Bancassurance, il momento della svolta il settore dovrà fare i conti con Basilea 2
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 13 febbraio 2006
La chiamano semplicemente Basilea II. In realtà è un insieme di
innovazioni, in gran parte legislative, che andranno a rivoluzionare il
sistema bancario e assicurativo a partire dal bilancio appena chiuso,
quello del 2005. E non mancheranno di toccare anche il settore della
bancassurance, una sorta di joint venture tra compagnie assicurative e
istituti di credito, dove, semplificando, i primi mettono a disposizione
la propria esperienza nel creare polizze Vita e gli altri la loro rete
distributiva. Al di là poi delle modifiche operative alla struttura dei
bilanci e ad alcune modalità di calcolo, l'insieme di eventi che avranno
luogo da qui a cinque anni porterà a un riassestamento del sistema.
Il corpus normativo di Basilea II avrà, infatti, una notevole influenza sulle
aree a cavallo tra il sistema assicurativo e quello bancario, anche perché
in questi anni si è assistito a un massiccio investimento delle banche nel
campo delle assicurazioni, attraverso società miste finanziate per lo più
a debito. Se ora, come sembra, le banche non potranno più utilizzare le
somme di capitale investito in operazioni di bancassurance per garantire
la loro solvibilità, si può pensare che gli istituti avranno meno
interesse a investire capitali in queste attività.
Prima l'assorbimento patrimoniale per le banche era proporzionale alla propria quota investita
nella joint venture di bancassurance e in ogni caso pari all'8%, ovvero
ogni 100 euro investiti servivano 8 euro di patrimonio. Con Basilea II,
invece, chi controlla il veicolo (cioè possiede il 51% del capitale), deve
rispondere per l'intero capitale. Per di più ogni 100 euro investiti nelle
attività di bancassurance dovranno essere coperti per il 50% con capitale
primario (core tier 1) e per il restante 50% con capitale secondario (tier
2). Sarà un vero e proprio salasso soprattutto per quelle banche che
possiedono la maggioranza nella società di assicurazione, tanto da
spingerle verso cambiamenti significativi. Sfruttando il loro potere
contrattuale derivante dal fatto che la bancassurance ha ormai assunto un
notevole peso della quota di mercato nel ramo Vita, le banche potrebbero
chiedere al partner assicurativo di assumere una quota più significativa
di capitale.
Del resto è impensabile che le banche rinuncino a questo
business, se si pensa che, secondo uno studio di Massimiliano Livi e
Oronzo Mauro, partner di Accenture, negli ultimi anni il mercato
assicurativo Vita italiano ha registrato un notevole incremento dei
volumi, con una crescita media (Cagr ‘98'03) di circa il 20%, grazie
soprattutto al contributo bancario. Questo canale esercita ormai il ruolo
di leader nella distribuzione dei prodotti Vita, avendo gestito nel 2003
circa il 56% della raccolta premi e il 76% (dato relativo a sportelli
bancari e uffici postali) della nuova produzione complessiva. Il business
assicurativo è ormai entrato a pieno titolo nel mondo bancario e nei
relativi bilanci come testimoniato dalla ormai sensibile incidenza pari a
circa il 20% delle riserve tecniche sul totale del risparmio gestito dai
principali Gruppi bancari italiani. La risposta delle compagnie non è
stata sufficiente a far mantenere loro un ruolo prevalente nella
graduatoria dei player italiani: nel 2003 solo tre compagnie
"tradizionali" si sono collocate tra i "top 10" del panorama assicurativo
Vita e aumentano ogni anno gli accordi di bancassurance anche tra player
di primissimo piano.
«Per le banche, la strategia di rinunciare alla
presenza nel settore a causa della forte patrimonializzazione richiesta
non ha senso, piuttosto è consigliabile spostare il più possibile il peso
dell'investimento sulla compagnia assicurativa che in genere ha a
disposizione più capitale in eccesso», suggerisce Alessandro Roccati,
analista di Fox Pitt Kelton. Una soluzione, per esempio, che è stata
adottata dalla Banca Popolare di Milano che a fine novembre ha raggiunto
un accordo con il proprio partner assicurativo FondiariaSai per cedergli
il controllo di Bipiemme Vita, la compagnia di bancassurance dell'istituto
milanese. In un primo momento Fondiaria Sai verserà 94,3 milioni di euro
per rilevare il 46% del capitale di Bipiemme Vita, successivamente
attraverso la compravendita di due ulteriori quote pari rispettivamente al
4% e all'1%, e comunque entro la metà del 2007, Fondiaria Sai assumerà il
controllo.
Secondo Claudio Scardovi, partner della società di
consulenza Mercer Oliver Wyman, la cessione del controllo non è l'unica
via praticabile. «Deconsolidare può non rivelarsi la soluzione più
semplice, perché innanzitutto deve essere definita la soglia al di sotto
della quale un gruppo non esercita più l'influenza dominante sulla società
di bancassurance. Per esempio se si sceglie di quotare il veicolo
assicurativo invece di cedere il 51% a un partner assicurativo,
probabilmente diventerà necessario scendere fin sotto il 20% per non poter
più parlare di controllo».
Esistono piuttosto altre soluzioni che hanno
già dato ottimi risultati al di fuori dei confini nazionali: «Il
suggerimento è di costituire una holding che controlli da una parte le
attività bancarie e dall'altra quelle assicurative, di modo che
quest'ultime non influenzino le prime» spiega Scardovi. Si arriverebbe
così alla creazione di grandi conglomerati finanziari con i piedi in due
settori ben distinti. «Questa è la via che hanno seguito società di
successo come Kbc, la olandese Ing, famosa in Italia per il Conto arancio,
e la belga Fortis, e che diventa proponibile laddove è in programma una
fusione tra una compagnia di assicurazione e una banca», sostiene il
partner di Mercer Oliver Wyman. Fortis, per esempio, il conglomerato
belga, trae la metà dei suoi profitti dall'attività di banca (retail e
merchant) e l'altra metà da quella assicurativa che svolge prevalentemente
nel Benelux, ma anche all'estero. Ing, invece, vede una leggera prevalenza
della componente assicurativa, con un contributivo al profitto aziendale
pari al 55%; la banca retail apporta il 15% e i grandi clienti un altro
25%. Ing Direct pesa infine per il 6%
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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