Borse, il ritorno delle matricole
di Luca Pagni
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 25 gennaio 2010
Eppur si muovono. Nei paesi emergenti addirittura corrono. Con la ripresa delle
Borse nella seconda parte del 2009, si è riaccesa la febbre delle matricole.
Più forte nei paesi in cui il Pil è cresciuto a ritmi sostenuti, come la Cina o
il Brasile. O nei sistemi tradizionalmente abituati a reperire fondi sul mercato
come negli Stati Uniti. Ma anche la vecchia Europa ne è stata contagiata. Una
corsa alle nuove Ipo sollecitata da fondi e istituzioni finanziarie, bisognose
come mai prima d'ora di investimenti su cui convogliare liquidità in eccesso,
soprattutto dopo il drastico calo dei rendimenti dei titoli obbligazionari.
La ripresa del mercato delle matricole è testimoniato dai dati. Secondo una
ricerca Ernst&Young, dopo un anno di stasi, nel terzo trimestre del 2009 c'è
stato un boom delle quotazioni, trainato in particolare dalle piazze di Shanghai
e New York: da giugno a settembre, sono arrivati 149 debutti per un totale di
37,8 miliardi di capitale raccolto, in crescita del 292% rispetto al primo
trimestre dell'anno. In testa la Cina, con sette delle dieci principali Ipo e con
il 63% della raccolta complessiva. E, subito dopo gli Usa, troviamo l'India.
Secondo Thomson Reuters per l'intero 2009 la crescita è stata dell'11,6% per un
controvalore di 107,5 miliardi di dollari. Non è un caso allora, che il debutto
più atteso per l'inizio del 2010 avvenga su un mercato orientale: mercoledì 27 a
Hong Kong è previsto il primo giorno di contrattazione di Rusal, il colosso russo
dell'alluminio che in fase di Ipo ha raccolto 2,2 miliardi di dollari.
E in Europa? Anche qui arrivano i primi segnali di miglioramento. Per gli analisti
di PricewaterhouseCoopers nel terzo trimestre 2009 ci sono stati 44 nuovi ingressi
con 1,8 miliardi di euro di raccolta, non moltissimi ma comunque in risalita
rispetto ai 28 debutti del trimestre precedente (con solo 456 milioni raccolti).
Tra i dati non manca qualche sorpresa, come il sorpasso di Euronext
(Parigi-Amsterdam) su Londra: l'anno passato la prima ha visto 39 Ipo totali,
contro le 25 di Londra. Non solo. Sempre secondo gli esperti di Price, le
previsioni per il 2010 sono ancora più favorevoli: «Dopo più di un anno di scarsa
attività in Europa - scrivono - il mercato delle Ipo mostra segnali di ripresa,
anche se si registra una certa pressione sui prezzi».
Di tanta effervescenza dovrebbe beneficiare nei prossimi mesi anche Borsa Italiana.
Tutti gli operatori attendono con impazienza una quotazione di peso
obbligatoriamente con esito favorevole che faccia da traino a tutto il sistema e
convinca quella dozzina di Pmi che già nel 2008 avevano predisposto i documenti
per la quotazione a rompere gli indugi. Il candidato a guidare il gruppo è già
stato individuato: si tratta di Fideuram, la società del risparmio gestito di
Intesa Sanpaolo, come ha confermato proprio la settimana scorsa l'ad Corrado
Passera (ne parliamo più diffusamente in un articolo nella pagina a fianco; ndr:
non disponibile). Ma c'è grande attesa anche per un'altra operazione di cui si
parla almeno da sei mesi: il collocamento di Enel Green Power, lo spin off del
gruppo guidato da Fulvio Conti in cui sono confluite tutte le attività sulle
rinnovabili, diventato uno dei primi gruppi al mondo nel settore. In entrambi i
casi, i tempi non sono brevissimi. Per un semplice motivo: a questo punto, le
società vogliono arrivare alla quotazione presentando il bilancio del 2009, oltre
ad assicurarsi che la ripresa delle borse si consolidi nel primo trimestre
dell'anno.
