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Rassegna stampa - Documento |
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Basilea 2, l'allarme delle imprese
di Giorgio Lonardi
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 15 marzo 2010
Il primo a lanciare l'allarme è stato Michele Perini, ex presidente di Assolombarda, oggi presidente di Fiera
Milano e a capo di Sagsa, media azienda nel settore dei mobili: «A maggio, con la presentazione dei bilanci
2009 da parte delle piccole e medie imprese rischiamo una debacle. Già adesso stanno fallendo fornitori da
tutte le parti...». A preoccupare Perini è l'applicazione dei criteri di Basilea 2 (l'accordo internazionale
sui requisiti patrimoniali delle banche che impone agli stessi istituti di credito di classificare i loro
clienti in base alla loro "rischiosità") alle piccole e medie imprese italiane reduci da un 2009 disastroso.
E che quindi, secondo lo stesso Perini, rischiano di ritrovarsi strozzate e senza accesso al credito. Anche
perché parecchie banche hanno lamentato che fra il 2007 e il 2009 c'è stato un fortissimo aumento delle
sofferenze prefigurando implicitamente una sorta di stretta strisciante. E allora?
Lo scenario tratteggiato da Perini allarma un po' tutto il sistema imprenditoriale.
Vincenzo Boccia, presidente della piccola industria di Confindustria ha sottolineato un un'intervista ad un
quotidiano economico che i conti del 2009 saranno quelli di un «annus horribilis». E che quindi i bilanci di
molte imprese «potrebbero essere pesanti». In questo quadro «sarebbe disastroso» se si registrasse un
atteggiamento di chiusura delle banche».
Preoccupatissimo anche Paolo Galassi, presidente di Confapi. Lo stesso Galassi, però sottolinea che i rischi
insiti nell'applicazione di Basilea 2 in questo scorcio del 2010 sono di altro tipo. Spiega: «Falliranno alcune
aziende? E' possibile. Il problema vero, però, sarà di tipo sociale: a fronte di una stretta creditizia come
quella che si prospetta, le piccole imprese reagiranno con l'unica arma che hanno disposizione: tagliando
l'occupazione. E lo faranno con la morte nel cuore perché i buoni collaboratori sono il motore delle nostre
aziende».
Sul fronte bancario, però, i punti di vista sono totalmente diversi. Lo confermano i dirigenti di due fra le
prime cinque banche italiane che abbiamo ascoltato a patto di mantenere l'anonimato. «Intanto ridimensioniamo
il problema», esordisce il primo banchiere, «a cominciare dal fatto che tutte le microimprese che ricorrono
alla contabilità semplificata sono escluse da un esame dei bilanci ispirato ai criteri di Basilea 2». Diverso
il caso delle aziende con un giro d'affari fino a 5 milioni di euro che utilizzano la contabilità ordinaria.
«In questo caso il nostro "punteggio" per la determinazione del rating creditizio si basa anche sull'esame dei
bilanci. Ma le posso assicurare che il "peso" di questi ultimi è molto basso, sensibilmente inferiore al 20%.
Al contrario diamo un valore nettamente più alto ai dati che ci provengono dalla centrale rischi sulla
puntualità nel rientro delle scadenze. Se un'azienda ritarda a rimborsare le rate di un mutuo il suo rating
cala molto di più».
A parere del secondo banchiere «il rischio che a maggio ci sia una stretta è oggettivo. Però non dobbiamo
dimenticare che una banca sopravvive solo se eroga il credito. Il nostro mestiere è questo». Quanto al fatto
che i bilanci del 2009 saranno brutti il nostro banchiere non si scompone: «Lo sappiamo benissimo. E infatti
non perderemo troppo tempo a guardarci dentro. Al contrario, avrà molta più importanza l'impegno degli
imprenditori a ricapitalizzare le loro imprese dimostrando così di credere al futuro. O anche la loro capacità
di fornire garanzie, anche di tipo personale».
Le piccole imprese, dunque. Perché la musica cambia quando si tratta di aziende più grandi. Giorgio Squinzi,
presidente di Federchimica, alla guida della sua Mapei (circa 1,7 miliardi di fatturato) non è impensierito
da Basilea 2: «A noi, alla nostra azienda Basilea non ci tocca. Certo per i piccoli è diverso». Incalza
Stefano Meloni, membro della giunta Federchimica, presidente sia di Polynt (600 milioni di ricavi) che di
Oxem (200 milioni di fatturato): «Le nostre aziende, anche quelle più piccole, sono tutte molto strutturate.
Tuttavia non dobbiamo dimenticare una serie di problemi che incideranno sui bilanci 2009 e certamente non per
colpa delle aziende. Emblematico il problema dei ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione».
Meloni conclude ricordando che né la Cina né gli Usa aderiscono a Basilea. «Si tratta di un problema che
riguarda in primo luogo le banche e poi anche le imprese. Una vera e propria distorsione della concorrenza che
danneggia tutti noi».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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