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L'anno nero delle imprese italiane
di Giorgio Lonardi
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 6 dicembre 2004

E adesso scoppia anche l'allarme insolvenze. Colpite dalla crisi, messe in un angolo dalla concorrenza cinese, punite dai clienti che non pagano, le aziende italiane che falliscono sono sempre di più. Lo studio di Euler Hermes Siac, filiale del maggior gruppo mondiale del ramo assicurazione dei crediti commerciali, ha infatti previsto un aumento del 2% nei fallimenti nel 2004 e di un altro 2% durante il 2005. Nel giro di un biennio si passerà quindi dai 10.487 casi del 2003 a poco meno di 11 mila nel 2005. È proprio boom, inoltre, per i procedimenti concorsuali che arrivano a quota 234 mila con un aumento del 3,6%. Ma non basta. La struttura economica e giudiziaria italiana è così rigida da far ritenere che le difficoltà odierne si tradurranno in un forte incremento dei fallimenti solo fra un certo numero di anni.
Quanto all'identikit dell'azienda fallita troviamo che si tratta in genere di una srl con 67 anni di vita situata soprattutto nel Lazio, in Campania e in Lombardia. Ad ogni modo il 42% dei fallimenti si concentra al Nord seguito dal Mezzogiorno con il 30% e dal Centro con il restante 28%. Riguardo ai settori fanno la parte del leone il commercio e i servizi (58,9%) seguiti dall'industria e dell'edilizia (35%) mentre l'impatto degli altri comparti risulta tutto sommato marginale.
Il fenomeno, quindi, è in crescita. Lo conferma l'elenco delle società di spicco coinvolte in fallimenti o procedure concorsuali nel corso degli ultimi mesi. Basti ricordare i casi di Finmek (2.300 addetti) in amministrazione straordinaria da maggio o di Festival Crociere (3.500 dipendenti) fallita sempre in maggio. Ad Aprile invece è stata messa in amministrazione controllata la Ferrania (800 lavoratori) mentre ad ottobre l'amministrazione controllata è toccata alla Olcese (1.755 addetti) e sempre in ottobre è fallita la società di software TC Sistema (384 dipendenti). Un mese prima, in settembre, un'altra azienda dell'information technology cioè Tecnodiffusione aveva fatto dichiarazione d'insolvenza.
Eppure questi dati sono solo la punta dell'iceberg. Perché la vera bomba ad orologeria innescata nel corpo vivo dell'imprenditoria italiana è quella dei procedimenti fallimentari. A settembre del 2004, infatti, Euler Hermes Siac ha censito quasi 234 mila procedimenti concorsuali, il 3,6% in più del settembre 2003. La crescita, dunque, è sensibile anche perché ormai il numero delle aziende coinvolte nei procedimenti rappresenta ben il 4% del totale delle imprese italiane. Se abbiamo bisogno di un indicatore delle difficoltà in cui si dibatte l'economia del nostro Paese quest'ultimo dato appare più che eloquente.
«L'agricoltura, i trasporti e i servizi business to business (in pratica l'indotto e la subfornitura ndr.)», recita l'indagine Euler Hermes Siac, «sono i settori maggiormente coinvolti dalla crescita delle insolvenze». I numeri dello studio confermano un peggioramento diffuso settore per settore. Nel comparto agricolo, ad esempio, sono sotto procedura 2.332 imprese, il 3,7% in più del settembre 2003 mentre nei trasporti passiamo a quota 7.075 con un incremento del 4,9%. La crisi risulta ancora più evidente nel comparto della subfornitura con 17.600 aziende individuate, con un incremento del 5,1% nell'arco di dodici mesi.
In effetti l'hit-parade delle procedure concorsuali si presta a più di una lettura. Occorre osservare, ad esempio, che il numero singolarmente basso dei fallimenti (10-11 mila l'anno) rispetto a quello dei procedimenti concorsuali è, almeno in parte, condizionato dalla lentezza della giustizia. I processi civili in Italia sono infatti sempre più lunghi con una media di 6-7 anni per arrivare a punte di 12 anni. Una durata che in molti casi spinge i creditori a cercare una soluzione concordata anche a costo di perdere una quota molto elevata (in media fra l'80 e il 90%) del loro credito.
D'altronde appare chiaro che il moltiplicarsi delle procedure concorsuali è il segnale di un disagio sempre più diffuso all'interno del tessuto produttivo del Paese. Una crisi che in modi e con intensità differente coinvolge numerosi settori. Lo conferma l'analisi dei comparti maggiormente coinvolti per quanto riguarda il numero delle imprese. È il caso del commercio (quasi 75 mila imprese censite), circa un terzo del totale. Fortissima anche la presenza dell'industria con oltre 50 mila aziende mentre le costruzioni (circa 26 mila società coinvolte) hanno anche un tasso di crescita notevole (+4%) sul settembre del 2003. Un sensibile incremento (+4,4%) riguarda anche il settore della ristorazione e dei bar dove vengono denunciate circa 11 mila procedure.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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