Banche e assicurazioni pagano il rischio paese
di Luca Davi e Carlo Festa
Il Sole 24 Ore
Martedì 2 agosto 2011
Le vendite colpiscono soprattutto i titoli finanziari a Piazza Affari. Se le
banche ieri hanno perso il 5,85%, gli assicurativi hanno lasciato sul terreno
il 3,7%. Una legnata che si aggiunge a quella subìta nei giorni precedenti. E
che fa salire al -20% e al -16,5% il dazio pagato rispettivamente dai due
settori negli ultimi due mesi.
Ma cosa sta succedendo ai gruppi finanziari italiani? E quali sono le
prospettive? Credito e assicurazioni, per quanto simili, stanno subendo in
maniera diversa l'onda della crisi dei debiti sovrani. Gli istituti di
credito, in particolare, scontano maggiormente la loro forte prossimità ai
titoli di Stato italiani. Le tasche delle banche italiane sono infatti zeppe
di BTp e simili. Di conseguenza, quando lo spread rispetto ai Bund si allarga,
come sta avvenendo in queste settimane e ieri in particolare, gli investitori
di mezzo mondo si affrettano a vendere le azioni perchè temono di dover pagare
poi a caro prezzo le potenziali minusvalenze sul valore nominale dei titoli di
Stato che rischiano di gravare sui bilanci delle banche stesse.
Ecco perchè oggi i titoli degli istituti italiani stanno calando pesantemente.
Il Banco Popolare, Bpm e Ubi Banca, ad esempio, hanno più che dimezzato il
loro valore di Borsa rispetto ai massimi toccati nel mese di febbraio. Sia
chiaro: tutte le azioni bancarie europee stanno arretrando (da inizio giugno
lo Stoxx di settore è sceso del 12%), ma comunque meno di quelle italiane. «I
nostri istituti stanno pagando il rischio paese più di altri - spiega un
analista di una sim italiana - sebbene i fondamentali rimangano buoni». Il
recente 'giro' di ricapitalizzazioni, unito alle intense azioni di tagli ai
costi, hanno reso gli istituti italiani più solidi anche rispetto a molte
altre banche europee, come hanno confermato i risultati degli stress test.
Tanto che per molti analisti le valutazioni attuali sono persino a sconto.
Secondo Nomura, Intesa ha un potenziale di crescita dell'11%, UniCredit del
40, Mediobanca del 18%, Mps 13%. E tra l'11 e il13% è il margine al rialzo di
Banco Popolare, Ubi e Bper. Insomma, i motivi per essere ottimisti, almeno a
guardare i fondamentali, ci sono tutti.
Il caso delle assicurazioni
I timori sul debito sovrano tuttavia hanno contagiato anche il mondo
assicurativo. Le performance peggiori sono state quelle di Fonsai e Milano
Assicurazioni: con la prima che ha perso oltre il 9% e la seconda il 6,5%. Ma
anche Generali ha ceduto il 3,6%, come Unipol, mentre leggermente meglio ha
fatto Vittoria Assicurazioni (-1,4%). La discesa borsistica nell'ultimo mese
è, inoltre, a doppia cifra per tutte le compagnie: dal calo del 14% di
Generali fino al crollo del 40% di Fonsai.
Ma quale rischio corrono i titoli assicurativi colpiti dalla bufera del debito
sovrano? Secondo Fitch la maggioranza delle compagnie di assicurazione
italiane vedrebbero probabilmente i propri rating confermati anche
nell'ipotesi di una modesta riduzione del rating sovrano dei rispettivi paesi.
La società di rating ha spiegato che non utilizzerà rigidamente come tetto per
le compagnie il rating del debito sovrano, anche se é raro che il rating di
una assicurazione possa essere significativamente più elevato di quello
sovrano.
Le compagnie assicurative italiane, al di là del caso Ligresti, sembrano
godere ancora di una discreta salute: le tensioni speculative ne hanno però
minato in Borsa le valutazioni negli ultimi mesi. Di certo, le compagnie
italiane sembrano più al riparo dalle tensioni sui bond governativi a rischio,
rispetto ad esempio ai competitor francesi: chi ha infatti accumulato più
titoli di Stato di paesi come Portogallo, Irlanda e la traballante Grecia è la
transalpina Groupama.
Del resto le compagnie assicurative comprano titoli di Stato per investire
parte dei loro attivi: bond governativi che fino a qualche tempo fa erano
sicuri ma che ora traballano. In Italia, secondo il broker Cheuvreux, la più
esposta ai pericoli dei titoli di Stato di Paesi fragili come Portogallo,
Irlanda e Grecia è Unipol con un'esposizione netta complessiva di 202 milioni
di euro, cioè il 9,3% del suo valore d'impresa.
L'impatto arriva poi al 138% del valore d'impresa se si aggiungono anche i
titoli di Stato di Paesi ben più solidi come Italia e Spagna. Decisamente
meglio va invece a Generali, la cui esposizione ai Pig è al 6,6% del valore
d'impresa, percentuale che sale al 40,1% se si considerano le attività in
pancia sui bond italiani e spagnoli. Minimi (3,2%) pure gli asset di Fonsai
sulle obbligazioni portoghesi, irlandesi e greche: tuttavia la quota sale
considerevolmente se vengono contati i titoli di Stato italiani che nel
bilancio 2010 erano a quota 3,2 miliardi.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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