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  :: Approfondimenti - Documento

Aziende: definizione e finalità
di Paolo Camanzi
Aprile 2003


Fonte bibliografica principale: "Lezioni di Economia Aziendale" a cura di Paolo Collini e Luca Erzegovesi

Perché esistono le aziende?
Una domanda interessante, dal punto di vista concettuale (la cui risposta ha però molte implicazioni concrete), riguarda il perché gli individui scelgano di svolgere alcune attività economiche di produzione e consumo in forma organizzata, ovvero attraverso un'azienda, anziché farlo in modo individuale. La risposta a questa domanda non può che risiedere nel fatto che lo svolgimento delle attività economiche può essere, e di fatto è, più efficiente se fatto attraverso un'azienda.
L'efficienza, in questo caso, identifica il rapporto esistente tra quantità (valore) delle risorse impiegate e quantità (valore) dei risultati ottenuti. In altre parole, essere più efficienti significa riuscire ad ottenere di più dallo stesso ammontare di risorse.
Dato che l'utilità dei beni e dei servizi consumati dagli individui è sempre positiva, ovvero, aumentando la quantità di beni e servizi a disposizione si aumenta l'utilità degli individui, questi tendono a ricercare, naturalmente, dei modi più efficienti per ottenere i risultati che si propongono di raggiungere. In questo modo infatti possono ottenere gli stessi risultati con livelli di sacrificio più bassi oppure, a parità di sacrificio, ottenere un volume maggiore di risultati (si tratta del cosiddetto "principio del tornaconto economico": massimo risultato con il minimo sforzo).
Per il naturale agire delle leggi dell'economia, le forme più efficienti tendono a far scomparire le forme meno efficienti per cui naturalmente si tende verso un sistema dove le attività efficientemente attuabili in forma organizzata (azienda) sono svolte solo (o quasi) in questo modo. Nessuno, infatti, è disposto a sopportare un sacrificio elevato per ottenere un dato risultato quando può raggiungere lo stesso scopo con uno sforzo minore. In altri termini, se nel mercato ci viene offerto un bene ad un dato prezzo, non siamo disposti a pagare un prezzo più alto per lo stesso bene ad un produttore inefficiente.
Le ragioni per cui si scelgono delle forme organizzate per svolgere le attività economiche di produzione e consumo risiedono nel fatto che in questo modo gli individui tendono a massimizzare l'utilità che ottengono dalle risorse che hanno a disposizione. L'azienda è nata allorché l'uomo da solo non è stato più in grado di soddisfare i suoi bisogni che col passare del tempo sono aumentati e divenuti più complessi.
Cerchiamo ora di far chiarezza su alcuni concetti spesso utilizzati come sinonimi, ma diversi l'uno dagli altri: azienda, impresa, società.
L'azienda può essere definita come un complesso organizzato di persone e beni che attraverso una serie di operazioni coordinate permettono il soddisfacimento di bisogni. In modo diverso, il codice civile definisce l'azienda come "il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa" (art. 2555 cc).
Sempre per il codice civile, è imprenditore "chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi" (art. 2082 cc), da cui ne consegue che l'impresa può essere definita come un'attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi.
Tra azienda ed impresa esiste un rapporto da mezzo a fine, dato che il concetto di azienda è strettamente correlato a quelli che vengono definiti dalle scienze economiche come i "fattori della produzione"; in particolare, tale concetto identifica quei fattori produttivi che hanno carattere reale, vale a dire quelli costituiti da un "complesso di beni".
Per finire, il codice civile considera la società come il contratto (anche se non è escluso l'atto unilaterale) con il quale "due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili" (art. 2247 cc). Occorre anche precisare che lo scopo di lucro costituisce la causa in senso giuridico, cioè la funzione economico-sociale, del contratto di società. Nell'ambito della nozione generale di società si devono peraltro distinguere le società cosiddette lucrative (art. 2247 cc) da quelle non lucrative o mutualistiche, nelle quali ricorrono tutti gli elementi del contratto di società, ma manca il fine di lucro o speculativo (vedi la società cooperativa e la società di mutua assicurazione).
Il processo di trasformazione
Per ottenere dalle risorse di cui dispongono l'utilità di cui necessitano gli individui attuano dei processi di trasformazione tendenti a combinare delle risorse per ottenere dei beni e dei servizi idonei a soddisfare le loro esigenze. In realtà, com'è ovvio, in un'economia di scambio i soggetti ottengono dei beni e dei servizi che scambiano nel mercato ottenendone un valore economico (misurato attraverso i valori di scambio, ovvero i prezzi) superiore a quello delle risorse che hanno impiegato (anche questo misurato dai valori di scambio).
L'azienda produce valore (cosiddetto "valore aggiunto") se ottiene dei beni e dei servizi che hanno un valore riconosciuto dal mercato più elevato del valore dei beni e servizi che impiega nel suo processo di trasformazione; in caso contrario distrugge valore e in questo modo non solo impoverisce sé stessa (ed i soggetti che la compongono), ma anche il sistema economico nel suo complesso. Una semplice definizione della produzione di valore, dal punto di vista dell'azienda, è la seguente:
Valore prodotto =
m VjPj- m n QjiPi
å å å
j=1 j=1 i=1

