Avvocati, tre mosse per la crescita
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 25 luglio 2011
«Secondo gli economisti, i mercati e lo stesso Ministro Tremonti, è ormai indispensabile
per il nostro Paese rilanciare la crescita, anche mettendo mano alle liberalizzazioni,
in particolare nel settore delle professioni come chiede la UE. Gli avvocati sono una
élite intellettuale e devono dare l'esempio». A parlare è Giuseppe Scassellati
Sforzolini, dello studio legale Cleary Gottlieb, secondo il quale è venuto il momento di
applicare con coraggio misure, fino a poco fa considerate ardite, che diano una scossa
all'economia. Finalmente una voce a favore delle liberalizzazioni dal mondo degli
avvocati. Che bisognerebbe fare? «Innanzitutto sgombriamo il campo dagli equivoci.
Abolire l'esame d'ingresso, previsto tra l'altro dalla Costituzione, è un'assurdità. Si
potrebbe però spostare, come in Francia, all'inizio del percorso formativo, evitando che
i giovani perdano tempo. Così come sarebbe assurdo abolire l'Ordine, ente intermedio che
non costa nulla allo Stato. Lo dicono anche gli economisti: una regolamentazione delle
professioni è necessaria, nell'interesse pubblico e del consumatore, poiché esiste
sempre un'asimmetria informativa». Dunque restano gli esami, restano gli Ordini. Da dove
si dovrebbe cominciare la tanto auspicata liberalizzazione? «Cominciamo intanto a
rimettere mano all'articolo 4 della riforma della professione, emendato da alcuni
parlamentari senza che la categoria lo chiedesse. Questo articolo, se diventasse legge,
imporrebbe restrizioni gravosissime agli studi professionali. Invece bisogna andare nel
senso opposto: facilitare al massimo le associazioni e società professionali. Anche
consentendo, come avviene già in Francia, forme di società di capitali. E, direi,
pensare all'ingresso in minoranza di soci non professionisti: in Spagna, ad esempio,
hanno avviato questo esperimento». Quale ne è la ratio? «Aumentare la competitività
degli avvocati italiani dotandoli degli strumenti per fare investimenti e offrire
servizi multidisciplinari. Per aiutare il sistema paese dobbiamo essere più attivi
sull'estero e avere le strutture per aiutare gli stranieri ad investire da noi».
Ribadiamo allora la necessità di fare a meno delle tariffe minime, peraltro già abolite
dalla Bersani ma che qualcuno sogna di ripristinare? E di lasciare il nuovo "patto di
quota lite" per permettere anche a chi non ha soldi per affrontare il processo di
mettersi d'accordo con l'avvocato per un'equa ripartizione di spese e guadagni? «Guardi,
io a suo tempo vinsi la causa alla Corte di Giustizia in difesa dei minimi tariffari e
ho espresso dubbi su certi aspetti del patto di quota lite, che in altri paesi è ben
regolamentato. Ora però dobbiamo fare un salto in avanti e guardare ai temi di politica
economica. È difficile tornare alle tariffe minime e sbagliato abolire il patto di quota
lite, che può essere utile in certi casi. La vita dei professionisti non può essere
immune da qualsiasi modifica, in un contesto di confronto sullo sviluppo auspicato anche
dal Presidente Napolitano». Che altro occorrerebbe fare, avvocato Scassellati? «È
arrivato il momento aprire l'albo ai giuristi d'impresa che hanno passato l'esame di
stato. Nell'interesse degli stessi avvocati. Si potrebbe creare un'apposita sezione per
gli avvocati d'impresa, così come già oggi esiste una sezione per gli avvocati degli
enti pubblici». Che senso avrebbe quest'apertura? «Considero positiva l'osmosi che si
creerebbe tra la professionalità dei giuristi d'impresa e quella degli avvocati del
libero foro. Inoltre, dando ai giuristi d'impresa il titolo di avvocato si rafforzerebbe
la loro autorevolezza all'interno dell'azienda. E ciò porterebbe più cultura delle
regole all'interno del settore produttivo. Un fatto che nel nostro paese avrebbe una
grande importanza».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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