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Rassegna stampa - Documento |
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Banche, l'incognita volatilità
di Enzo Rocca
Il Sole 24 Ore
Martedì 26 ottobre 2004
La versione dello Ias 39 approvata il 1°
ottobre dall'Accounting Regulatory Committee (Arc) non
dissipa tutti i dubbi posti dal sistema bancario europeo
(in particolare Francia, Italia, Spagna e Belgio) per
l'eventuale impatto negativo sul sistema finanziario.
L'eliminazione (carve out) del fair value dalla
valutazione di alcune passività finanziarie, da un lato,
non elimina il rischio di volatilità sulle poste
dell'attivo e, dall'altro, come sottolineato
dall'European Financial Reporting Advisory Group (Efrag)
nel parere tecnico sulla versione dello Ias 39
approvata, potrebbe creare ulteriore volatilità per le
poste di bilancio attive e passive economicamente correlate.
Ciò che preoccupa le autorità di vigilanza
(si veda il Bollettino mensile di febbraio 2004 della Bce)
è l'effetto negativo che un utilizzo non
appropriato della fair value option può avere per le
banche e il sistema finanziario. Se ci soffermiamo sul
lato attivo del bilancio e, in particolare, sui crediti
del portafoglio bancario (banking book), la possibilità
di valutare tali attività al fair value con una scelta
irrevocabile da effettuare al momento della rilevazione
iniziale (Ias 39, par. 9), rispetto al modello contabile
attuale basato sul «costo», desta molte perplessità.
Anche per la presenza di questa opzione contabile, lo
Ias 39 non è stato incluso nella prima tornata di
omologa (Regolamento Ce n. 1725/2003) e ha subìto
successive proposte di modifica (in particolare, l'ED
Amendments to Ias 39 The Fair value Option, aprile 2004).
Le critiche al possibile utilizzo di tale
opzione per la valutazione dei crediti del banking book
sono di tre tipi: incrementa la volatilità nei bilanci;
aumenta la prociclicità dell'offerta di credito; mina la
comparabilità dei bilanci.
Per la prima critica si osserva che i
crediti appartenenti al banking book (la
maggior parte dei crediti bancari) sono normalmente
detenuti fino a scadenza; pertanto il criterio del fair
value, che rappresenta un valore di scambio, si pone in
contrasto con la finalità stessa del finanziamento.
Inoltre, poiché il valore a scadenza del credito è
necessariamente pari al suo valore nominale, le
oscillazioni di valore rilevate durante la vita dello
strumento rappresentano variazioni temporanee che
inducono una volatilità nel conto economico che non
troverà sicuramente conferma alla scadenza
dell'operazione. Nel caso poi si verificassero
oscillazioni dei valori di mercato molto marcate (ad
esempio un deterioramento generalizzato della qualità
del credito o una forte variazione dei tassi di
interesse) un'ampia applicazione del criterio del fair
value determinerebbe un significativo aumento della
volatilità nei conti economici che potrebbe influenzare
le modalità con cui le banche gestiscono il rischio di
credito e, in particolare, come tale rischio venga
distribuito tra i diversi prenditori.
Quanto al secondo punto, restano le preoccupazioni circa la
possibilità che il principio del fair value accresca la
prociclicità dell'offerta di credito bancario e, nel
contempo, riduca la capacità delle banche di reagire ad
andamenti avversi nell'economia. Poiché l'attività
creditizia delle banche tende a seguire l'andamento
dell'economia reale (aumento del credito nella fase
positiva del ciclo e riduzione dello stesso nella fase
congiunturale negativa), l'adozione generalizzata del
fair value potrebbe determinare cicli economici più
pronunciati. In presenza di tale fenomeno, ci potrebbero
poi essere distorsioni nell'allocazione delle risorse e
comportamenti non ottimali da parte degli investitori.
La preoccupazione consiste nella possibilità che nella
fase positiva del ciclo economico le banche possano
finanziare progetti sempre più rischiosi, mentre nella
fase negativa le stesse non siano in grado di finanziare
progetti anche molto promettenti.
Va poi considerato un potenziale rischio sistemico,
se nella fase congiunturale positiva venisse alimentata un'eventuale
bolla speculativa (offrendo credito a condizioni
favorevoli e ricevendo, nel contempo, garanzie che
tendenzialmente esprimerebbero valori più elevati
rispetto alla norma) e nella fase negativa lo scoppio
della bolla determinasse una crisi bancaria o un calo
significativo dell'offerta di credito alle imprese
(credit crunch).
Per l'ultimo punto, esistono seri
dubbi sull'affidabilità delle stime del fair value per
strumenti non negoziati in un mercato attivo e liquido,
quali sono la parte prevalente dei crediti bancari. La
differente affidabilità dei metodi di valutazione
potrebbe riflettersi sulla comparabilità dei bilanci.
* * *
Istruzioni in contrasto
Le indicazioni nazionali e internazionali per i crediti bancari
Principi contabili attuali. I crediti derivanti da contratti di
finanziamento sono contabilizzati per l'importo erogato (articolo 8, decreto
legislativo 87/92) e valutati a fine esercizio secondo il valore di presumibile
realizzo da calcolare, tenendo anche conto di quotazioni di mercato se
esistenti, in base alla solvibilità dei debitori e alla difficoltà nel servizio
del debito da parte dei Paesi di residenza dei debitori (articolo 20, IV comma).
Per il valore presumibile di realizzazione si può tener conto anche degli
andamenti economici negativi per categorie omogenee di crediti (articolo 20,
V comma). Le svalutazioni effettuate non si possono mantenere, se sono venuti
meno i motivi che le hanno originate (articolo 20, IX comma).
Principi internazionali Ias/Ifrs. Lo Ias 39, paragrafo 9, consente di
classificare i crediti del portafoglio bancario non quotati (banking book)
alternativamente tra: «finanziamenti e crediti»; attività
«disponibili per la vendita»; attività «designate al fair
value». Alla rilevazione inziale tutti i crediti, indipendentemente dalla
classificazione, sono valutati al fair value (Ias 39, par. 43). Nelle valutazioni
successive a quella iniziale:
i crediti classificati tra i «finanziamenti e crediti» si
valutano con il metodo del «costo ammortizzato» (par. 46);
quelli tra le attività «disponibili per la vendita» si
valutano al fair value imputando le modifiche di valore al patrimonio netto
(par. 55);
quelli «designati al fair value», si valutano al fair value
imputando le modifiche di valore al conto economico (par. 55).
Inoltre, sui crediti classificati tra i «finanziamenti e crediti» e
attività «disponibili per la vendita» si esegue un test
sull'esistenza di una potenziale svalutazione (impairment test) da cui
può emergere una perdita da iscrivere a conto economico (paragrafi 63-70).
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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