Basilea 2, nessun problema per le Pmi
di Alessandro Merli
Il Sole 24 Ore
Domenica 2 novembre 2003
I problemi con l'impatto di Basilea 2 sui prestiti alle piccole e medie imprese
sono risolti. La combinazione di requisiti di capitale, vigilanza e trasparenza
«migliorerà la gestione del rischio da parte delle banche, promuoverà la stabilità
finanziaria e assicurerà che il sistema bancario sia in grado di promuovere la
crescita sostenibile dell'economia».
Il presidente del Comitato di Basilea 2, il gruppo delle autorità di vigilanza che
ha elaborato le nuove regole per le banche, Jaime Caruana, governatore della Banca
di Spagna, fa in un'intervista al «Sole 24 Ore» una puntuale difesa di Basilea 2,
rispondendo alle molte critiche che si sono concentrate sul progetto soprattutto
negli ultimi mesi.
I tre pilastri del nuovo accordo, sostiene Caruana (omissis), rappresentano
rispettivamente regole, discrezione e incentivi di mercato, e la loro combinazione
è la strada migliore per raggiungere gli obiettivi desiderati.
Caruana si ripromette anche di condurre in porto l'accordo - che arriva dopo una
discussione quasi quinquennale sulla revisione di quello originale, varato nel
1988 - entro i tempi previsti: la qualità, sostiene, deve conciliarsi con la
necessità per le banche di avere delle certezze sul quadro nel quale si troveranno
ad operare. Il governatore della Banca di Spagna si è trovato al timone dell'ultima
fase della controversa revisione (che dovrebbe concludersi con la pubblicazione
del documento finale entro la metà dell'anno prossimo), avendo ereditato la guida
del Comitato di Basilea nella retta finale, dopo che il suo predecessore, Bill
McDonough, ha rimesso l'incarico nel maggio scorso dopo aver lasciato la Federal
Reserve di New York. E nei primi mesi di lavoro, Caruana ha mostrato di sapere
gestire il processo, andando incontro, non più tardi di tre settimane fa, ad
alcuni dei problemi sollevati dalle banche.
* * *
Governatore Caruana, il timore più diffuso in Italia sull'impatto di Basilea 2
sono le conseguenze che le nuove regole avranno sul credito alle piccole e medie
imprese, che si ritiene potrà risultare severamente limitato.
Abbiamo prestato molta attenzione a questo tema e abbiamo modificato in modo
sostanziale le regole rispetta alla versione originaria. Quando alcune
preoccupazioni sono state espresse dopo le prime bozze, abbiamo ascoltato e ci
siamo chiesti come vadano considerati, dal punto di vista economico, i prestiti
alle piccole e medie imprese. La risposta è che, se una banca ha un portafoglio
composto interamente di prestiti alle Pmi, gode del vantaggio della diversicazione,
quindi avrà bisogno di minor capitale. Siamo stati in grado quindi di ridurre
i requisiti patrimoniali per i prestiti alle Pmi. Di fatto, già nella terza bozza,
presentata a primavera, la situazione è migliore di quanto non fosse sotto
Basilea 1, cioè alle regole attuali. Anzi, in media i requisiti di capitale per i
prestiti alle Pmi sono ridotti fra il 3 e il 30%. Credo che il problema sia stato
risolto, che abbiamno fatto un buon lavoro e questo debba essere riconosciuto.
Tanto è vero che abbiamo ricevuto oltre 200 commenti sulla terza bozza e nessuno di
questi riguarda il trattamento dei prestiti alle Pmi.
Un altro punto controverso, e che i critici di Basilea 2 ritengono che sia
ancora irrisolto, è la prociclicità delle nuove regole, il fatti cioè che tendano
a far espandere il credito nei periodi favorevoli del ciclo economico e a farlo
ccontrarre nelle fasi di debolezza, accentuando quindi le oscillazioni
dell'andamento dell'economia.
E' una considerazione importante e sulle ripercussioni macroeconomiche della
regolamentazione ha insistito (omissis) il direttore generale della Banca dei
regolamenti internazionali, Malcom Knight. E' una questione però che non
dipende solo da Basilea 2: la normativa contabile, per esempio, tende a essere
prociclica. C'è poi da osservare che una certa tendenza ad assecondare il ciclo
economico è naturale da parte delle banche. Quel che dobbiamo evitare è che sia
eccessiva, o ingiustificata. Le faccio però due esempi di casi in cui il
comportamento di una banca tende a essere prociclico, o, se vuole, a cambiare in
modo più brusco. Se una banca non è ben capitalizzata, all'arrivo di una frenata
dell'economia sentirà di aver poco spazio di manovra e tenderà a contrarre più
bruscamente il credito. Oppure, quando una banca non ha valutato correttamente
il rischio, si accorgerà, con il peggioramento del ciclo, di avere in portafoglio
dei crediti dubbi e anche in questo caso reagirà bruscamente. In entrambi i casi
si otterrà di esacerbare l'andamento dell'economia. Ora, gli obiettivi di Basilea
2 sono proprio di creare banche meglio capitalizzate e incentivi a gestire
correttamente il rischio. Inoltre, l'orizzonte temporale dell'applicazione
dei requisiti di capitale per Basilea 2 è l'arco dell'intero ciclo economico
e non un momento particolare, quindi anche questo dovrebbe contribuire a ridurre
la prociclicità
Lei ha citato le norme contabili. Un'altra preoccupazione delle banche è che
le prescrizioni della normativa contabile e quella di Basilea 2 sono a volte in
contrasto tra loro.
