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Rassegna stampa - Documento |
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Basilea 2, è scontro sui rating
di Riccardo Sabbatini
Il Sole 24 Ore
Venerdì 25 agosto 2006
Agenzie di rating e autorità di vigilanza sono
ai ferri corti sui giudizi "non sollecitati"
(unsolicited) che le banche possono
utilizzare a fini regolamentari. La Fitch una delle
principali società del settore si è scagliata ieri in un
documento contro la minaccia posta in essere da alcuni
regulator di frapporre ostacoli all'utilizzo di rating
unsolicited nelle nuove procedure di Basilea II per il calcolo del
patrimonio di vigilanza degli istituti di credito. Non è
citata espressamente ma oggetto delle critiche è anche
la Banca d'Italia ed i suoi criteri per il «calcolo del
requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito»
già oggetto nei mesi scorsi di una pubblica consultazione
e sul punto di essere definiti conclusivamente.
I giudizi non sollecitati - sottolinea il documento di Fitch -
rappresentano un «fondamentale elemento nell'indipendenza delle opinioni
di rating». Escluderli significa erigere «sostanziali
barriere all'entrata nell'industria del rating» e di
creare un effetto distorsivo nel mondo delle imprese con
una sottostima del rischio di credito.
Il punto del contendere riguarda quei giudizi di rating che non
vengono richiesti dai singoli emittenti ma che
ugualmente le agenzie emettono spinte da un interesse
del mercato (normalmente gli investitori che debbono
valutare la rischiosità dei propri investimenti). Con
Basilea II l'utilizzo dei rating
è destinato a diffondersi perchè diverranno - in
alternativa a sistemi interni di valutazione - il
principale strumento per ponderare il rischio di credito
e, di conseguenza, anche la dotazione di capitale che
una banca deve esibire. Il problema è rilevante anche
dal punto di vista degli emittenti o delle società che
fanno ricorso al credito bancario. Rating scadenti
avranno come conseguenza un più oneroso costo del
debito. Già ma quali rating?
Utilizzando uno spazio di manovra regolamentare previsto
dallo stesso accordo di Basilea, la Banca d'Italia
intende limitare l'uso di valutazioni non richieste al
fine - ha scritto nel suo documento - «di evitare
comportamenti distorsivi delle agenzie di rating,
indotti dall'obiettivo di acquisire nuova clientela».
Peraltro i rating unisolicited possono «non riflettere
tutte le informazioni disponibili sul debitore (ad
esempio quelle private o di natura prettamente
qualitativa) con conseguente rischio di una non piena
corrispondenza tra rating ed effettivo merito di credito
di un soggetto». Conclusione: potranno emettere rating
non sollecitati soltanto società «che attribuiscono
esclusivamente rating della specie, qualora l'attività
di attribuzione di rating non sia remunerata dalla
società o dall'ente oggetto della valutazione».
Per Fitch, invece, rappresenta un errore segmentare il
mercato del rating sulla base dello «status commerciale»
delle valutazioni. Non vi sono - afferma l'agenzia -
differenze qualitative tra giudici sollecitati e non.
Ciò che consente un rating, ed il suo mantenimento, è
soltanto la disponibilità di sufficienti informazioni
per poter esprimere un giudizio qualificato sulla
possibilità per una società di rimborsare il suo debito.
Neppure - sottolinea ancora Fitch - sono in atto
«pratiche predatorie» per utilizzare i giudizi non
sollecitati per spingere gli emittenti a conferire
mandati in piena regola. Infine è agitata anche una
tematica antitrust. Per farsi conoscere e per collocare
i propri servizi le agenzie di rating debbono disporre
di un sufficiente track record da esibire ai propri
potenziali clienti. E senza i rating non sollecitati gli
operatori più piccoli non potrebbero competere con le
società più grandi.
In altri paesi i regulator - ha segnalato Fitch -
si stanno comportando diversamente. In Olanda e Svezia
non discriminano tra rating sollecitati o meno,
consentendoli entrambi Anche la Gran Bretagna
ha accordato libertà d'azione. La Fsa (la Consob
inglese) ha comunque mantenuto il potere di escludere da
usi regolamentari quei rating non sollecitati che
risultino di qualità inferiore rispetto a quelli
sollecitati. O che rappresentinio uno strumento con i
quali un'agenzia di rating mette «sotto pressione» una
società con l'obiettivo di farsi pagare i suoi servizi.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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