dove:
Vj = volume di vendita del prodotto j-esimo (con j = 1,2,..n)
Pj = prezzo del prodotto j-esimo (con j=1,2,..m)
Qij = quantità del fattore produttivo i-esimo necessaria alla produzione del prodotto j-esimo
Pi = prezzo del fattore i-esimo

Alcune precisazioni sono necessarie.
In considerazione del fatto che le risorse prima vengono acquisite e poi, in un momento successivo vengono impiegate (e quindi partecipano alla produzione di valore), vi è un periodo di tempo, variabile anche in funzione del tipo di risorse, durante il quale l'azienda deve detenere delle risorse inutilizzate. Questo semplice fatto comporta la necessità per l'azienda di immobilizzare delle risorse in attesa che il ciclo di produzione si compia. Generalmente, l'azienda non può attivare un ciclo di produzione senza aver a disposizione delle risorse che devono essere acquisite impiegando una disponibilità finanziaria. Al processo principale di trasformazione si affianca dunque un ulteriore processo di acquisizione delle risorse e di reperimento dei finanziamenti necessari per acquisire le risorse stesse. Questi finanziamenti devono essere remunerati ed in genere, anche restituiti. Il processo di trasformazione deve allora essere integrato con la considerazione, a fianco della dimensione economica (impiego di risorse e produzione di valore) di quella finanziaria reperimento e remunerazione di mezzi finanziari, pagamenti e incassi).
Inoltre, al fine di approfondire le modalità attraverso le quali l'azienda riesce a produrre valore, occorre soffermarsi su alcune questioni.
Le combinazioni economiche: quando ci riferiamo al processo di trasformazione che l'azienda mette in atto intendiamo riferirci ad un modo di combinare le risorse che porta all'ottenimento dei beni e servizi che sono, od almeno sono percepiti dai clienti, come diversi dai fattori produttivi impiegati. Questa idea di combinazione è molto presente negli studi di Economia aziendale tanto che spesso ci si riferisce al risultato del processo di trasformazione (i prodotti e i servizi) come "le combinazioni economiche". E' inoltre opportuno sottolineare il fatto che non è possibile distinguere tra la componente prodotto e q uella "di servizio" nell'offerta al cliente. Il cliente acquista sempre una combinazione delle due cose (l'automobile e l'assistenza, il vestito e il servizio di consulenza e prova del negozio che lo vende, il prodotto e la sua consegna, ecc.) per cui si tende a non distinguere più le due cose ed a ritenere che l'offerta dell'azienda riguardi sempre una combinazione dei due elementi. Facendo allora riferimento ad un generico "prodotto", si dà per scontato che lo stesso includa una componente di servizio (e quindi si tratta di una "combinazione prodotto/servizio").
L'investimento di capitale e il reperimento dei mezzi finanziari: la necessità di investire un certo ammontare di risorse finanziarie in fattori produttivi da impiegare nel processo di produzione comporta la conseguente esigenza di reperire le risorse finanziarie, di scegliere il tipo di fonti di finanziamento, di valutare con attenzione i costi che ne derivano (i finanziatori devono essere remunerati) ed i vincoli (alcuni tipi di finanziamento devono essere restituiti).
Il processo di trasformazione: riferendosi al processo di trasformazione si intende un qualsiasi modo di combinare risorse per trasformarle in un prodotto e servizio diverso, dove gli elementi di diversità fanno riferimento alle funzioni svolte dal prodotto, alla sua localizzazione, al momento della sua fruibilità e ad ogni altro elemento percepito come sufficiente a creare diversità dal cliente. Quindi si attua un processo di trasformazione non solo quando si trasforma la farina, il sale, l'acqua e il lievito in un chilo di pane, ma lo stesso chilo di pane consegnato a domicilio è diverso (si trova in un luogo diverso) da un chilo di pane disponibile nel negozio del fornaio, così come lo stesso pane disponibile la domenica a pranzo (fresco) è diverso da quello disponibile il lunedì. La dimostrazione che si tratta di cose (combinazioni economiche) diverse risiede nel fatto che i prezzi sono (o possono essere) diversi e quindi chi lo acquista vi riconosce un diverso valore. La trasformazione può allora essere fisica, nello spazio e nel tempo.
La produzione di valore economico (aggiunto): ovviamente è complesso capire che cosa produce valore per i clienti, ma possiamo, con alcune semplificazioni, cercare di capire in quale modo l'azienda può cercare di produrre un surplus di valore. Questo è infatti ottenibile agendo in due direzioni principali:

