Basilea 2, soltanto un'impresa su tre è in regola
di L.D.O.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 22 settembre 2008
Solo un'azienda italiana su tre è in regola con i parametri di Basilea 2, l'accordo internazionale che lega i
criteri di concessione del credito a parametri oggettivi di affidabilità della clientela. Una situazione
preoccupante, a maggior ragione nella situazione attuale di mercato, caratterizzata da una restrizione del credito
a livello internazionale, con il conseguente innalzamento dei tassi praticati dalle banche. È la fotografia scattata
da Dun&Bradstreet, che gestisce un database con le informazioni di 448mila società di capitale italiane,
rappresentative di tutti i settori, dai trasporti alla distribuzione, dal commercio all'edilizia. La ricerca è stata
attuata attraverso un'analisi dello score quantitativo rilevabile dai bilanci. E' stato preso in considerazione il
livello di affidabilità delle aziende in merito a cinque parametri: la redditività (global e core business
performance e capacità di copertura degli oneri finanziari), l'efficienza (grado di ammortamento, politiche di
ammortamento e efficienza del capitale immobilizzato), la liquidità (solvibilità immediata e a breve e produttività
delle attività a breve), la solidità (livello di indebitamento ed equilibrio indebitamentofatturato) e infine lo
sviluppo (andamento dei ricavi, della redditività rispetto al costo del denaro, del valore aggiunto, del cash flow).
Il risultato finale dice che appena il 33% delle aziende italiane risulta in regola con i criteri di affidabilità
stabiliti su base internazionale; il 46% riceve una valutazione media (è cioè in regola solo parzialmente), il 21%
è lontano dal raggiungimento degli obiettivi richiesti. La situazione è ancora più preoccupante tra le piccolissime
imprese che fatturano fino a 50mila euro: in questa categoria risulta in linea con i parametri di Basilea 2 solo il
16%, quindi all'incirca una su sette. Il dato più elevato di aziende promosse si registra tra le realtà più grandi
(41%), vale a dire quelle con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro. "L'analisi per categorie dimensionali è
particolarmente preoccupante perché evidenzia che le difficoltà maggiori si trovano proprio in quel vasto tessuto di
piccole imprese che caratterizza il sistema produttivo del nostro paese", commenta Paolo Engheben, amministratore
delegato di Dun&Bradstreet Italia. "Alla luce dei fatti, l'introduzione di Basilea 2 costituisce un fatto positivo
perché aumenterà la diffusione fra le piccole le medie aziende del sistema di controllo di gestione e di
programmazione della attività economica finora trascurati".
Basilea 2 sta rivoluzionando i rapporti tra istituti di credito e imprese, rompendo con la tradizione dei giudizi di
merito soggettivi, a vantaggio di una classificazione del merito secondo parametri unanimemente riconosciuti. Di
conseguenza, oggi le banche sono chiamate ad analizzare i dati di ciascun'azienda per redigere una sorta di pagella
che ne attesti la solidità patrimoniale, l'affidabilità dimostrata nei precedenti rapporti con il sistema bancario e
la solvibilità. I tassi applicati diventano quindi proporzionali al giudizio espresso dall'istituto di credito: una
situazione che impone cambiamenti soprattutto tra le aziende più piccole, meno abituate a sistemi di certificazione
dei bilanci e alla presenza di professionisti interni chiamati ad approntare la documentazione richiesta allo
sportello.
A livello settoriale, la ricerca di Dun&Bradstreet rivela che sono l'agricoltura (con appena il 16% di aziende in
regola) e la finanza (22%) gli ambiti messi peggio in graduatoria. Mentre performance positive vengono registrate
dai comparti dei servizi (46% di aziende promosse), trasporti (37%), distribuzione (37%) e commercio all'ingrosso
(36%).
Sorprende il risultato della classificazione regionale. Difatti le regioni con il maggior numero di aziende medie e
grandi come Lombardia e Veneto si piazzano a metà graduatoria, mentre il primato va alla Campania, con il 53% di
aziende promosse, davanti a Lazio (54%), Liguria (51%) e Puglia (46%). Agli ultimi posti si piazzano, invece,
Umbria e Sardegna (entrambe con il 40%) e il Trentino (con il 39%). "I territori più avanzati sono quelli che per
primi hanno sperimentato programmi di collaborazione tra banche e imprese per adeguare i bilanci ai parametri
richiesti", conclude Engheben.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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