«Avviare subito Basilea 3»
di Rossella Bocciarelli
Il Sole 24 Ore
Domenica 12 ottobre 2008
Una delle vittime della crisi finanziaria in corso sarà, con ogni probabilità, il sistema di ponderazione del
rischio definito con il secondo accordo internazionale di Basilea sui ratios patrimoniali delle banche. O, almeno,
verrà profondamente modificata la sua veste attuale, entrata in vigore in Italia con forza di legge un anno fa.
Su questa indicazione emersa dal vertice finanziario del G-7, si sono trovati d'accordo il Governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Forum Mario Draghi e il
ministro dell'Ecomomia Giulio Tremonti, che ha dichiarato con decisione: «Basilea 2 è morto».
Il ministro ha in primo luogo sottolineato, durante la conferenza stampa seguita al vertice, che «dal nostro
punto di vista la discussione sugli standard contabili, sulla contabilità, non è asettica, neutrale, ma è politica
e rilevante. Dietro gli standard contabili e dietro la discussione su come riformarli - ha aggiunto - c'è in realtà
un ragionamento politico che è scettico sui criteri contabili che riflettono un capitalismo veloce, molto
"stressato" sui prezzi e pone l'esigenza di tornare a criteri più solidi, più tradizionali». Poi, Tremonti
chiarisce: «Quello che per noi è fondamentale, e come è emerso nella discussione anche da parte di tanti altri,
gli Ias, cioè i nuovi criteri contabili, forse sono stati un errore e che Basilea 2 è morta. Oggettivamente, questa
è l'impressione. Oggettivamente, tutte quelle banche che sono fallite erano in regola con Basilea 2. Quindi c'è
qualcosa che non va».
L'aver introdotto contemporaneamente i nuovi ratios patrimoniali e i principi contabili degli Ias, troppo
influenzati dalla dinamica turbolenta dei mercati, secondo Tremonti è stata una scelta sbagliata, che adesso va
corretta.
Un'indicazione, quella di arrivare presto a una riforma tanto dei criteri prudenziali di Basilea quanto dei
nuovi principi contabili, sostanzialmente condivisa da draghi. «Basilea 2 forse non è morta, ma di certo ha
bisogno di essere resuscitata in un'altra forma». E secondo Draghi il nuovo accordo andrà chiamato Basilea 3,
perché «la debolezza più marcata che esso ha dimostrato in quest'ultimo anno è quella di rispecchiare un
criterio altamente prociclico, un criterio che aggrava la posizione di chi sta già male. Quindi va sicuramente
rivista». Ma c'è un'altra ragione che milita a favore della revisione dell'accordo sui criteri prudenziali
per il patrimonio delle banche: «Basilea 2 - spiega il Governatore - fa grande uso dei rating e, quindi, anche
delle agenzie di rating. E con la fiducia che oggi gira verso le agenzie di rating, capite bene che non è più
diventato un criterio utile per decidere la capitalizzazione delle nostre banche». Anche ieri mattina, nel
briefing alla stampa internazionale condotto da Draghi per presentare il rapporto del Fsf (si veda Il Sole 24 Ore
di ieri) nel quale si mette in evidenza la necessità di rafforzare la trasparenza, i presidi patrimoniali, la
liquidità e il risk management del sistema finanziario, il Governatore ha battuto sulla necessità di profondi
cambiamenti per organismi di valutazione del merito di credito: «Le agenzie di rating devono cambiare
molto, debbono eliminare i conflitti di interesse ed essere più trasparenti nei metodi che usano».
Comunque, per quel che riguarda le modalità di stesura dei bilanci, qualcosa, tra le due sponde dell'Atlantico,
si sta finalmente muovendo. «Sui criteri contabili - ha spiegato Draghi - l'opinione non è molto condivisa.
Ma una cosa, nel comunicato del G-7, si dice. Si afferma infatti che qualunque essi siano, ci dev'essere
coerenza tra quello che si fa in Europa e quello che si fa negli Stati Uniti. C'è la sensazione che ci siano delle
diversità, per cui negli Stati Uniti i criteri contabili sarebbero più flessibili di quello che sono in Europa.
Non è così. Non a caso, nell'ultimo Ecofin la Commissione ha proposto di intervenire e rivedere i criteri contabili
europei, al fine di assicurare questa coerenza».
* * *
Ieri e oggi
Basilea 1. L'accordo Basilea 1 riguardava l'adeguatezza patrimoniale delle banche partendo dal principio che
ogni attività bancaria comporta un'assunzione di rischio. A fronte di questo rischio (soprattutto di credito),
Basilea 1 calcolava i requisiti patrimoniali minimi sulla base di macrocategorie di debitori con fasce di
ponderazione ad hoc: le imprese private non bancarie (il 100% dell'8% di ponderazione), banche (20%), enti locali
(20%), Stati e rischio sovrano (0%).
Basilea 2. La disciplina prudenziale di Basilea 2 del 2008 introduce una misurazione innovativa del rischio
di credito (non più macrocategorie ma rating assegnati da agenzie riconosciute oppure da banche). Basilea 2 inoltre
aumento il peso del rischio di credito, di mercato e operativo, delle cartolarizzazioni e delle attività fuori
bilancio; affina il rapporto tra banche e vigilanza sui rischi di liquidità e di concentrazione; impone più
informazioni.
Variazioni di capitale attese da Basilea 2
Gruppo 1
Metodo standard: 1,70%
Rating interno foundation: -1,30%
Rating interno avanzato: -7,10%
Gruppo 2
Metodo standard: -1,30%
Rating interno foundation: -12,30%
Rating interno avanzato: -26,70%
Fonte: Guida pratica a Basilea 2.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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