«Basilea 2, l'alibi di chi sbaglia»
di Antonella Olivieri
Il Sole 24 Ore
Venerdì 15 febbraio 2008
Basilea 2 sotto accusa. Se Société Générale e Ubs, due marchi di elevato standing reputazionale,
sono entrambe scivolate sulla finanza innovativa, la "colpa" è anche di regole che si prestano a
fornire un «facile alibi» ai banchieri che sbagliano. Per Giovanni Barone-Adesi, direttore
dell'Istituto di finanza dell'Università di Lugano e dello Swiss finance institute, che contesta
l'efficacia della regolamentazione internazionale nella gestione dei rischi di credito, le due
recenti situazioni di crisi non sono però esattamente sovrapponibili. «In SocGen per quanto
sappiamo le operazioni in derivati di Kerviel non erano autorizzate, anche se la banca non ha
fornito tutti i dettagli per capire quanto realmente sia successo. Ubs invece ha investito in
prodotti strutturati fidandosi di modelli che sistematicamente sottovalutano il rischio».
Cioè?
Cioè i modelli imposti da Basilea 2 non funzionano perchè sono basati su assunzioni statistiche
sbagliate: non si possono estendere al mondo del credito modelli di rischio dei mercati finanziari.
Perchè no?
Perchè sono mercati diversi. Gli spread del credito infatti restano bassi per lunghi periodi, poi
improvvisamente esplodono in modo violento e tutti insieme. Prima d'ora era già successo nel '94 e
ancora nel '98: a distanza di qualche anno la storia si ripete. Così la "garanzia" della
diversificazione dei rischi è solo un'illusione. Il fondo Ltcm, per esempio, era finito in dissesto
principalmente per aver "diversificato", puntando sugli spread di credito di Russia, Messico, i
mutui danesi. Spread che in situazioni normali non sono correlati, ma che all'esplodere della crisi
si sono invece comportati allo stesso modo.
Oggi però la finanza è andata oltre: anzichè limitarsi a diversificare ha inventato il
trasferimento del rischio.
Alcuni avevano creduto che con i derivati sul credito si sarebbero assorbiti meglio i rischi.
Finchè il volume dei crediti non ha saturato questa capacità di assorbimento. E, a quel punto, non
solo le banche ma anche il mercato monetario, che non era stato pensato per quello scopo, si sono
trovati alle prese con gravi problemi di liquidità.
E Basilea 2?
E' un facile alibi per i manager delle banche che non hanno imparato nulla dalle esperienze
passate: basta essere a posto con le regole internazionali per giustificare tutto. Basilea 2,
insomma, offre un'illusione di sicurezza pericolosa. Anche le agenzie di rating però hanno
contribuito a falsare la percezione dei rischi. Per esempio, anche se si tratta di subprime, il
rating elevato consente alle banche di accantonare meno capitale.
E' una delega delle banche alla valutazione di rischi che invece dovrebbe essere di loro competenza.
Una delega che inizialmente le agenzie di rating non volevano, ma che poi hanno accettato
intravvedendo l'opportunità di fornire consulenza alle banche. Col risultato di creare enormi
conflitti d'interesse.
Non pensa che nell'investment banking anche il sistema dei bonus milionari abbia giocato un ruolo
negativo?
Le banche non possono evitarlo, non solo perchè sono in competizione tra loro, ma anche perchè gli
hedge fund offrono incentivi ancora più allettanti. Piuttosto si potrebbe stabilire che i bonus
maturati non vengano materialmente erogati al beneficiario per un certo numero di anni, fintanto
cioè che non si appuri che le operazioni alla base siano andate a buon fine.
Lei dice che Basilea 2 non funziona. Cosa propone allora?
Di cambiare. E' assurdo pensare che le stesse regole si adattino indifferentemente a una cassa
locale piuttosto che a una Citigroup. Gli interventi dovrebbero invece essere mirati ai portafogli
delle singole banche, prevedendo test concordati con le autorità di vigilanza per simulare gli
effetti di situazioni di stress, penalizzando gli istituti che non sono in grado di superarli.
Se ne parla davvero di cambiare?
In questi giorni si sta aprendo un dibattito tra i "riformisti" che pensano a modifiche senza
stravolgere l'impianto attuale e i "massimalisti" che invece vogliono un cambiamento radicale.
Tutti comunque si sono ormai resi conto che l'approccio attuale non funziona.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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