Avvocati. I tre fronti della sfida d'estate
di Isidoro Trovato
Corriere della Sera - Corriere Economia
Lunedì 18 luglio 2011
La protesta è esplosa la settimana scorsa. Il progetto di liberalizzazione delle professioni prevedeva l'eliminazione dell'esame di Stato e l'apertura
totale del mercato. Il testo è stato modificato (anche grazie alla lobby di
professionisti presenti in Parlamento). Li hanno accusati di essere casta
irresponsabile. Ma gli avvocati restano sulle barricate. «Quello in corso
contro l'avvocatura, contro le casse professionali e, in generale, contro il
sistema delle professioni, è un attacco senza precedenti - afferma Maurizio de
Tilla, presidente dell'Oua, l'Organismo unitario dell'avvocatura - la politica
ha preso in giro i professionisti, ma i professionisti sapranno rispondere con
determinazione. Come nel 2006, quando in 40 mila dicemmo no alle "lenzuolate"
di Bersani, l'Oua chiama tutti i professionisti a scendere in piazza per una
grande manifestazione nazionale». Il nodo Ma ormai sono tanti i fronti aperti
da parte dell'avvocatura: innazitutto quello della riforma forense ormai
arenata in Parlamento e poi quello storico contro la mediazione civile
obbligatoria. Ultimamente si parla di una possibile approvazione da parte del
ministero della Giustizia di un decreto correttivo che prevede per la media
conciliazione l'obbligatorietà solo per tre o cinque anni. Per Maurizio de
Tilla, presidente Oua «è un artificio, l'ennesimo, del ministero della
Giustizia per cercare di dividere gli avvocati, che invece sono compatti nel
chiedere l'eliminazione dell'obbligatorietà della conciliazione che non può
durare un giorno in più. Nessun decreto correttivo che prevede
un'obbligatorietà per tre o cinque anni, e neppure per un solo mese, avrà il
favore dell'avvocatura». La riforma Eppure la macchina della giustizia italiana
deve trovare soluzioni per accelerare una tempistica che è davvero troppo lenta
«Ma le proposte del legislatore - dice Ester Perifano, segretario
dell'associazione nazionale forense - finora rivelano un certo strabismo,
perché ci si è indirizzati solamente su una direzione, che è quella di alzare
sempre più l'asticella in entrata del contenzioso civile. Primo step,
l'introduzione di una conciliazione obbligatoria e a pagamento, secondo step
l'aumento indiscriminato del contributo unificato inserito nella manovra appena
varata». Ma sono tentavi di correttivi per smaltire l'enorme mole di
controversie prodotte in Italia. «Il punto è il metodo - spiega Perifano - Si è
puntato sul disincentivo, compromettendo però così la tutela dei diritti del
cittadino. Il paradosso è poi il fatto che è lo Stato stesso, vedi l'enorme
contenzioso previdenziale che ha l'Inps come attore principale, a intasare i
tribunali: quante controversie si risparmierebbero se lo Stato e il pubblico in
generale fossero attrezzati per dare risposte corrette già nella fase
amministrativa? Discorso che può valere anche per Confindustria, che da un lato
protesta per la zavorra sulla nostra economia rappresentata dalla lentezza
della giustizia, ma dall'altro non riconosce i comportamenti più o meno
vessatori nei confronti dei cittadini di tanti settori, dalle banche alle
società di telecomunicazioni, che ogni anno producono una mole enorme di
contenzioso». L'arretrato Diminuire la mole di controversie potrebbe non
bastare. La macchina della giustizia italiana deve smaltire anche un arretrato,
stratificatosi negli anni, che ormai ha superato il livello di guardia.
«L'arretrato non è omogeneo su tutto il territorio nazionale, dunque più che
misure spalmate su tutto senza una logica, servirebbe piuttosto intervenire
miratamente nelle zone più ingolfate, rafforzando sia la magistratura che il
personale di cancelleria, e favorire la diffusione delle best practice per
migliorare la organizzazione degli uffici. E soprattutto - conclude Perifano -
occorre destinare tutte le risorse drenate con l'aumento del contributo
unificato al settore, investendo quello che occorre per far decollare
finalmente il processo telematico».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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