Banche sull'orlo di una crisi da stress
di Andrea Greco
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 21 marzo 2011
La sfilza dei criteri richiesti alle banche europee per sottoporsi ai test di
resistenza è da poco nota. Manca solo un numerino, il più importante. E' il
famigerato patrimonio primario (core tier 1), quello immediatamente disponibile sul
totale ponderato degli impieghi di rischio.
Potrà variare dal cinque al sette e stabilirà se le banche europee dovranno
completare la loro discesa agli inferi per rinascere come avvenuto per quelle
americane due anni fa oppure gli stress test continentali, entrati nella fase
operativa saranno una seconda "mancata opportunità", un po' come quelli già
realizzati un anno fa. Nel mezzo, c'è almeno un centinaio di miliardi di euro di
nuovi mezzi patrimoniali da trovare, oppure no.
L'Eba si è presa un tempo supplementare pensandoci su: «L'esatta definizione del
capitale e della soglia fissata per l'esercizio di resistenza sarà fornita più
avanti è scritto nel documento che l'autorità bancaria europea (Eba) ha diramato
venerdì - in ogni caso l'esercizio assumerà un approccio più stringente di
definizione di capitale e di obiettivo rispetto al 2010». Quando, ricordiamolo,
l'asticella patrimoniale fu fissata nel 6% di patrimonio tier 1, equivalente circa
al 5% di core tier 1. L'Eba, nata da poco sulle ceneri della crisi 2007-2009 e
guidata dall'italiano Andrea Enria, si gioca molta della sua credibilità sulla
seconda edizione degli stress test creditizi, e lo sa.
Ma non sarà per niente facile mediare tra le esigenze di chiarezza e pulizia,
richieste da investitori ed analisti, e l'esigenza politica condivisa di non mettere
in ginocchio gli istituti, costringendoli a ricapitalizzazioni troppo onerose e
mettendone a rischio la loro cruciale funzione di primi compratori del debito
sovrano in Europa. Un caso da manuale di istanze contrapposte, che la storiografia
economica impila nello scaffale market versus hierarchy.
Un passo indietro. A posteriori, tutti i commentatori e gli addetti ai lavori
convengono sul fatto che l'anno scorso, negli stress test europei prima versione,
prevalse l'istanza di rassicurare il mercato con un'operazione più che altro di
marketing. I timori sul debito sovrano portavano turbolenze sul comparto, riflesse
nei titoli bancari quotati, così le istituzioni pensarono di adottare lo stesso
strumento degli Stati Uniti, ma privilegiando la forma rispetto ai contenuti.
Il risultato è noto: su 91 istituti analizzati, 84 passarono l'esame di resistenza,
gli altri 7 tornarono nei parametri con ricapitalizzazioni per totali 7,5 miliardi.
Soprattutto, nei 7 bocciati non figuravano Allied Irish e Bank of Ireland, che
purtroppo, pochi mesi dopo, costrinsero le autorità sovranazionali a un
salvataggio-paese da 113 miliardi di dollari. Con tutte le ricadute in termini di
credibilità e reputazione possibili e immaginabili.
E' un passato che nessuno ha intenzione di replicare, dall'Eba alla Bce, fino ai
governanti degli stati membri dell'Ue. Difatti negli ultimi mesi, quando il remake
delle simulazioni di forza è tornato d'attualità, le esternazioni del tipo «questa
volta non sarà una passeggiata, saremo severi», si sono sprecate. Da Enria al
governatore Mario Draghi, su fino alla Banca centrale europea, dove resta il
candidato favorito per le nomine in agenda tra sei mesi. Tuttavia, è opinione dei
più che, di fianco a un wording di ritrovata severità sarà difficile accoppiare
richieste regolatorie altrettanto rigorose.
Diversi analisti interpellati - e in attesa di conoscere l'asticella del core tier 1
che sarà scelta prossimamente dall'Eba - non hanno fatto sbalzi dalla sedia venerdì,
perché le indiscrezioni della vigilia sono state in larga parte confermate. Il
campione in esame sarà di 88 banche, a copertura del 65% degli asset continentali.
Non saranno "stressati" i titoli sovrani detenuti nei libri bancari, ma solo quelli
nel trading book: un distinguo fondamentale, poiché le emissioni detenute fino alla
scadenza nei libri non vanno sottoposte al mark to market, difatti nel tempo gli
istituti europei hanno "provvidenzialmente" spostato circa nove decimi dei loro
titoli sovrani nei libri bancari; Natixis, che ha svolto in una ricerca sui
principali istituti europei un proprio stress test che comprende il banking book e
pone un core tier 1 minimo del 7%, ha stimato un deficit patrimoniale di 33 miliardi
per il campione.