In ogni caso archiviato il 2009 che passerà alla storia recente della Borsa come
il peggiore dal punto di vista dei nuovi ingressi (uno solo al listino principale
e 6 sull'Aim, il listino dedicato alle pmi), anche per Borsa Italiana si
intravedono i primi segnali di inversione di tendenza. Il primo lo segnala uno dei
manager di punta di una primaria banca d'affari italiana: «E' il mercato che
chiede l'ingresso in Borsa di nuove società: ci sono molti fondi che hanno una
grande liquidità da investire e sono alla caccia di aziende che abbiano una buona
redditività».
Non a caso, solo pochi giorni fa è stato firmato un accordo tra Borsa Italiana e
l'Abi (l'associazione delle banche italiane) per «promuovere la quotazione, come
strumento di crescita e di competitività delle aziende, sviluppare l'attività
degli intermediari italiani che operano sul mercato azionario e far crescere
l'industria degli investitori istituzionali in titoli azionari». Un accordo per
ora molto teorico, ma che fa coppia con il progetto di costituzione di un fondo a
sostegno di quelle Pmi che vorranno fondersi per creare campioni nazionali in
grado di fare acquisizioni all'estero. Uno strumento che sarà finanziato da
Intesa, Unicredit e Mps, nonché dalla Cassa Depositi Prestiti. E la quotazione in
Borsa è uno dei percorsi per rafforzare ulteriormente il capitale dei nuovi
"campioni".
Ma se il mercato è in cerca di altri segnali positivi, li può trovare nelle ultime
due matricole approdate a Piazza Affari: Yoox e Tbs. La prima è addirittura
ascrivibile alla categoria panda, essendo l'unica matricola del listino principale
di tutto il 2009. Per chi ha investito nel leader delle vendite on line di
abbigliamento "griffato" si tratta, per il momento, di un affare: offerta al
mercato a 4,3 euro, dal 3 dicembre scorso giorno del debutto, ha guadagnato circa
il 25%. Ha corso meno Tbs group, l'ultimo ingresso nel listino delle Pmi (Aim
Italia). Dal debutto è, comunque, salita del 10% e grazie ai 100 milioni incassati
dalla quotazione può guardare ai mercati in cui la società che opera nel settore
dell'ingegneria clinica e della telemedicina non è ancora presente, a partire
dall'area del Golfo. I manager hanno dichiarato che in un prossimo futuro la
società passerà al settore dello Star.
Nonostante questi due piccoli "successi", tra le società che hanno dichiarato di
essere pronte al salto in Borsa prevale ancora la prudenza. Il perché lo spiega
Claudio Palladi, amministratore delegato di Grandi Salumifici, la società nata
nel 2000 con l'unione tra la cooperativa emiliana Unibon e il gruppo altoatesino
Senfter, prima società italiana per esportazioni e per market share con un
fatturato che a fine 2009 supera i 500 milioni: «Abbiamo ripreso in mano il
dossier che avevamo accantonato all'inizio del 2008 racconta il manager e anche
nel prossimo consiglio di amministrazione, pur non all'ordine del giorno, faremo
il punto della situazione. Abbiamo ripreso anche gli incontri con Mediobanca e
pensiamo che il 2010 sia l'anno giusto per riaccendere i motori».
Così come Palladi, altri manager stanno riaprendo i dossier precipitosamente
chiusi due anni fa. Da Ansaldo Energia (gruppo Finmeccanica) a Kos (l'ex Hss), da
De Cecco (alimentare) a una pattuglia di piccole e medie imprese che hanno come
prima destinazione l'Aim, non sono poche le società pronte a sfruttare la Borsa
come occasione per trovare nuova liquidità da usare per espandersi ulteriormente.
Sempre che la ripresa dei mercati prosegua nei prossimi mesi.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|
 |
|