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Rassegna stampa - Documento |
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Aziende costrette ad indebitarsi. Lo Stato paga con grande ritardo
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 11 luglio 2011
Il problema non è nuovo, ma con la crisi economica ha assunto dimensioni
allarmanti. Il ritardo con cui la Pubblica Amministrazione italiana paga i propri
fornitori non ha pari nel resto d'Europa, costituendo così un handicap per la
competitività delle nostre imprese, che si vedono costrette ad accettare anche lunghe
attese pur di non perdere i contratti in essere. Incrociando i dati di Assifact
(Associazione italiana per il factoring) e quelli dell'European Payment Index elaborato
da Intrum Justitia (gruppo attivo nei servizi di credit management) emerge che il ritardo
medio nei pagamenti del settore pubblico è passato dai 52 giorni rilevati nel 2009 agli
86 giorni nel 2010 (contro i 30 giorni di ritardo che caratterizzano i pagamenti tra
imprese). Il dato è di gran lunga superiore rispetto agli 11 giorni della Germania, ai 19
della Gran Bretagna e ai 21 della Francia. Ma le cose vanno meglio che da noi anche in
Spagna (65 giorni) e in Portogallo (84), che pure sono stati investiti dalla crisi
internazionale in misura di gran lunga maggiore rispetto al nostro paese. Così,
mediamente in Italia il settore pubblico paga 186 giorni dopo la conclusione dei lavori
(e il ricevimento della relativa fattura), un dato di quasi sei volte superiore a quello
tedesco (36 giorni) e quattro volte a quello del Regno Unito (48 giorni). Ma la
differenza è ampia anche rispetto alla Francia (65 giorni), con i soli Portogallo e
Spagna a superare i 100 giorni (rispettivamente 141 e 153). Una recente ricerca di
Confartigianato offre un quadro della situazione: i ritardi di pagamento da parte della
P. A. pesano per circa un miliardo di euro ogni anno sulle piccole e medie imprese, che
pagano più delle grandi per il ridotto potere contrattuale. Intentare una causa contro un
ministero o un dipartimento comunale, infatti, significa non solo fare i conti con le
lungaggini della giustizia italiana, ma anche precludersi nuovi mandati dallo stesso
committente. Va sottolineato, poi, che il dato della ricerca non prende in considerazione
le ricadute successive all'eventuale ricorso in Tribunale, ma il solo impatto in termini
di maggiori oneri finanziari per le imprese. Prendiamo il caso di un'impresa edile o di
pulizie: deve acquistare i materiali, retribuire mensilmente i dipendenti e rifornire di
carburante i mezzi di trasporto. Se i pagamenti relativi ai servizi forniti non avvengano
in maniera tempestiva, rischia di trovarsi a corto di liquidità e non ha altra strada che
ricorrere al finanziamento bancario: in sostanza si indebita non per investimenti
destinati allo sviluppo, ma per far fronte alle necessità quotidiane rappresentate da un
buco nelle entrate che non ha contribuito a creare. Cosa che spiega anche gli ampi spazi
di manovra per il factoring, che può costituire un'alternativa al canale bancario alle
aziende che hanno crediti difficili da esigere in tempi ragionevoli. Il tema non è nuovo,
ma la debolezza del quadro economico ne ha aggravato la portata perché il mondo del
credito oggi è più prudente nella concessione dei finanziamenti, e quando lo fa con
spread più elevati nel passato, mentre Regioni, Province e Comuni hanno ulteriormente
dilazionato i pagamenti a fronte del patto di stabilità imposto dall'esecutivo nazionale.
Infatti, Assifact ha calcolato che i crediti verso le Amministrazioni locali
rappresentano circa il 58% del portafoglio crediti verso la Pubblica Amministrazione.
Della questione si sono occupate anche le commissioni Giustizia e Attività produttive
della Camera, che nei mesi scorsi hanno tenuto una serie di audizioni, sfociate in una
dichiarazione solenne: «I ritardi nei pagamenti da parte delle P. A. italiane hanno
assunto dimensioni non più tollerabili», seguita da una richiesta all'Esecutivo, in vista
della legge nazionale di recepimento della Direttiva europea che indica in 30 giorni
(elevabili a 60 giorni in casi eccezionali) il tempo limite per i pagamenti, dopo di che
scattano gli interessi di mora: «E'necessario, da parte del Governo, il massimo impegno
per assicurare, in sede di attuazione della direttiva, l'adozione di tutte le iniziative
idonee a ricondurre la situazione ad una condizione fisiologica, o comunque almeno
paragonabile a quella che si riscontra in altri Paesi dell'Ue, pur nel rispetto delle
compatibilità finanziarie». Una precisazione, quest'ultima, che ha lasciato piuttosto
scettici i rappresentanti delle imprese sui prossimi passi. Questo nonostante la
condivisione piena dell'analisi, quando si sottolinea che «l'accumularsi progressivo di
debiti delle amministrazioni pubbliche del nostro Paese nei confronti dei propri
fornitori risulta inaccettabile anche in considerazione del fatto che le stesse imprese
vengono, contestualmente, sollecitate all'adempimento delle proprie obbligazioni
tributarie senza potersi avvalere della facoltà di compensare posizioni creditorie e
debitorie». -
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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