La Borsa italiana bocciata all'esame della storia
di Giuseppe Turani
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 17 febbraio 2003
Come di consueto, Mediobanca ha prodotto anche quest'anno i grafici
riassuntivi dell'andamento della Borsa italiana dal 1928 fino ai
giorni nostri. Grafici che riproduciamo qui accanto. Il primo
grafico mostra le due facce della luna. Una linea, infatti,
rappresenta l'andamento della Borsa italiana nel tempo, e c'è una
grande crescita. Si parte nel lontano 1928 quasi da quota zero e poi
si sale, soprattutto grazie alla fortissima impennata che parte a
metà degli anni Ottanta, fino a quota 45 mila. Poi c'è lo sboom
della bolla Internet e si scende intorno a quota 25 mila. Ma,
insomma, è sempre una gran bella corsa. E vien da pensare che chi ha
investito sulla Borsa e poi è rimasto buono e tranquillo in attesa
dei risultati è stato premiato. In realtà, basta guardare la
seconda linea dello stesso grafico per capire che la storia non è
affatto questa. La storia vera della Borsa italiana è esattamente il
contrario. La seconda linea, infatti, è stata costruita con gli
stessi dati della prima, solo che i dati sono stati deflazionati.
L'indice di Borsa, cioè, è stato corretto con l'andamento
dell'inflazione.
E qui si vede il disastro.
L'indice "corretto" parte infatti da quota 100 nel gennaio del 1928
e in un paio di occasioni (1029) e 1945) va al di sopra di quota
100. Ma per tutto il resto del tempo rimane largamente al di sotto
di quota 100. L'investimento in Borsa, insomma, visto nell'arco di
settant'anni e corretto con l'inflazione non ha messo nemmeno al
riparo i risparmiatori dalla crescita dei prezzi. In pratica, un
disastro completo. In base ai conteggi di Mediobanca, se l'indice
di Borsa "corretto" viene posto uguale a 100 nel gennaio del 1928,
nel gennaio del 2003 si trova a quota 18,7. Non solo non è stato
protetto niente, ma il 70 per cento dell'investimento iniziale è
andato in fumo. Qui si potrebbe aprire un bel dibattito per capire
se la colpa è della Borsa, che si è mossa poco, o dell'inflazione,
che si è mossa così tanto e così in fretta, da rendere impossibile
una sua copertura da parte della Borsa. Ma il risultato non
cambia.
Per fortuna, giusto per non
spaventare eccessivamente la gente. Mediobanca ha disegnato anche il
grafico numero 3 In pratica si tratta sempre dell'indice di Borsa
"corretto" dall'inflazione ma "total return ". Questo significa che
si procede come se ogni anno l'investitore reinvestisse tutti i
dividendi incassati: non ritira niente e reinveste tutto. In questo
caso le cose vanno un po' meglio. Posto l'indice "total return" pari
a 100 nel gennaio del 1960. Si vede che si muove sempre in perdita,
tranne per un breve periodo verso la fine degli anni Novanta. Poi,
con lo scoppio della bolla Internet nella primavera del 2000, si
torna di nuovo rapidamente in negativo. Da questo insieme di
grafici si ricava una sensazione (forse anche qualcosa di più). Non
è vero, intanto, che nel lunghissimo periodo la Borsa italiana
consente a tutti di guadagnare. Si perde, e anche molto. Per vedere
come si fa a guadagnare bisogna esaminare con cura il grafico numero
2, che mostra l'andamento della Borsa dal 1945 ai giorni nostri. Si
vede che ci sono delle brevi accelerazioni, seguite poi da lunghi
periodi di depressione. I soldi si fanno che uno è bravo nel
cogliere al volo questi periodi di accelerazione. In Italia di
queste accelerazioni ce ne sono state tre: miracolo economico,
ristrutturazione industriale anni 80, privatizzazioni aziende
pubbliche (dal 1992 in avanti). Per il resto, buio e
sfortuna.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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