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Beni e servizi «pesano» in busta paga
di Rosanna Santonocito
Guida benefit in azienda - Il Sole 24 Ore
Lunedì 4 aprile 2005

I benefit sono una componente fondamentale del sistema di Total Reward, per usare un termine inglese in auge nelle direzioni Risorse umane. Mentre il pacchetto remunerativo soddisfa i bisogni finanziari delle persone, quello dei benefit comprende diverse forme di ricompensa in natura che si estendono a una serie di strumenti e beni accessori indispensabili per svolgere un lavoro (come nel caso dell'auto per un venditore) e corrispondenti a requisiti legati al ruolo. E' il caso dei benefit si "status" per i manager: la carta di credito di prestigio, assicurazioni e coperture mediche, convenzioni particolari.
Una tendenza recente vede diffondersi anche in Italia le politiche di gestione del personale che accanto ai classici fringe benefit (beni e strumenti correlati all'attività) offrono nei pacchetti un ampio spettro di servizi che aiutano a bilanciare la sfera privata e la vita professionale del dipendente: asili nido, palestra dentro l'azienda, lavanderia interna. L'obiettivo voluto è garantirsi una forza lavoro stabile e produttiva, attrarre e trattenere talenti e professionalità.
Sullo stato dell'arte dell'applicazione di questi strumenti da parte delle organizzazioni e sulle aspettative dei dipendenti ha indagato il rapporto OD&M, società specializzata nelle indagini retributive (il cui sito è www.odmconsulting.com) con una survey condotta in collaborazione con Lavoro&Carriere nel mese di gennaio su 2.560 partecipanti (occupati in aziende di tutte le dimensioni) che hanno risposto a un questionario online. A loro è stato chiesto quali sono i benefit già posseduti, quali quelli più ambiti, quale peso ha il loro pacchetto benefit rispetto alla retribuzione totale, che valore attribuiscono a questo tipo di offerta nella scelta di un posto di lavoro.
Risulta dunque dallo studio che le nuove forme di benefit non sembrano essere un elemento differenziante e particolarmente attraente per i dipendenti, che preferiscono sempre (almeno in prima battuta) puntare ai benefit più comuni: autovettura, copertura spese mediche, cellulare, previdenza integrativa. D'altro canto, tra i benefit desiderati emergono con decisione quelli che estendono la necessità di supporto alla famiglia (piani di protezione della famiglia in caso di decesso del dipendente, coperture mediche per tutti, borse di studio per i figli, asilo nido convenzionato o interno, scuola materna convenzionata, baby parking e doposcuola, campus estivo) e che invece le aziende sembrano considerare di meno nelle formule erogate fino a questo momento. Mobilità, salute e previdenza sono le categore di bisogni più sentiti: in questo caso, però, le aziende stanno rispondendo con servizi ad hoc. Nella scelta di un posto di lavoro i benefits influiscono decisamente e rappresentano - specie per chi già può contare su un buon stipendio - un elemento discriminante tra un'azienda e l'altra. Nonostante questo, il valore percepito dai lavoratori dell'intero pacchetto benefit di cui dispongono non supera, in media, il 10% della retribuzione. Un dirigente su 10 valuta il peso dei benefits superiore al 20% della busta paga. Uno su cinque pensa che i benefit valgano tra il 10 e il 20% della retribuzione base; un dirigente su tre percepisce un valore compreso tra il 5 e il 10%; il 16% afferma che il proprio pacchetto vale meno del 5%; circa un quarto non sa come calcolarlo.
Tra i quadri, il dato è in linea con quello dei manager: il 26% degli intervistati non riesce a stimare il peso dei benefit che possiede; tra gli impiegati il 24 per cento. Il motivo? Buona parte delle aziende che, pure, sceglie di puntare su queste politiche non dedica sufficiente attenzione alla comunicazione sui temi della retribuzione e questo influisce direttamente sul valore percepito: ciò che non si conosce, non si apprezza.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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