a) impiegando meno risorse (o meglio risorse che valgono meno complessivamente) per ottenere un determinato prodotto e servizio; in questo modo la produzione di valore aggiunto avviene attraverso una riduzione del valore delle risorse impiegate (riduzione di Qij e Pij a parità di risultato), ovvero un aumento dell'efficienza;
b) aumentando il valore riconosciuto da parte dei clienti (il prezzo che sono disposti a pagare) delle combinazioni economiche (prodotti e servizi); in questo modo il valore aggiunto viene ottenuto tramite un aumento del valore totale del prodotto per l'acquirente finale (aumento di Pj).

Queste due affermazioni sono ovviamente banali ed ovvie data la definizione di valore e vi sono innumerevoli elementi che concorrono a renderle possibili, separatamente e congiuntamente. In linea di massima, e con notevoli semplificazioni che però non modificano la sostanza del ragionamento che si vuole proporre, è possibile affermare che la creazione di valore si ottiene o riducendo i costi (il valore delle risorse impiegate) attraverso un aumento di efficienza, oppure aumentando i prezzi (il valore percepito dai clienti), grazie anche ad una posizione forte nel mercato. Ovviamente, il concetto di costo chiamato in causa è il concetto di "costo medio" per unità di prodotto o servizio. E' questo infatti che raffrontandosi con il prezzo di vendita (unitario) determina la produzione di valore economico per l'azienda. E le aziende dispongono di diversi modi attraverso i quali ridurre, od almeno tentare di ridurre, i costi medi unitari dei prodotti. Argomento più complesso è invece quello relativo ai modi con i quali le aziende possono rendere accettabili per i clienti dei prezzi più elevati per i prodotti e servizi. Senza chiamare in causa gli studi riguardanti la strategia aziendale, è possibile semplificare molto il problema per cercare di coglierne alcuni elementi essenziali. A parità di altre condizioni i clienti sono disposti a pagare prezzi più elevati per i prodotti quando percepiscono un "valore" più alto nel prodotto stesso. Questo valore può essere legato alle funzioni che il prodotto svolge, ai costi che derivano dall'uso del prodotto stesso, ai "significati simbolici" che il prodotto trasmette e così via. L'azienda può dunque agire su questi diversi elementi (e su altri ancora) per aumentare la percezione di valore da parte del cliente. Ad esempio, il cliente che acquista un'automobile è disposto, in relazione ai propri gusti ed alle proprie esigenze (quelle che potremmo definire con un termine generale, preferenze) a pagare un prezzo più elevato per un auto più capiente se la capacità di trasporto è una "funzione" che gli interessa, oppure per una con costi di esercizio più contenuti (ad esempio un diesel) se è un grande viaggiatore, oppure per una più veloce se ama la velocità ed infine per una più "prestigiosa" se è interessato al "significato sociale" che l'automobile trasmette. In funzione delle preferenze riconoscerà un valore a queste caratteristiche e sarà disposto a pagare un prezzo per ottenerle. L'azienda cercherà allora di aumentare le caratteristiche del prodotto/servizio che possono interessare ai clienti. Naturalmente, i clienti non sono tutti uguali ed hanno preferenze diverse tra loro: per accontentarli tutti sarebbe necessario produrre un prodotto diverso per ogni uno di essi. Tuttavia, questa personalizzazione esasperata è possibile solo nelle produzioni artigianali per le quali però si manifestano in genere dei costi più elevati con conseguenti prezzi più elevati. I clienti, sulla base delle loro preferenze (quindi all'importanza che attribuiscono alla personalizzazione e agli impieghi alternativi delle risorse di cui dispongono) sceglieranno il grado di personalizzazione che maggiormente li soddisfa in relazione al prezzo che devono pagare. Ad esempio, il cliente che volesse acquistare una cucina per la propria abitazione può rivolgersi a diversi tipi di fornitori. Può recarsi nel grande magazzino di mobili e acquistare una cucina standardizzata rispetto alla quale non ha nessuna possibilità di "personalizzazione", oppure può ordinare una cucina componibile