Basilea 2 nasce già da cambiare
di Donato Masciandaro
Il Sole 24 Ore
Domenica 30 settembre 2007
Rimettere mano a Basilea 2, per evitare il rischio di dannosi passi indietro nel sistema
internazionale della regolamentazione e supervisione finanziaria. Questo monito non lo troverete
certo scritto nei documenti ufficiali del Financial Stability Forum, che ha appena chiuso il suo
incontro di Washington. Ma è la naturale conclusione dell'analisi finora compiuta delle recenti
turbolenze finanziarie. Il Financial Stability Forum ha descritto quello che è accaduto nelle
scorse settimane nei seguenti termini: abbiamo avuto una crisi di liquidità, che, originata da
uno specifico e limitato comparto creditizio, ha diffuso incertezza e sfiducia in una buona fetta
del sistema finanziario mondiale, a causa della sempre maggiore complessità di taluni strumenti
finanziari. La traduzione? Esiste un deficit di informazione su quello che è accaduto ed accade
sui mercati.
La presenza di un deficit informativo si spiega in modo semplice: in tutti i paesi l'innovazione
finanziaria, che è spesso di natura transnazionale, si è intrecciata con l'intermediazione bancaria,
che invece ha una natura più nazionale. Poiché i sistemi di regolamentazione, ma soprattutto di
supervisione, hanno prevalentemente un perimetro nazionale, e i meccanismi di coordinamento e
cooperazione tra le autorità sono di gran lunga meno sviluppati dell'integrazione degli scambi
finanziari, la conseguenza non può che essere appunto un deficit nella comprensione completa di
come il rischio finanziario sia gestito ed allocato.
Ma constatare l'esistenza di un deficit informativo significa dover anche riflettere sugli standard
che la regolamentazione finanziaria internazionale si appresta ad adottare, ed in particolare su
Basilea Due. Di Basilea Due si inizia a discutere nel 1999, quando policymaker e supervisori dei
paesi sviluppati si trovarono d'accordo nel definire il precedente modello - Basilea Uno - obsoleto,
con la sua semplice regola di fissare dei coefficienti di capitale uguali per tutte le banche.
Occorreva un modello che utilizzasse al meglio le informazioni disponibili, per valutare al meglio
il rischio.
Nacque Basilea Due, con i suoi tre pilastri - coefficienti patrimoniali, supervisione, disciplina di
mercato - uniti da un architrave comune: l'informazione «standardizzata». I coefficienti patrimoniali
diversificati sono basati su forme (sofisticate) di standardizzazione, prodotte da un lato dalle
agenzie di rating, dall'altro dalle banche in prima persona. La supervisione si occupa di validare e
monitorare le scelte di capitalizzazione, frutto dei modelli di informazione standardizzata. La
disciplina di mercato completa il quadro, perché offre a getto continuo informazione standardizzata:
i prezzi.
Ed è proprio l'architrave di Basilea Due - l'informazione «standardizzata» - che fin dall'inizio
non è piaciuta ai suoi critici. In primo luogo, perché l'informazione «standardizzata» (hard
information) rischia di far perdere importanza all'«informazione informale» (soft information), che
grande importanza ha nei rapporti delle banche con le piccole e medie imprese, come nelle relazioni
di credito nelle economie in via di sviluppo. In secondo luogo perché l'informazione
«standardizzata» rischia di produrre i cosiddetti effetti pro-ciclici. Infine, perché farebbe
emergere il rischio di una deresponsabilizzare della supervisione.
Oggi i critici di Basilea Due sentono di avere frecce in più nel loro arco: come si fa a fidarsi
delle agenzie di rating e delle banche? E che dire delle autorità di controllo? E come fare
affidamento sui mercati? Sono quesiti provocatori, ma interessanti: l'errore che bisogna comunque
evitare è buttare il bimbo insieme all'acqua sporca, ovvero rinunciare alla ricerca di modelli
internazionali di regolamentazione, basati su informazione standardizzata, ma che siano robusti e
largamente condivisi. Non ha caso, il Financial Stability Forum auspica progressi nella messa in
atto di Basilea Due; che potranno avvenire, aggiungiamo noi, se non si farà finta che non è
successo nulla.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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