Basilea 2, microaziende pronte
di N.P.
Il Sole 24 Ore
Giovedì 9 giugno 2005
Un sistema di piccole imprese sano: il 96,8% non supera la soglia di rischio
di default fissata come discrimine tra aziende sane ed aziende a forte
rischio. Di queste, il 54% viene considerato altamente affidabile. È il
risultato che emerge da un'indagine realizzata dall'Unioncamere in vista di
Basilea 2 su 11mila imprese di piccole dimensioni, nei quattro settori del
commercio, manifatturiero, costruzioni e servizi.
«Il nostro mondo non ha paura di essere giudicato. Bisogna imparare a
comunicare meglio ed essere più trasparenti, superando il vincolo delle
garanzie reali» , ha commentato Francesco Bellotti, presidente in
Confindustria del Comitato per il credito alle piccole imprese. La
presentazione dell'indagine è stata l'occasione per un confronto tra il mondo
imprenditoriale e le banche. Il direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra,
ha messo in evidenza che su 5,8 milioni di imprese, solo 650 presentano il
bilancio. «Su oltre 5 milioni di aziende il sistema bancario affida con
informazioni scarse», ha sottolineato Zadra. A suo parere, esiste un altro
problema importante: secondo le regole di Basilea un'azienda viene dichiarata
in default se ha crediti oltre i 90 giorni, se si segue la procedura standard.
«Ma in Italia nessuno paga entro questo termine, bisognerebbe allungarlo»,
ha detto Zadra.
Di opinione diversa è Bellotti: il problema non è quello di allungare i
termini, piuttosto di migliorare il sistema dei pagamenti, a partire dalla
Pubblica amministrazione. «Il sistema imprenditoriale ha 15 miliardi di
crediti Iva e complessivamente ammontano ad 85 miliardi i ritardi della
Pubblica amministrazione. Il sistema imprenditoriale, insieme alle banche,
può cogliere l'occasione di Basilea 2 per spingere e modernizzare il sistema,
anche per quanto riguarda i pagamenti tra imprese», ha aggiunto l'imprenditore
piemontese.
Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, teme che si possa avere come
conseguenza una riduzione dei finanziamenti. Secondo l'Unioncamere è invece
un'opportunità di sviluppo: «Deve essere una spinta per migliorare il sistema
giuridico, spingere le banche e le imprese ad essere più efficienti», ha detto
il presidente Carlo Sangalli.
La ricerca ha voluto offrire una prima base di valutazione per le banche: il
campione è stato analizzato secondo 11 classi di vulnerabilità. Nelle prime
tre classi di eccellenza appare il 15,38% delle aziende del Nord Ovest, il 14,71%
del Nord Est, il 7,98 del Centro e l'8,08% del Sud, come riprova della
maggiore fragilità del Mezzogiorno. La stragrande maggioranza delle imprese
di tutto il territorio è nelle classi di vulnerabilità, quindi in condizioni
di superare il gap e migliorare.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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