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Rassegna stampa - Documento |
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«Basilea 3 non ha i tempi giusti»
di Mara Monti
Il Sole 24 Ore
Martedì 24 agosto 2010
«A settembre studieremo nuovi prodotti per migliorare il rapporto banche e imprese perché è necessario individuare
soluzioni giuste per un credito più equilibrato e meno costoso». Parte dal basso, dalle piccole e medie imprese,
le più colpite dalla crisi finanziaria, la prima uscita pubblica del presidente dell'Abi Giuseppe Mussari. E sceglie il
palcoscenico del meeting di Comunione e Liberazione per presentare il suo programma davanti ai rappresentati della
Confartigianato e dell'Unioncamere che lamentano le difficoltà di questi anni di tanti loro iscritti per evitare di
portare i libri in tribunale.
Il dito è puntato troppo spesso verso gli istituti di credito, criticati perché ritenuti poco sensibili alle istanze
delle aziende, specie se piccole o medie. Mussari sembra avere raccolto le critiche e la necessità di impostare un
lavoro comune perché «gli interessi delle banche e delle imprese sono allineati».
A cominciare da Basilea 3, un provvedimento che, seppur indispensabile, secondo il numero uno dell'Abi «non ha tempi
giusti» e rischia, così, di rendere più complicata la ripresa. E non solo. «Non è accettabile che siano penalizzati i
sistemi che hanno meglio resistito alla crisi» come l'Italia e il Canada. «Quello che abbiamo chiesto dopo le ultime
modifiche è di valorizzare la specificità degli attivi delle banche italiane, cominciando a cambiare il meccanismo
delle imposte differite».
La platea è attenta alle parole di Mussari, molti sono piccoli imprenditori, una classe che secondo un'indagine
dell'Unioncamere è sempre più vecchia se è vero che crescono gli iscritti over 70 e diminuiscono i giovani, come spiega
il presidente Ferruccio Dardanello. Al suo fianco il suo omologo della Confartigianato Giorgio Guerrini, secondo il
quale anche nei momenti più bui ogni giorno in 2mila si iscrivono alla Camera di Commercio e scelgono la strada del
rischio di impresa.
A loro Mussari risponde che «dalla crisi abbiamo ereditato bilanci più brutti, conti congelati, un credito più
difficile e costoso. Dobbiamo trovare una soluzione giusta, più equilibratamente facile e meno costosa. Dobbiamo
ragionare sul tema delle garanzie che ci sono e ci possono essere sul patrimonio. Le imprese hanno bisogno di nuovo
credito per riprendere la salita». Tra gli strumenti citati c'è il fondo di garanzia per le imprese «ma probabilmente
dobbiamo ragionare in termini di strumenti esistenti e nuovi».
Bisogna ricominciare da qui, col ridare fiducia alle imprese, un rapporto che troppo spesso si è limitato
all'intermediazione dei prodotti finanziari; ora bisogna andare oltre, «sforzandosi di capire le esigenze delle famiglie
e delle imprese», spiega Mussari trovando d'accordo un altro banchiere, Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco
Popolare. Un nuovo rapporto che passa anche attraverso un nuovo linguaggio, ritenuto dal numero uno dell'Abi troppo
autoreferenziale, troppa carta come nel caso di «PattiChiari». «In quanti leggono tutte le carte che inviamo? La
trasparenza troppo spesso è un simulacro di una conoscenza che rasenta lo zero». A questo punto l'analisi del numero
uno dell'Abi diventa ruvida: «Dietro questa crisi c'è anche il tema del linguaggio e del potere degli acronimi
utilizzati da chi ci ha condotti fino a qui». Un esempio per tutti è l'utilizzo di Pigs (maiali) per indicare i paesi
europei che versano in una difficile situazione finanziaria: «Chi vuole darci lezione ha bisogno, invece, di buone
letture per migliorare il livello del suo lessico e per non dare del "maiale" a nessuno».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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