Basilea 2, sempre più vicino il rinvio
di Alessandro Merli
Il Sole 24 Ore
Venerdì 3 ottobre 2003
Basilea 2 va verso il rinvio e verso modifiche più sostanziali di quanto si prevedesse
anche solo pochi mesi fa.
Alle riunioni del Fondo monetario, nei giorni scorsi a Dubai, il presidente del
Comitato di Basilea, Jamie Caruana, governatore della Banca di Spagna, ha fatto una
sorta di difesa d'ufficio della scadenza fissata, il 2006, per far entrare in vigore
le nuove regole sui requisiti patrimoniali e la gestione del rischio delle banche, note
appunto come Basilea 2. Ma ha di fatto ammesso che un rinvio potrà rendersi necessario,
dopo le numerose critiche che la terza bozza del documento, proposta in aprile dal
Comitato, ha sollevato dalle fonti più diverse.
Del resto, qualche giornio prima, era stato il presidente della Banca centrale europea,
Win Duisenberg, con la libertà che gli era consentita dall'immediatezza del cambio al
vertice Bce, a riconoscere che l'introduzione di Basilea 2 andava probabilmente
posposta fino al 2007.
La questione va be al di là delle date. I lavori per riformare l'Accordo di Basilea,
la cui versione originaria risale al 1988, sono in corso da anni, ma le resistenze si
sono accentuate man mano che il progetto si avviava verso la dirittura d'arrivo. La
terza bozza ha già ricevuto più di duecento commenti, rilevano al Comitato di Basilea,
e molti ritengono che difficilmente potrà essere rispettata la sccadenza di fine anno
per produrre un documento definitivo.
La prima a farsi sentire, ancora negli anni scorsi, è stata l'opposizione del Governo
tedesco, con l'intervento in prima persona del Cancelliere Gerhard Schroeder, al
trattamento dei prestiti alle piccole e medie imprese, un elemento che è stato
largamente rettificato nella terza bozza, ma più volte riemerso nel dibattito in Italia
e anche ieri nell'intervento del presidente della Commissione europea, Romano Prodi.
Quindi, nella primavera di quest'anno, gli attacchi del ministro dell'Economia
italiano, Giulio Tremonti. Infine, il fuoco di fila da parte di diverse
organizzazioni del settore, dall'associazione delle grandi istituzioni internazionali,
l'Institute of International Finance, a quella delle banche inglesi, la British
Bankers' Association, a quella delle banche europee, la European Banking Federation,
all'organismo che rappresenta gli operatori di mercato americani, la Securities
Industries Association, che ritiene che i suoi aderenti siano penalizzati dalle nuove
regole.
Molte delle critiche del settore privato sono state riassunte proprio a Dubai dal
presidente della Deutsche Bank e dell'Iif, Josef Ackermann, ricordando i nodi della
necessità di semplificazione (la terza bozza ammonta a oltre 200 pagine), della
prociclicità delle nuove regole, del coordinamento fra i diversi organi di
regolamentazione. Su quest'ultimo punto, le grandi banche hanno ottenuto l'importante
risultato di sedere allo stesso tavolo con il Comitato di Basilea e lo Iasb (l'organo
internazionale di vigilanza sui principi contabili) per armonizzare regole di
vigilanza e quadro contabile per le banche.
Ma a istillare i dubbi più forti su Basilea 2 sono stati soprattutto esponenti delle
autorità di vigilanza di diversi Paesi, al di là delle critiche di origine politica.
In particolare, John Hawke, il Controller of the currency, uno degli organismi di
vigilanza sulle banche Usa. Peraltro, gli Stati Uniti hanno deciso di applicare le
nuove regole solo alle 10 maggiori banche, sollevando perplessità sull'applicazione
universale in Europa. Gli americani insistono però che questo coprirebbe comunque il
99% delle attività internazionali del sistema bancario Usa.
L'opposizione della autorità di Cina e India a un'immediata applicazione di Basilea 2
alle proprie banche ha poi lanciato un segnale inequivocabile che, a differenza della
prima versione delle regole di Basilea, i nuovi comandamenti non si estenderanno tanto
presto ai Paesi emergenti.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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