Aziende piccole e grandi, tutte vogliono il bollino
di Simona Rossitto
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 6 ottobre 2003
Per l'immagine aziendale. Per migliorare i rapporti
con i clienti. Per una più efficiente organizzazione del lavoro. Le
ragioni sono diverse, ma quel che è certo è che oggi la certificazione,
sia di qualità o ambientale, sia di prodotto o di figure professionali,
piace alle aziende. La vogliono tutte. E' un segno dei tempi, una
sicurezza sia per i consumatori che per i fornitori. I diretti concorrenti
ne sono in possesso, impossibile farne a meno. Spesso è richiesta per
partecipare alle gare d'appalto: è diventata cioè un'esigenza per restare
sul mercato.
Hanno cominciato le grandi aziende, poi il fenomeno si è
allargato. Adesso, confermano a Unioncamere, il numero delle piccole e
medie imprese certificate è in crescita. Il coro delle aziende è unanime:
gli svantaggi sono meno dei vantaggi. E in un bilanciamento costibenefici,
i primi sono minori dei secondi. «Ormai è una necessità. Significa
- riferisce Virgilio Turco, consigliere delegato della Melegatti - procedere
secondo criteri stabiliti. Le aziende moderne operano non lasciandosi
guidare soltanto dal fiuto imprenditoriale, ma secondo una programmazione
coerente».
Dalla Melegatti (quella dei pandori) alla Cogeme, società di
gestione dei servizi pubblici di Brescia. Passando per i panettoni della
Bauli e per l'azienda milanese dei trasporti Atm, fino alle piccole
aziende di pulizie: nessuna impresa è immune dalla febbre da
certificazione. Nemmeno una casa storica come la Barilla. A Parma l'hanno
scelta perchè si adegua al modo di operare già esistente. «La Vision 2000
- spiega il media relation manager, Lamberto Prati - recepisce una visione
di processo e di filiera che corrisponde alla nostra visione filosofica».
«Aziende di marca come la nostra - rincara Diego Gueresi, direttore del
controllo e responsabile per la qualità di Bauli - non hanno bisogno della
certificazione per incrementare la clientela. A noi serve per autoeducarci
alla cultura aziendale, per rendere chiare e intelligibili le varie
procedure».
Per fare qualche numero, secondo i dati pubblicati sul sito
del Sincert (Sistema nazionale per l'accreditamento degli organismi di
certificazione e ispezione) a marzo 2003 sono circa 64 mila i sistemi di
gestione aziendale rilasciati per la qualità. Duemila e cinquecento quelli
di gestione ambientale, 250 sono i sistemi di gestione per la salute e la
sicurezza.
Le certificazioni più in voga sono quella di qualità e
quella ambientale, anche se cominciano a prendere piede la certificazione
di prodotto oppure quella per la sicurezza. Tra gli svariati tipi
esistenti, c'è chi, come la Melegatti, vanta la Kosher, certificazione che
garantisce un prodotto realizzato secondo le regole dell'ortodossia
giudaica.
I costi delle certificazioni sono vari. Vanno da un minimo di
2.500 mila euro in su. La botta più forte è al primo anno, poi si paga il
mantenimento. Alla Bauli, per esempio, spendono circa 10 mila euro l'anno.
«Non sono tanti chiarisce Gueresi – perchè includono il costo delle
verifiche e della gestione».
«Tra certificazione di qualità e
certificazione ambientale - riferisce Marcello Capitanio, responsabile
qualità, ambiente e sicurezza della Cogeme - incluso il mantenimento,
abbiamo speso circa 150 mila euro in tre anni. Ma i benefici sono più alti
dei costi. Negli appalti pubblici per esempio la certificazione è quasi
obbligatoria».
Insomma le aziende cercano la certificazione, e pagano
per ottenerla. Ma non sempre funziona allo stesso modo. «Se si fa la
certificazione solo per avere un pezzo di carta - commenta Capitanio - ci
sono solo svantaggi. Se si utilizza la certificazione per gestire meglio
la propria organizzazione è senz'altro un fattore positivo».
Quella verso la certificazione è una vera e propria corsa, che accomuna grandi e
piccole aziende. Parola di Armando Romaniello di Certiquality: «Oggi anche
le microaziende la cercano. Perchè la certificazione fa ragionare le
piccole aziende come le grandi». La consacrazione ultima della
certificazione spetta alla legge: il Sincert, nella sua ultima relazione,
si augura che le forze politiche si rendano conto dell'importanza della
certificazione e «introducano opportuni riferimenti negli atti legislativi
e normativi».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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