Altra cosa, i criteri ufficiali non considerano la liquidità, mentre negli ultimi
mesi sta tornando un criterio importante perché ci sono tensioni sull'interbancario,
non pari a quelle di fine 2008 ma tangibili. Infine, le assunzioni macroeconomiche
sono, effettivamente, più rigide, ma non in modo particolare (il Pil dell'area euro
è visto regredire dello 0,5% quest'anno, dello 0,2% nel 2012).
Prescegliendo l'ottica "rigorista", le principali novità rispetto all'edizione 2010
sono invece di quattro tipi. Primo, si passa da un approccio che analizzava il
patrimonio tier 1 a uno basato sul core tier 1, e ciò di fatto esclude il capitale
ibrido (che del resto dal 2013 i principi di Basilea 3 non permetteranno più di
conteggiare). E gli attivi ponderati di rischio (Rwa) non avranno per cornice
contabile i principi Basilea 2, ma quelli - rivolti al nuovo assetto regolatorio -
di Basilea 2,5, che li incrementa. Già questo, per inciso, giustificherebbe
formalmente le statuizioni dell'Eba sui criteri «più stringenti». Secondo, le
richieste di stressare il banking book non sono state accolte, tuttavia sarà
introdotta una ponderazione diversa rispetto alle scadenze dei titoli sovrani
detenuti. Più lunghe le scadenze, più rischio da scontare (la qual cosa dovrebbe
favorire le banche italiane, che hanno impostato i carry trade degli ultimi anni su
finanziamenti interbancari a fronte di titoli a duetre anni, per rispondere al calo
di ricavi causato dai tassi di sconto ai minimi).
Terza novità rigorista, i test considerano un deterioramento del costo di finanziamento,
che effettivamente c'è stato rispetto al 2010. Se si considerano i credit default
swap dei singoli istituti italiani (che rappresentano un po' il "costo azienda", da
aggiungere ai tassi di riferimento per finanziarsi sul mercato), l'aumento dallo
scorso autunno è di circa 50 punti base, un po' per le rinnovate pressioni di tasso
sui debiti sovrani, un po' per l'elevata offerta in rampa di lancio, con 110
miliardi nel solo 2011 per le banche italiane, di cui 15 già visti in gennaio e
febbraio. Infine, affianco a promossi e bocciati ci sarà un limbo di banche quasi
stressed, che i regolatori locali potranno poi forzare a condotte più conservative.
Una fattispecie, questa, che potrebbe riguardare da vicino le banche italiane. Sia
perché la linea rigorista di Via Nazionale è ormai quasi un tormentone, sia perché
le ricapitalizzazioni potrebbero rivelarsi "accidenti" utili a restituire i prestiti
governativi "Tremonti bond". La condizione quasi stressed, insomma, sposta la
responsabilità di ricapitalizzare dal management bancario ai regolatori; e più di un
osservatore ritiene che chi ha da rimborsare prestiti pubblici - per fare qualche
nome, Mps e Bpm in Italia, ma anche Commerzbank in Germania, Reiffeisen ed Erste in
Austria, Kbc in Belgio, Rbs e Lloyds in Gran Bretagna - potrebbe cogliere al volo
l'occasione.
«Tutto sommato, direi che i criteri sono in linea con quel che ci si aspettava
- commenta Alberto Segafredo, di Main First Bank -. Si predicava una grande severità
che poi non si riflette nei numeri. Tuttavia è normale, non si può mettere in
ginocchio le banche europee in un momento come questo». Tra l'altro, tutto
l'impianto dei nuovi test patrimoniali è stato concepito e comunicato senza tenere
conto della catastrofe sismica in Giappone, e dell'entità delle sue ricadute
sull'economia del paese e di lì su quelle dell'Asia e del mondo; fatto, questo, che
potrebbe indurre a ulteriori cautele i regolatori.
Il rischio di una, seconda, occasione mancata, dunque, esiste. «Tutto si gioca su
quanto sarà alta l'asticella di patrimonio primario richiesto - dice Antonio
Guglielmi, capo dell'ufficio studi di Mediobanca a Londra -. Se sarà più vicina al
5% non prevediamo grandi conseguenze sul capitale, se invece salirà verso il 7%
(livello previsto da Basilea 3, ndr) potrebbero crearsi le basi per massicce
ricapitalizzazioni, con sofferenza dei titoli a breve termine ma le premesse per
un rilancio nel medio». Un po' come avvenne negli States quando, due anni fa, un
giro di test severi "costrinse" i manager delle banche a chiedere al mercato
ricapitalizzazioni miliardarie a prezzi stracciati, salvando le loro poltrone e
creando le provviste utili a restituire gli aiuti del piano Tarp.
Anche Mediobanca, a febbraio, ha prodotto propri stress test, parecchio severi, il
cui effetto sulle banche europee produceva una limatura di 400 punti base (4%) del
core tier 1 medio, di cui 145 punti base dovuti alla svalutazione del debito sovrano,
anche quello che riposa apparentemente tranquillo nei libri bancari.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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