Basilea 2 si può migliorare aumentando la trasparenza
di Paola Jadeluca
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 3 marzo 2008
Credit crunch, fallimenti, gli ultimi casi di grosse sofferenze delle più grandi banche mondiali
sono la prova che, per quanto accurati, i controlli effettuati dalle autorità di vigilanza sul
credito non riescono a prevenire le grosse perdite. Negli Stati Uniti lo sanno bene, tanto che dal
1991 hanno adottato un modello di vigilanza sul credito che, sulla base di parametri oggettivi,
consente alle autorità di vigilanza di intervenire prima ancora che il capitale dell'istituto di
credito sia definitivamente esaurito. Lo scopo non è tanto quello di prevenire le crisi bancarie,
quanto di contenere il costo dei fallimenti bancari per i fondi di assicurazione dei depositi e per
l'Erario. E, in definitiva, anche per i risparmiatori. Le procedure americane, infatti, prevedono
interventi talmente tempestivi da scattare quando le banche sono ancora solventi, ovvero, al 2% del
valore del capitale in rapporto alle attività. Insomma, sempre in tempo per fornire a management e
azionisti la possibilità d'invertire la rotta, salvaguardando il capitale e, per quanto possibile,
gli interessi dei risparmiatori. Nella patria della deregulation e del mercato, la vigilanza
bancaria è soggetta a una legislazione che regolamenta in modo rigido controlli e attività degli
ispettori. Diverso è quello che si sta profilando con Basilea 2. Da una parte si prevede una
maggiore discrezionalità delle autorità di vigilanza, dall'altra è demandato al mercato un ruolo
più attivo nell'opera di correzione delle crisi bancarie. Ma senza dotare il mercato degli strumenti
idonei. E' quanto emerge da un approfondito studio di Marcello Luberti, economista e dirigente della
Banca d'Italia, che su "Banca, Impresa, Società" (n.2 del 2007) si sofferma su "L'opportunità di
cambiamento per il sistema di vigilanza bancaria in Italia offerto da Basilea 2".
Il nuovo accordo sul capitale delle banche da poco entrato in vigore prevede criteri e procedure
per il capitale minimo da mantenere a fronte dei rischi di credito e finanziari, e attribuisce alle
autorità di vigilanza il compito di verificare l'adeguatezza del capitale e di intervenire
prontamente quando questo non venga mantenuto nelle dimensioni richieste. Infine l'accordo prevede
la diffusione dei dati in modo che il mercato possa esercitare la sua influenza spingendo le banche
ad un comportamento disciplinato.
Tutto questo però potrebbe non bastare. Secondo l'analisi di Luberti c'è il rischio di un aumento
della discrezionalità delle autorità di vigilanza al quale si aggiunge anche il rischio di una
insufficiente trasparenza delle banche. Per evitarli, l'auspicio è il ricorso a regole più
oggettive per l'intervento delle autorità di vigilanza, basate sulla fissazione di livelli di
capitalizzazione delle banche, che andrebbero indicati preventivamente agli intermediari e al di
sotto dei quali l'autorità interverrebbe automaticamente. La tesi di fondo è che applicando la
filosofia della 'pronta azione correttiva' sul modello americano, insieme ad una efficace
disciplina di mercato, si potrebbe rispondere incisivamente alle criticità emerse nel sistema della
vigilanza sugli istituti di credito.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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