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Basilea 2 senza ulteriori rinvii
di Adriano Leorato
Il Sole 24 Ore
Lunedì 8 ottobre 2007

Si è parlato a lungo di Basilea 2 con toni, a seconda del momento e dell'interlocutore, entusiastici o catastrofici. Ma non molto è accaduto il 1° gennaio 2007, data della sua entrata in vigore e qualcuno ha dedotto che i cambiamenti annunciati erano stati troppo enfatizzati. In realtà la sostanza dell'accordo decorre dal 1° gennaio 2008 perché il Basilea 2 prevedeva una clausola - e le banche l'hanno utilizzata -, che consentiva di continuare per un anno a calcolare il livello del capitale di vigilanza secondo quanto previsto dalla precedente disciplina. Poiché gli effetti sul rapporto banca-impresa sono legati ai nuovi obblighi di capitale, questi effetti sono sostanzialmente slittati al prossimo anno.
Ora che l'anno di transizione è ormai trascorso le conseguenze stanno per farsi sentire in tutta la loro potenzialità. Dunque torna di attualità chiedersi che cosa cambia; in particolare per le Pmi che presentano gravi lacune nella gestione finanziaria.
Il cambiamento non sarà traumatico, ma sarebbe un grave errore farsi abbagliare da questa gradualità e adagiarsi nell'illusione che si potrà continuare come in passato.
Nell'immediato le aziende che non si sono adeguatamente attrezzate avranno la possibilità di ridurre l'impatto di un cattivo rating rivolgendosi alle piccole banche. Queste infatti utilizzeranno il sistema standard, largamente sovrapponibile al Basilea 1. Non si può però ignorare l'esigenza di programmare l'adeguamento degli standard gestionali al nuovo scenario.
Infatti le banche primarie, che utilizzeranno il sistema Irb, potranno gratificare la clientela migliore con tassi molto favorevoli. Rispetto a questa clientela le banche che usano il sistema standard finirebbero per risultare non competitive se non dovessero mettere in piedi qualche correttivo.
Perciò anche per chi adotta il sistema standard l'introduzione di un sistema di rating diventerà comunque fondamentale per controllare il rischio e applicare condizioni differenziate per essere competitivi nei confronti dei buoni clienti senza scardinare gli equilibri economici.
Gradualmente il mercato spingerà tutte le banche ad allinearsi alle "best practices". Alla fine i clienti con una cattiva valutazione troveranno, in tutto il sistema, difficoltà a ottenere finanziamenti o li troveranno a costi molto elevati. Ottenere un buon rating diventa perciò fattore critico di successo e il rating dipende da fattori noti: scoring comportamentale, indici di bilancio, valutazioni sulle prospettive di settore, eccetera.
Alla luce di queste riflessioni riconosciamo le strade obbligate per le Pmi per non trovarsi emarginate o penalizzate nel soddisfacimento delle loro esigenze finanziarie.
L'importanza del cosiddetto scoring andamentale impone di dotarsi di strumenti adeguati di gestione tesoreria che comprendono il Gat (ndr: Gestione anticipata di tesoreria) e la capacità di conoscere e gestire una gamma di strumenti finanziari più articolata e personalizzata. Il bilancio dovrà mostrare maggior equilibrio nella composizione delle fonti e nella correlazione temporale fonti-impieghi. Ciò riporta a quel tipo di cultura finanziaria che include la capacità di pianificare uno sviluppo armonico attraverso ricorso a più fonti di capitale incluso l'accesso agli strumenti pubblici di sostegno, al capitale di rischio di investitori terzi, a forme di credito partecipativo, eccetera tutte soluzioni dove la capacità di presentare un business plan realistico e credibile, risulta fondamentale.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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