che gli permette un maggior grado di personalizzazione rispetto alle sue esigenze (dimensioni, componenti, colore, accessori, rifiniture, ecc.), o infine può recarsi presso un'azienda artigiana e farsi costruire una cucina esattamente secondo i suoi gusti. Osservando il mercato delle cucine, si troverà sicuramente che i clienti sono disposti a pagare un prezzo più elevato per i prodotti più personalizzati (cucina standard, cucina componibile, cucina "su misura"). Se produrre una cucina personalizzata comportasse gli stessi costi di produzione della cucina standardizzata, evidentemente nel mercato ci sarebbero solo cucine personalizzate, perché nessuno rinuncerebbe alla personalizzazione senza un vantaggio di prezzo e nessun produttore produrrebbe allo stesso costo cucine che si vendono a prezzi diversi. In generale, è possibile affermare che il grado di personalizzazione è un attributo apprezzato, dato che proprio tramite la personalizzazione del prodotto il cliente può ottenere dal prodotto stesso le caratteristiche che lo interessano senza dover acquistare le caratteristiche che interessano altri clienti. Se un'azienda vuole attuare una produzione industriale e non artigianale (con costi più bassi per unità di prodotto grazie alle economia di scala) cerca di "capire" quali sono le caratteristiche dei prodotti che possono interessare determinate "categorie di clienti" in modo da raggiungere un buon grado di soddisfazione in un elevato numero di clienti con un'offerta di prodotti non troppo estesa. Questa operazione rientra nell'ambito delle operazioni di marketing e viene definita "segmentazione" perché si individuano vari segmenti di potenziali clienti e si definisce un'offerta di prodotti per i diversi segmenti. E' possibile allora concludere che il grado di differenziazione è un modo per aggiungere un maggior valore al prodotto e l'azienda sceglierà il livello di personalizzazione che massimizza la differenza tra i ricavi (prezzi pagati dai clienti) ed i costi necessari a conseguirlo.
Il problema della concorrenza: un ulteriore elemento di estrema importanza riguarda il contesto competitivo in cui l'azienda opera. Senza voler entrare nelle definizioni delle diverse strutture di mercato, oggetto degli studi di Microeconomia, è opportuno considerare il fatto che un'azienda che deve affrontare una concorrenza agguerrita deve rispondere ai tentativi dei concorrenti di sottrarle clienti offrendo prezzi più bassi oppure maggiori livelli di differenziazione del prodotto. Tutto questo porterà, in genere, ad una riduzione della sua produzione di valore (riduzione dei suoi ricavi od aumento dei suoi costi).
I tipi di aziende
Le aziende, come in precedenza indicato, sono definibili come una modalità di aggregazione di persone e di mezzi che consente di soddisfare in maniera più efficiente i bisogni individuali, i bisogni delle singole persone. Le considerazioni fatte in precedenza riguardo ai processi di creazione del valore economico hanno riguardato aziende che producono beni e servizi destinati alla vendita. L'ambito di "intervento" delle aziende è, in relazione alla forte eterogeneità delle tipologie di bisogni individuali, estremamente diversificato. Non tutti i bisogni individuali e collettivi possono essere soddisfatti con beni prodotti per il mercato e ceduti a singoli fruitori in contropartita di un prezzo. In molte situazioni i meccanismi di mercato falliscono ed è quindi necessario, o più efficiente, ricorrere ad altre forme di organizzazione della produzione di beni e servizi. Ne consegue che molteplici sono i settori in cui operano le aziende, così come molteplici sono le loro finalità. Sotto tale profilo di analisi, una prima distinzione importante porta alla individuazione di tre tipologie distinte (classi) di aziende:

1) Le aziende di produzione operanti per il profitto (imprese).
2) Gli enti pubblici (amministrazioni pubbliche).
3) Le organizzazioni non profit (aziende non profit).

La successiva tabella offre un quadro sinottico per le tre classi di aziende: in merito alle finalità di ordine generale perseguite, alle finalità economiche immediate, ed agli interessi economici primari.

