Basilea 2, iniziano le prove generali ma poche imprese si sono attrezzate
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 21 novembre 2005
Basilea 2 è alle porte. Una rivoluzione alle quali ormai anche
le banche italiane si stanno adattando. E che di riflesso influenzerà tutte le
imprese del Paese, ogni giorno impegnate a risolvere le loro necessità di
credito. La data fatidica sarà il primo gennaio 2007, quando dopo una lunga
gestazione, le banche dovranno adottare una nuova regolamentazione in materia di
requisiti patrimoniali. Misure che tra l'altro comporteranno proprio una diversa
prospettiva nel concedere il credito alle imprese.
Il primo accordo di Basilea, che ha introdotto un coefficiente patrimoniale
sul totale degli attivi ponderati, risale al 1988 e vi hanno aderito le Banche centrali
di oltre 100 Paesi. In estrema sintesi, ogni attività (prestito o garanzia) della banca viene
ponderata per un fattore (in generale il 100% per il corporate, il 50% per mutui
residenziali e il 20% per le banche) e a fronte di tale ammontare la banca deve
avere l'8% di capitale. Basilea 2, invece, rappresenta una complessa evoluzione
della metodologia della valutazione degli attivi. Non sarà più sufficiente un
assorbimento del capitale indistinto per qualunque tipo di impresa finanziata,
ma le banche dovranno destinare risorse in proporzione al merito creditizio di
ciascun creditore, misurato in maniera più scientifica. Finanziare una buona
azienda valutata tripla A sarà insomma diverso dal finanziare una mediocre
azienda giudicata doppia B.
Con Basilea 1, ogni 100 euro prestati alle
imprese le banche dovevano disporre di mezzi propri pari a 8 euro, in virtù di
una ponderazione pari al 100%. Ora invece con Basilea 2 la ponderazione varierà
da 0 al 150% a seconda del merito creditizio. Per fare un esempio un'azienda con
rating tripla A, quindi elevato, avrà una ponderazione del 10%: per ogni 100
euro prestati a questa impresa, la banca dovrà avere mezzi propri pari a 0,8
euro e non più a 8 euro. La ponderazione ovviamente aumenterà in proporzione al
rischio della controparte. Il punto di indifferenza rispetto ai parametri
attuali è una valutazione BBB+, un giudizio basso che richiederà una
ponderazione pari al 100%.
«Basilea 2 sarà sicuramente un cambiamento
positivo per l'intero sistema e migliorerà il rapporto banca-impresa», afferma
Francesco Caputo Nassetti, direttore generale Divisione Global Market di
Deutsche Bank Ag. Si tratta di un cambiamento epocale perché costringerà le
banche a valutare in modo ancor più oggettivo i loro clienti e al tempo stesso
imporrà alle imprese di dotarsi di tutti gli strumenti necessari per far
conoscere meglio la propria attività all'istituto di credito.
«Tra gli effetti più immediati, è prevedibile per le banche una riduzione del patrimonio
netto, mentre per le imprese l'impatto non sarà un generico aumento dei costi,
ma differenziato a seconda del proprio profilo di rischio», spiega Stefano
Caselli, professore di economia degli Intermediari alla Università Bocconi di
Milano. Basilea 2 divide le aziende sostanzialmente in tre classi: "grandi
imprese", le cosiddette Corporate, le Pmi, Piccole e medie imprese con fatturato
compreso tra 5 e 50 milioni di euro, e le aziende Retail, con un giro d'affari
inferiore ai 5 milioni di euro.
«L'impatto maggiore, in termini di aumento
di costi sarà su grandi aziende e piccolissime imprese con profili scadenti, in
quanto ci sarà una più stretta correlazione tra tasso di finanziamento e
rischiosità delle controparti», spiega Caselli. Secondo il docente della
Bocconi, le meno toccate saranno le Pmi, che già ora per finanziarsi sono
costrette a subire dei costi superiori alla media. Anzi Pmi con profili
eccellenti vedranno addirittura migliorare il proprio accesso al credito.
