Basilea2: per il credito costi non comparabili
di N.P.
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 18 gennaio 2006
La parola d'ordine è sempre la collaborazione tra i due mondi, le banche e le imprese. Ma se si passa
oltre le dichiarazioni di principio emerge che ci sono ancora passi da fare, come è emerso ieri da
un convegno organizzato da Capitalia e dall'Università di Roma Tre su Basilea 2 e cioè i nuovi
rating per la concessione dei crediti alle imprese. Per Matteo Arpe, amministratore delegato di
Capitalia, i nuovi parametri renderanno necessari per le aziende non solo la ricerca di un credito a
basso costo ma un miglior rapporto rischio-rendimento e un rapporto diverso con la banca,
considerandola un partner ad alto valore aggiunto. Non solo: è necessaria, secondo Arpe, anche una
maggiore trasparenza delle imprese verso il mercato e i finanziatori terzi, come condizione per
avere un minor costo del credito.
Giustissima la trasparenza, ha replicato immediatamente Francesco Bellotti, presidente del Comitato
tecnico per il credito alle piccole e medie imprese di Confindustria. «Ma le banche devono
fare uno sforzo per essere anche loro trasparenti, visto che le loro comunicazioni sono eccessive
e ancora troppo difficili da comprendere, e devono permettere al cliente-impresa di poter
paragonare i costi effettivi dell'indebitamento in modo immediato».
Se Arpe ha affermato che ormai è messa da parte la paura di una stretta al credito, visto che le
banche da tempo di stanno preparando all'applicazione di Basilea 2 e non c'è stata una diminuzione
del credito alle imprese, citando il dato di +25% di credito concesso negli ultimi tre anni, per
Bellotti questo rischio non è ancora superato. «Non sono state accantonate ancora tutte le
preoccupazioni, specie alle imprese minori. E va sfatato anche il preconcetto che siano le piccole e
medie imprese quelle più a rischio di default», ha detto l'imprenditore piemontese. Quanto alla
banca come partner, all'"housebank" richiamata da Arpe, che ha anche sottolineato l'eccessiva
frammentazione dei rapporti tra banche e imprese in Italia, Bellotti ha affermato che anche le banche
non hanno fatto ciò che era necessario per proporsi come partner dello sviluppo. Infine, dall'esponente
di Confindustria è arrivato un rimprovero alla Pubblica amministrazione e ai ritardi di pagamento
degli uffici pubblici: ci sono crediti in arretrato di oltre 90 giorni per circa 70 miliardi, ai
quali si aggiungono altri 14 miliardi di crediti Iva. «Senza un'accelerazione degli incassi,
le imprese vanno a rischio default in base alle regole di Basilea 2, anche se l'Italia su questo
aspetto ha avuto uno moratoria».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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