Basilea 2, appena in vigore già da rivedere
di Alessandro Merli
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 6 febbraio 2008
Si è molto discusso, dopo il doppio ribasso dei tassi d'interesse della Federal Reserve, se la
politica monetaria basti a far uscire l'economia Usa dalla recessione e ad arginare la crisi dei
mercati finanziari. Il consenso è che non può bastare, anche se a un certo punto i tagli dei tassi,
che agiscono con ritardo, faranno presa e, secondo alcuni, sarà anche troppa. E' stata poi al centro
del dibattito l'ipotesi di uno stimolo fiscale, avallata da figure come l'ex segretario al Tesoro
Usa, Larry Summers, e il direttore del Fondo monetario, Dominique Strauss-Kahn. Anche se sarà solo
temporaneo e mal si addice ai Paesi con conti in disordine. Il caso degli Usa e dell'Italia.
Nessuno dei due approcci è destinato al successo senza affrontare un tema di altrettanta rilevanza,
la regolamentazione bancaria. Rilevante perché lo scoppio della crisi è coinciso con l'entrata in
vigore delle regole di Basilea 2 sul patrimonio delle banche.
Quali sono le prime risultanze alla prova della crisi? Alcuni aspetti sono positivi: per esempio,
Basilea 2 avrebbe impedito la creazione dei siv, società fuori bilancio che servivano a concentrare
le operazioni in derivati in aggiramento delle vecchie norme di Basilea e sono state uno dei primi
problemi a deflagrare. In Giappone, dove Basilea 2 era già in vigore, il danno siv è stato minimo.
Le nuove regole impongono poi che le banche prevedano parte del capitale a protezione del rischio
operativo: disposizione perfetta per il caso SocGen.
C'è però un impatto più ampio di Basilea 2. Anche perché fa parte delle critiche già sollevate (tra
gli altri dall'ex ministro dell'Economia, Giulio Tremonti) contro le nuove regole e cioè di
accentuare le fluttuazioni del ciclo del credito e quindi di quello economico. Le banche prestano
più di quel che dovrebbero in tempi di boom, restringono il credito più del necessario in tempi di
crisi. Gli autori della normativa ritenevano di aver ovviato a questo problema, il primo test
concreto mostra che non è così.
Uno dei nodi, sottolineato dagli economisti inglesi Charles Goodhart e Avinash Persaud, è l'uso,
come riferimento del nuovo approccio, dei prezzi di mercato: questi però possono non riflettere
accuratamente il rischio, né nelle fasi euforiche di boom, né in quelle di crisi, in cui il mercato
si volatilizza. E incoraggiano quindi la corsa agli impieghi nelle prime e restrizioni brutali
nelle seconde. Meglio sarebbe fornire un incentivo alle banche per fare accantonamenti in tempi di
vacche grasse e erogare maggiori risorse in quelli di vacche magre in funzione anticiclica. I
requisiti di capitale si potrebbero legare in parte al tasso di aumento dei prestiti e dei prezzi
delle attività nei diversi settori. Una riflessione per la prossima revisione di Basilea 2, magari
da iniziare già al G-7 di Tokio di sabato prossimo.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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