Basilea 2 infatti imporrà alle banche di sottoporre a una valutazione
scientifica le imprese che decideranno di finanziare, attribuendo loro un
rating. Il giudizio si potrà basare su standard internazionali oppure su modelli
interni a ciascuna banca, che però in ogni caso dovranno essere approvati dalla
Banca d'Italia e comunque obbedire ai criteri richiesti dagli accordi di
Basilea. «Si avranno delle valutazioni più oggettive - afferma Caputo Nassetti -
e non sarà più sostenibile a lungo termine vedere una banca locale attribuire a
un'azienda un rating A, quando per tutte le altre banche quella azienda vale
B».
Al di là della propria solidità patrimoniale, in ogni caso per affrontare
al meglio l'appuntamento di Basilea 2 le imprese dovranno sopportare dei costi
straordinari, perché sarà necessario adottare una nuova organizzazione aziendale
e investire su settori, come l'informativa societaria, spesso tralasciati o
considerati estremamente marginali. «Basilea 2 comporterà un aumento dei costi
soprattutto per la necessità di adottare politiche di trasparenza più adeguate
agli standard internazionali», spiega Caputo Nassetti.
Il punto di partenza sarà sempre il bilancio annuale, tanto meglio se certificato da una
società di revisione. Il Comitato di Basilea però non ha mancato di indicare alcune
informazioni aggiuntive, necessarie per offrire una migliore conoscenza
dell'impresa, come la redditività attuale e prospettica, la struttura
finanziaria, la gestione del circolante, i fattori comportamentali e la
posizione competitiva. E non è nemmeno da escludere che le banche stesse
richiedano ai propri clienti ragguagli ancora più approfonditi.
«Solo il 50% delle informazioni che le imprese dovranno mettere a disposizione delle banche
sono contenute nel bilancio. Il resto dovrà arrivare da comunicazioni periodiche
e dettagliate», afferma Paolo Gianturco, partner di Deloitte Consulting.
«Rivestiranno per esempio un ruolo importante le informazioni andamentali e
sulla qualità del management. Le prime sono relative al comportamento
dell'impresa nei confronti della banca, ovvero se in base ai dati della Centrale
rischi o dei database privati l'azienda ha sempre onorato i propri impegni. Le
altre, invece, si riferiscono alla capacità dell'azienda di comunicare
tempestivamente i propri business plan o gli eventuali cambi al vertice di
figure chiave all'interno del gruppo», spiega Gianturco.
Proprio uno studio della Banca mondiale ha indicato come determinante nell'accesso al credito la
presenza di un'impresa nei Sistemi di informazioni creditizi (Sic). Dopo aver
passato al setaccio i dati relativi a 5mila aziende di 51 Paesi diversi, la
Banca Mondiale ha «pesato» l'impatto sulle piccole e medie imprese dei Credit
bureau o, secondo l'acronimo italiano, dei Sic. Secondo la ricerca, le
probabilità che una piccola impresa ha di ottenere un prestito bancario senza
passare attraverso il filtro dei Sic si fermano al 28%, mentre salgono al 40%
utilizzando questi strumenti. E un'altra componente importante dell'informativa
che dovrà vedere lavorare fianco a fianco banca e impresa sarà la conoscenza del
settore di riferimento in cui l'azienda opera. «La cooperazione aiuterà le
imprese a evitare di concentrarsi troppo su quei settori che si avviano alla
saturazione e le banche ad allocare meglio i propri rischi, afferma Gianturco.
Secondo gli esperti delle banche, però, nonostante tutte le innovazioni,
l'avvio di Basilea 2 non produrrà un restringimento del credito per le imprese.
«Sono poche le aziende che in base ai nuovi criteri avranno un peggioramento del
proprio merito di credito», afferma Emanuele Giustini, responsabile marketing e
pianificazione commerciale per le Pmi di Banca Intesa, che però al tempo stesso
sottolinea come sia stata fatto ancora poco dalle imprese per prepararsi a
Basilea 2.
Secondo un'indagine condotta per conto di Banca Intesa, infatti,
tra le imprese con un fatturato superiore a 2,5 milioni di euro, solo il 57% di
queste ha mostrato di conoscere Basilea 2 e addirittura non più del 13% ha già
fatto qualcosa in merito.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|