E' una questione sulla quale stiamo lavorando e abbiamo un dialogo ampio con i
regolatori contabili. Vorrei dire però che le norme di diffusione dei dati da
parte delle banche sono specifiche per il settore e in qualche caso più
dettagliate, ma in genere non sono in conflitto con la normativa contabile.
C'è anche il timore che il settore stia per essere investito da un
sovraccarico di nuove regole, da Basilea 2 agli standard contabili internazionali,
alla normativa europea, alle nuove disposizioni per le assicurazioni.
Proprio perché Basilea 2 ha richiesto un tempo di preparazione piuttosto lungo,
le banche hanno un periodo per adattarsi che credo sia sufficiente. Sarebbe
difficile giustificare un ulteriore rinvio.
Ma c'è la possibilità che il Comitato di Basilea decida di rinviare la messa
in atto di Basilea 2 (fissata per il 1 genaio 2007) dopo che avete allungato di
sei mesi, al 30 giugno dell'anno prossimo, i termini della finalizzazione delle
nuove regole?
Non è una questione che abbiamo discusso in profondità. Credo che il rinvio,
peraltro non lungo, nel definire il documento finale, sia compatibile con il piano
originariom per l'implementazione. I tempi sono stretti, ma si può fare. Tra
l'altro stiamo cercando di inserire elementi di flessibilità nella transizione.
Comunque intendiamo procedere speditamente, ma non abbiamo l'ossessione della
data.
Gli Stati Uniti hanno deciso che Basilea 2 si applicherà solo a una ventina di
grandi banche e, se è vero che queste coprono la quasi totalità delle attività
internazionali del sistema bancario americano, la situazione contrasta con
l'Europa, dove si applicherà a tutte le banche.
Credo che Basilea 2 sia un bene per le banche grandi e per le banche piccole.
Questo è il modo in cui è stata preparata. Gli Usa hanno scelto una delle opzioni
possibili, ma va ricordato che in America sono già molto vicini a Basilea 2 su
tutti e tre i pilastri, nel senso che hanno banche ben capitalizzate, la vigilanza
è forte e la trasparenza è ottima. Quindi, non è che non adottino Basilea 2 per
tutte le banche perché sono contro Basilea 2, ma perché hanno già pressochè
raggiunto quegli obiettivi. Personalmente, ritengo che per l'Europa sia un bene che
tutte le banche adottino gli stessi standard. Abbiamo un gruppo di lavoro su
questo argomento, ma la nostra posizione è chiara: evitare che si creino
disparità.
L'Accordo di Basilea del 1988, creato dai Paesi industrializzati del G-10,
vene progressivamente adottato da tutti i Paesi emergenti più importanti. Ora,
diversi di loro hanno già detto di non voler fare la stessa cosa con Basilea 2.
Questo costituirà un limite alla sua efficacia globale?
Abbiamo consultazioni crescenti con i Paesi non appartenenti al G-10 e alcuni
Paesi vogliono un calendario di applicazione compatibile con la struttura dei loro
sistemi bancari. Del resto, questo era già indicato esplicitamente nella terza
bozza. Credo che sia meglio che questi paesi prima rafforzino i tre pilastri
- capitalizzazine, vigilanza, trasparenza - e poi si muovano per adottare
Basilea 2.
I banchieri temono che Basilea 2 porti ad una disparità di trattamento delle
diverse categorie di istituzioni finanziarie e di trovarsi svantaggiati rispetto
ad altri, per esempio le compagnie di assicurazione.
E' un problema del quale siamo consapevoli, ma questo non può impedirci, come
Comitato di Basilea, di adottare le regole che riteniamo giuste per le banche.
Devo dire però che, in termini di requisiti di capitale, le assicurazioni si
stanno muovendo in una direzione che le avvicinerà alle banche. Non nego tuttavia
che ci sia ancora molto lavoro da fare per evitare asimmetrie.
La questione è in qualche modo collegata anche a quella di un'unica autorità di
vigilanza per tutte le istituzioni finanziarie, che in misura crescente svolgono
attività simili. E' la soluzione adottata in Gran Bretagna, con la Fsa, e altrove.
Non c'è abbastanza evidenza empirica per dire che un modello sia migliore
dell'atro. Io sono più in favore di un'autorità di vigilanza specializzata, che,
nel caso delle banche, anche per la loro funzione nel sistema dei pagamenti e
nella liquidità, sia la Banca centrale o vicina alla Banca centrale (come la
Commissione bancaria in Francia). Ma dipende dalla struttura dei Paesi. Non
voglio dire che quel che va bene in Spagna vada bene dappertutto.
C'è anche il problema del rapporto tra gli organi nazionali e internazionali e,
nel caso dell'Europa, qualcuno si chiede se non sarebbe più opportuno centralizzare
la funzione di vigilanza.
Il Comitato di Basilea ha funzione di creare degli standard e non di
regolamentazione e supervisione. Questi standard sono importanti per assicurare
condizioni uniformi su scala globale ed è testimone della loro eccellenza il fatto
che siano adottati su così vasta scala. Ma l'applicazione è lasciata alle autorità
nazionali. Quanto all'Europa, non vedo nel prossimo futuro una centralizzazione
della vigilanza. E' bene che la regolamentazione sia armonizzata, ma molti
elementi restano diversi da Paese a Paese, a partire dalla tassazione. Ed è
importante che i supervisori siano vicini alle istituzioni sulle quali esercitano
la vigilanza.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|