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Buffett difende Moody's. Ovvero, quando l'«oracolo» non vuole prevedere il futuro
di Vittorio Carlini
Il Sole 24 Ore
Lunedì 3 maggio 2010

Warren Buffett, nel mondo della finanza, è conosciuto come l'oracolo, precisamente di Omaha, cittadina dove è nato nel 1930. Un "guru" di Wall Street che sempre si è "vantato" di avere un approccio semplice, fondamentale all'investimento. Niente "stranezze": acquistare un titolo azionario vuole dire acquistare una società, il suo core business. Vuole dire conoscere l'azienda, capirne il modello di business e il settore in cui opera. Tanta semplicità, e capacità di analisi, non gli hanno però permesso di conoscere a fondo Moody's, l'agenzia di rating. Di cui peraltro, la sua Berkshire Hataway possiede circa il 13% del capitale (una partecipazione arrivata anche a circa il 20%).
Del "distacco" e lontananza dalla società che "dà" i voti sul credito aziendale e sovrano ne offre un resoconto il New York Times di oggi. Buffett è stato chiamato a testimoniare davanti alla Financial Crisis Inquiry Commission che sta investigando le cause della crisi globale e i salvataggi governativi delle banche. «Non sono mai stato negli uffici di Moody's - ha detto Buffett-. Non so nemmeno dove si trovano. L'unica cosa che so è che il suo modello di business è straordinario». Un riconoscimento, quest'ultimo, che passa in secondo piano rispetto alla presa di distanza dall'azienda. E si può ben capirlo, il "povero" Buffet: la Commissione si sta chiedendo com è possibile che Moodys, insieme a Standard & Poor's e Fitch, abbiano dato il livello di "top investment grade" a quei prodotti finanziari garantiti da mutui che, subito dopo il collasso del mercato immobiliare, furono degradati a "spazzatura".
Ma lui, l'oracolo di Omaha, in questo caso non aveva conoscenza del modus operandi dell'agenzia di rating. Buffett, riporta sempre il foglio newyorkese, ha fatto un semplice esempio: la sua Berkshire Hataway possiede azioni della Johnson & Johnson, che di recente ha ritirato dal mercato alcuni prodotti. Ebbene, lui nulla sapeva delle attività lavorative interne dell'azienza ma avuto fiducia nel gruppo perché il management è di livello. E poi, ha aggiunto, «Bershire Hathaway ha circa 260mila dipendenti. Certamente qualcuno starà facendo qualcosa di sbagliato in questo momento: sarebbe bello poterlo individuare». Ma, evidentemente, è impossibile.
Già impossibile. Solo che Phil Angelidis, presidente della Commissione, ha ricordato: «Qui si parla di un fallimento sistemico», ben diverso dalla semplice maleffata di un singolo impiegato. Una considerazione che, ovviamente, non ha convinto Buffett. Per l'oracolo di Homaha, l'agenzia di rating non ha fatto né meglio né peggio di tanti altri attori in quel di Wall Street nel (non) prevedere il fiasco finanziario. «Nessuno in America pensava che i prezzi delle case sarebbero caduti in maniera così drammatica. Moody's si è sbagliata ma anch'io mi sono sbagliato». E se sbaglia l'oracolo, allora tutti sono giustificati nell'errore.
Solo che, come riporta il New York Times, le cose non sembrerebbero stare proprio così. La Commissione ha ascoltato come testimoni molti impiegati (o ex dipendenti) dell'agenzia di rating americana. E, com'era facile prevedere, proprio dagli "ex" sono arrivate delle descrizioni non proprio edificanti. Mark Froeba, ex senior vice presidente della compagnia, ha detto che gli analisti avevano quale priorità mantenere le quote di mercato e non fare giusti rating. «Chi cooperava - ha specificato Froeba - prendeva più alti salari, maggiori bonus e veniva promosso. Chi invece non si adeguava veniva spesso licenziato».
Insomma, il tema non solamente quello di non riuscire a prevedere come possa evolversi il futuro. Il tema è quello del conflitto d'interesse. E, sia permesso dirlo, che un oracolo non sia in grado di individuarlo... bè, perlomeno, fa pensare che Omaha voglia fare un po' meno l'oracolo, in alcuni (voluti) precisi casi.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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