Finalità Imprese Enti pubblici territoriali Non profit
Di ordine generale La finalità principale è di tipo economico: produrre beni e remunerazioni e contribuire al progresso economico collettivo.

Alle finalità economiche si affiancano anche finalità di ordine non strettamente economico.
Finalità prevalente di ordine politico e sociale. Lo Stato e le Amministrazioni in cui si articola devono promuovere il progresso sociale della collettività.

Lo svolgimento dell'attività economica è fondamentale e strumentale rispetto all'ottenimento delle finalità non economiche.
Molteplici, in relazione alla tipologia di organizzazione non profit.
Economiche immediate Produzione di remunerazioni per tutti coloro che partecipano all'attività economica. Appagamento dei bisogni pubblici dei membri della collettività. Appagamento dei bisogni della popolazione di riferimento.
Interessi economici primari Remunerazioni e condizioni di lavoro dei prestatori di lavoro. Remunerazione dei conferenti di capitale di rischio. Attese dei membri della collettività ed ei prestatori di lavoro. Attese dei prestatori di lavoro (remunerato).

Tuttavia, mentre per le imprese e per gli enti pubblici territoriali è possibile proporre delle generalizzazioni in merito a finalità generali, fini economici immediati ed interessi economici primari, per le aziende non profit, in relazione alla loro eterogeneità, ciò non è possibile. Il mondo del non profit è infatti estremamente variegato ed è composto da realtà che:

a) Fanno profitti ma non possono distribuirli (fondazioni).
b) Non possono fare profitti in quanto non cedono dietro corrispettivo i beni e i servizi erogati (associazioni di volontariato).
c) Potrebbero produrre profitti ma decidono di non farlo (scuole, ospedali, università non profit).
d) Sono associazioni di autoconsumo (ordini professionali).

La successiva tabella fornisce una prima classificazione delle aziende non profit in relazione ai destinatari dell'attività e alla capacità di copertura dei costi tramite i contributi degli stessi:

Classi di aziende non profit Destinatari dell'output Capacità di copertura autonoma dei costi
a) Aziende non profit economicamente autosufficienti Associati Alta
b) Aziende non profit economicamente non autosufficienti Clienti ed Associati Bassa
c) Fondazioni pure Aziende non profit Alta

Da quanto sopra esposto si evince che non è corretto associare automaticamente al termine "azienda" il termine "profitto" (con la complessità insita nel suo concetto). Le aziende possono esistere per fare profitti, ma anche per uno scopo superiore, che viene ottenuto facendo profitti, mantenendo quindi l'azienda in vita: le regole del corretto comportamento gestionale che conducono al rispetto del "vincolo di equilibrio economico dinamico" (cioè autosufficienza economica, finanziaria e patrimoniale) sono in questo caso orientate al perseguimento di una pluralità di obiettivi di ordine superiore. Il sacrificio della necessaria condizione di equilibrio economico, se non compensato in altro modo, porterebbe alla perdita del requisito della continuità aziendale. E' stato dimostrato che le aziende che hanno successo e vivono nel tempo hanno uno scopo superiore e il profitto non è il fine ma un mezzo. Alcuni anni fa, per il suo centenario, la Shell fece uno studio per capire quale fosse il motivo della sua longevità. Questo studio portò a delle considerazioni interessanti, tra le quali ad esempio che la vita media di un'azienda, da quando esiste tale concetto (qualche centinaio d'anni) è di 22 anni circa. Le aziende muoiono velocemente perché la maggior parte, volenti o nolenti, sono indirizzate al profitto e non ad uno scopo superiore. Un'azienda è un organismo complesso, che per partire ha bisogno del concorso di molte persone, ma vive in media solo 22 anni.
Quali sono le caratteristiche delle aziende longeve (oltre i 50 anni) e profittevoli? Quando una azienda è longeva è necessariamente profittevole, perché l'equilibrio economico, anche se non è il fine, è comunque necessario per mantenerla in vita. Le aziende longeve e profittevoli hanno una grande visione ed anticipano il mercato, non lo seguono; sono centrate sulla persona, che viene prima di qualunque altra cosa. Sono aziende etiche. Tra queste società si trovano nomi importantissimi che hanno fatto la storia dell'organizzazione aziendale da quando sono nate: Johnson&Johnson, Merck, General Electric, Ford, IBM, Boeing, Walt Disney, Motorola, Hewlett&Packard, Sony.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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