Basilea 3, imprese e banche chiedono più flessibilità
di Rossella Bocciarelli
Il Sole 24 Ore
Domenica 26 giugno 2011
L'appuntamento è per domani mattina a Bruxelles. Una delegazione ai massimi
livelli delle associazioni che rappresentano le imprese(Confindustria, Rete
Imprese Italia, Alleanza delle Cooperative Italiane) e delle banche (l'Abi)
sottoporrà al Commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Michel
Barnier, una proposta mirata a ridurre al minimo i possibili "effetti collaterali"
che potrebbero derivare al sistema produttivo dall'entrata in vigore dell'accordo
interbancario di Basilea 3.
Entro la fine di luglio, infatti, la Commissione europea metterà in consultazione
la bozza di direttiva europea (ma una parte della normativa dovrebbe vedere la
luce sotto forma di regolamento) che recepisce l'accordo, raggiunto a Basilea il
16 dicembre scorso, sui nuovi coefficienti patrimoniali delle banche. Per questo,
dopo aver introdotto il dialogo con il commissario Ue per l'industria, Antonio
Tajani, le banche e le imprese italiane presenteranno la loro proposta
direttamente al commissario Barnier che ha la responsabilità della trasposizione
delle nuove regole di Basilea nella Capital requirement directive (Crd 4).
La proposta avanzata non modifica l'impianto generale dell'accordo; come si sa, le
nuove regole prevedono un significativo incremento sia della qualità che della
quantità di capitale necessario alle aziende di credito, a regime attraverso
l'introduzione del "capital conservation buffer" innalza dall'8 al 10,5% il
requisito minimo patrimoniale complessivo. Semplicemente, la richiesta avanzata
dalle quattro associazioni è di "sterilizzare" l'aumento dei requisiti patrimoniali
a fronte di crediti concessi alle Pmi. Come? Introducendo un fattore correttivo
pari a 76,19%, da introdurre nella formula per il calcolo dei risk weighted assets
(la ponderazione per il rischio delle singole voci attive della banca) nel caso di
un prestito a un'impresa di piccole o medie dimensioni.
In pratica, l'incremento di riserva patrimoniale indotto dalle nuove norme di
Basilea verrebbe bilanciato da una sorta di "sconto" applicato a valle all'intero
meccanismo di calcolo, pari al 24% circa nel caso in cui la destinazione
dell'impiego creditizio è un'azienda piccola. La regola che le varie associazioni
delle imprese e delle banche italiane proporranno al commissario europeo non ha
di per sé nessuna caratteristica a raggio meramente nazionale. Infatti, se è vero
che la piccola e media dimensione è un tratto caratteristico dell'impresa italiana,
è vero anche che utilizzando la definizione europea (dove la piccola e media
impresa arriva fino ai 250 dipendenti) si scopre che le Pmi dal punto di vista
numerico sono il 99,8% delle aziende in Europa, che hanno un peso rilevante
sull'economia continentale perché danno lavoro a 90 milioni di occupati e che
generano il 58% dell'intero valore aggiunto europeo.
Queste aziende hanno una specificità: dipendono, ben più delle imprese di maggiori
dimensioni, dal credito bancario. Per l'esattezza, secondo i calcoli realizzati da
imprenditori e banchieri, fatto 100 il totale delle passività delle imprese
europee, nelle Pmi il debito incide per il 39% mentre nel caso delle grandi
aziende la fonte del credito bancario pesa per il 19 per cento.
Sterilizzare l'innalzamento del requisito patrimoniale nel caso dei crediti alle
Pmi permetterebbe quindi di contenere al minimo gli effetti indesiderati proprio
su quella parte di tessuto produttivo che, non solo in Italia ma anche a livello
continentale, dipende in via principale dal canale bancario come fonte di
finanziamento.
Le banche e le imprese italiane, del resto batteranno sull'esigenza di avere un
effettivo level playing field, un campo da gioco livellato in materia di regole
creditizie, ricordando a Barnier che, così come in occasione dell'approvazione
di Basilea 2 gli Stati Uniti hanno trasposto le regole in maniera tale che ancor
oggi nessuna banca americana le ha effettivamente applicate, c'è ora il rischio
che questo approccio venga seguito anche per quanto riguarda Basilea 3,
soprattutto per quel che riguarda quelle categorie di banche americane che operano
a livello prevalentemente nazionale e locale. In altre parole negli Usa Basilea 3
potrebbe venire applicata solo per le grandi banche a raggio operativo
internazionale. Tanto più importante, quindi, secondo gli autori della proposta,
arrivare a un'emanazione di norme comunitarie di recepimento delle regole di
Basilea che garantiscano condizioni non penalizzanti per la crescita dell'economia.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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