva parte dei critici di Basilea 2 che ne mettevano in evidenza i rischi di accesso al credito per le imprese più piccole e la prociclicità delle regole. E cioè che una fase di crisi, l'aumento del rischio degli impieghi avrebbe indotto le banche a chiudere i rubinetti, con la conseguenza di inasprire gli effetti della situazione economica.
La lettera della Marcegaglia e di Keitel si sofferma su questo punto. Serve invece liquidità, per affrontare il quotidiano, sia per far ripartire gli investimenti. Con cali di ordini e di fatturato che arrivano nel 2009 fino al 50-60%, serve un rapporto diverso con il mondo bancario, meno affidato a valutazioni automatiche e molto di più sulla storia e sulle prospettive dell'impresa. Uno sforzo che Confindustria chiede agli istituti di credito, chiamati oggi alla prova sull'applicazione della moratoria dei debiti. Un segnale da parte della Ue sarebbe certamente importante proprio nel dare maggiore libertà d'azione alle banche.
A commentare positivamente la lettera è l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni: «Apprezzo il lavoro della Marcegaglia e il dinamismo dell'associazione, che sta dando voce a grandi e piccole imprese. Il nostro paese - aggiunge - deve mettere in campo tutte le potenzialità per il rilancio del comparto industriale».

* * *

Egregio Primo ministro Reinfeldt, Egregio Presidente Barroso, molto Governi nella Ue hanno portato avanti ingenti programmi di intervento per stabilizzare il settore finanziario. Tuttavia, l'accesso al credito per le imprese sta diventando sempre più difficile, in particolar modo per le pmi. In Germania e in Italia ci sono preoccupanti segnali di un credit crunch in atto e le prospettive per la seconda metà dell'anno non sono rassicuranti. Viste le circostanze, questo avrebbe conseguenze drammatiche per gli investimenti e per l'occupazione in due delle principali economie Ue. Le banche hanno inasprito la loro offerta di credito per una serie di motivi ma vorremmo evidenziare, in particolare, i nocivi effetti prociclici dell'Accordo di Basilea 2 sui requisiti patrimoniali degli istituti di credito. Le regole sono strutturate in modo tale da determinare una restrizione dellofferta di credito in un contesto di crisi. Gli effetti prociclici dei requisiti di Basilea 2 sono stati ampiamente riconosciuto, ad esempio dal Rapporto De Larosiére e dalle conclusioni del Consiglio Ecofin del 7 luglio. Sono attualmente in preparazione proposte per contrastare tali effetti prociclici, ma le nostre imprese associate stanno affrontando oggi restrizioni al credito. La prevista revisione del quadro regolamentare potrebbe giungere troppo tardi per molte imprese. Di conseguenza, BDI e Confindustria ritengono che l'Ue debba urgentemente allentare i requisiti patrimoniali delle banche e le metodologie di valutazione del rischio per facilitare l'accesso al credito delle imprese ed una rapida ripresa economica. Situazioni eccezionali richiedono risposte eccezionali.
BDI e Confidindustria chiedono all'Unione europea di prendere urgentemente tutte le iniziative necessarie per affrontare questa questione critica. In qttesa di una vostra risposta, vogliate gradire i sensi della nostra più viva stima.

Emma Marcegaglia
Hans-Peter Keitel



Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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