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Rassegna stampa - Documento |
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Basilea 2, tegola privacy sulle banche italiane
di Francesco Nati
Finanza & Mercati
Sabato 10 dicembre 2005
Non è Basilea2 la bestia nera di banche e imprese italiane, ma il nuovo Codice
deontologico per i Sic, promosso dall'Authority garante della Privacy, che
rischia di bruciare miliardi di euro e di dare un duro colpo alla
competitività del nostro Paese. La nuova normativa introdotta lo scorso
primo gennaio dall'Autorità incide profondamente sulle società che
gestiscono i sistemi di informazioni creditizie e che rappresentano per il
sistema bancario un punto di riferimento essenziale per conoscere il
livello di indebitamento dei loro creditori. Una sorta di centrali di
rischio private da cui dipende l'erogazione del credito e, di conseguenza,
il livello di sviluppo (investimenti) e dei consumi nel nostro Paese. I
Sic avranno, nei prossimi anni, un ruolo sempre più centrale proprio alla
luce della direttiva Basilea2, che richiede analoghi sistemi di
valutazione del rischio sul segmento retail. Con la raccomandazione che le
informazioni vengano conservate per almeno cinque anni. Condizione
ritenuta «essenziale» anche dalla Banca mondiale «per creare condizioni
adeguate di accesso al credito». Ebbene, proprio il nuovo codice
deontologico ha imposto ai Sic di abbassare tale soglia a tre anni, con
un'ipotesi di ulteriore riduzione a due. Una modifica considerata
pericolosissima dagli addetti ai lavori, soprattutto perché in contrasto
con i parametri che saranno adottati dagli altri Paesi europei. Una volta
recepita anche nel nostro Paese la direttiva Ue, le banche italiane
subiranno automaticamente un innalzamento dei requisiti patrimoniali
richiesti e saranno penalizzate in termini di competitività rispetto agli
istituti europei. Per non parlare dell'impatto sull'accesso al credito di
imprese e consumatori. Secondo Maurizio Liuti, communication manager di
Crif (società che gestisce il principale sistema di informazioni
creditizie operante in Italia), «l'impatto su queste due categorie sarebbe
di circa 2 miliardi (1,2 miliardi l'anno in meno sul totale dei mutui
erogati e circa 850 milioni sul credito al consumo)». Per avere un'idea
degli effetti sul sistema italiano, basta dare un'occhiata al Doing
Business 2005. L'indagine della Banca Mondiale condotta su un campione di
155 Paesi, rivela che la probabilità di ottenere un prestito bancario
passa dal 40 al 28% in assenza di informazioni creditizie registrate
presso i Sic. Sempre secondo la ricerca, nel 2004 l'indice dei diritti
delle informazioni sul credito (che varia da 0 a 6, dove i valori più alti
sono indicatori di disponibilità di maggiori informazioni sui Sic,
strumentali a facilitare l'accesso al credito) era nel nostro Paese pari a
6. «Con il nuovo codice - spiega Liuti - si prevede un declassamento
dell'Italia a un valore dell'indice non superiore a 3».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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