Banche: per tutto il sistema redditività in calo
di Roberta Paolini
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 20 giugno 2011
Il denaro costa caro alle banche italiane. Per colpa soprattutto del rischio Paese Italia. L'evidenza
empirica emerge da un'analisi condotta da Kpmg sui bilanci di 22 gruppi bancari, che rappresentano l'81%
degli attivi consolidati delle banche italiane. Affari & Finanza è in grado di anticipare i contenuti dello
studio.
Il totale attivo delle banche nazionali è salito a 2.628 miliardi di Euro nel 2010, in crescita del + 4,1%,
i crediti verso la clientela sono ripartiti, raggiungendo quota 1.685 miliardi di Euro,+ 2,3% e l'efficienza
nel contenimento dei costi ha limitato l'allungo degli oneri gestionali a livello dell'inflazione, 1,7%.
Ma ai segnali favorevoli fa da contraltare una lampante situazione di debolezza dei conti economici, su cui
urta l'effetto di politiche monetarie espansive. Soffre il margine d'interesse, che è la principale fonte
della redditività (pesa per il 62% dell'intero margine d'intermediazione; nell'ultimo anno si è contratto
di circa il 7%) e si riduce la redditività complessiva a livello di sistema, con il margine d'intermediazione
in diminuzione del 4% (dai 73,8 miliardi di euro del 2009 ai 70,8 miliardi di euro del 2010).
Il rischio di credito rimane un problema centrale. I crediti deteriorati nel complesso salgono a 108 miliardi
di euro (in aumento del 14%), con le sofferenze che hanno raggiunto i 43 miliardi di euro, facendo registrare
un aumento del 30%. Nel triennio post crisi il totale delle sofferenze è progredito del 77,8%.
"Il settore bancario spiega Giuseppe Latorre di Kpmg attraversa ancora un momento di instabilità e continuano a
pesare la perdurante crisi industriale e la fragile ripresa dei fondamentali. A ciò si somma una tensione nella
generazione del margine di interesse e un costo del funding legato non alla debolezza del sistema bancario
nazionale, ma al nostro rischio Paese. Ciò significa che per fare provvista, oggi, le banche spendono di più
delle altre concorrenti europee".
Inoltre per reperire le risorse sul mercato sta avvenendo un processo di cannibalizzazione dei prodotti più
remunerativi. "Per sostenere gli impieghi marca Latorre e creare stock di liquidità si sta preferendo la
raccolta diretta, piuttosto che acquistare tramite l'interbancario. Con una conseguenza: la raccolta indiretta
più remunerativa, con i prodotti di risparmio gestito, cede il passo per coprire queste esigenze".
Il problema della scarsa redditività è ben dimostrato dall'innalzamento del rapporto cost/income, salito dal 61 al
65%. "L'aumento del rapporto non è imputabile ad un aumento dei costi, ma ad una riduzione della crescita del
margine di interesse".
L'outlook è positivo, per Latorre, solo a patto che ripartano i tassi, "in questo caso lo spread btp sul bund
dovrebbe ridursi. Nel complesso il sistema bancario italiano è ancora solido, come dimostra il fatto che gli
asset messi sul mercato siano ancora lì. Le banche si stanno guardando attorno, ma non hanno svenduto attività
ritenute non più strategiche".
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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