Bund tedeschi o treasury americani? Fare fronte all'isteria dei mercati
di Matteo Battaglia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 24 ottobre 2011
Mercati senza bussola, in preda all'agenda politica europea. "Sarà il G20 del
tre e quattro novembre e non l'andamento delle variabili macroeconomiche a
stabilire se le piazze finanziarie si riprenderanno o meno", spiega Luca
Mezzomo, responsabile ricerca macroeconomica presso Intesa Sanpaolo. Il quadro
che emerge dagli ultimi turbolenti mesi di Borsa non lascia scampo. I semplici
rumor di nuovi interventi dell'Efsf, il Fondo salva Stati europeo, sono in
grado di mettere le ali alle Piazze finanziarie. Mentre, solo il giorno dopo,
un richiamo del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, sul debito
dei Paesi periferici è sufficiente ad azzerare i rialzi della seduta
precedente. Il risultato è un sali e scendi continuo con la volatilità che si è
riportata ai livelli di fine 2008, quando eravamo in piena tempesta finanziaria
ed economica. I dati macroeconomici del terzo trimestre sono stati superiori
alle stime. Le richieste di disoccupazione e le vendite al dettaglio in Usa
indicano per il terzo trimestre un Pil (ricchezza prodotta da un Paese) sopra
le aspettative (il dato verrà pubblicato in settimana). Anche in Europa la
produzione industriale ha mostrato segnali di miglioramento. Ma non è servito a
rasserenare i mercati. Rimangono le ombre sulla crescita nel 2012. Il mercato
del lavoro e quello immobiliare americano non registrano un recupero
significativo, come mostrano altri indicatori macroeconomici. Senza una ripresa
del reddito disponibile, non può ripartire la spesa per i consumi che da sola
incide per il 70% del Pil Usa. A fine settembre il Fondo monetario
internazionale ha tagliato le stime di crescita per Eurolandia e gli Stati
Uniti. Il Pil dell'area euro crescerà quest'anno dell'1,6% e il prossimo
dell'1,1%, ovvero 0,4 e 0,6 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni
di giugno. La frenata degli Usa è più decisa: il Pil nel 2011 salirà dell'1,5%
(meno 1 punto percentuale rispetto a giugno) e dell'1,8% nel 2012. In questo
clima di incertezza gli investitori riscoprono i beni rifugio come l'oro o i
titoli di Stato tedeschi (bund) e americani (treasury). "I bund e treasury oggi
offrono rendimenti negativi, sotto quasi un punto percentuale rispetto
all'inflazione", spiega Mezzomo. Questo significa che gli investitori scappano
dai mercati azionari o dalle obbligazioni dei Paesi periferici per acquistare
titoli degli Stati ritenuti più solidi, pur consapevoli che l'inflazione
eroderà il loro investimento. Il timore è di perdere molto di più investendo in
un debito sovrano o, addirittura, in una moneta che domani potrebbe svalutarsi.
Secondo Nouriel Roubini, docente della New York University, tra i più ascoltati
economisti perché predisse la crisi 2008, Italia e Spagna si riveleranno
insolventi, ovvero saranno costrette a rimborsare meno del debito emesso.
Un'ipotesi peggiore prevede addirittura l'abbandono dell'euro. In quel caso è
probabile che i titoli degli Stati periferici vengano convertiti in una moneta
più debole rispetto alla futura valuta tedesca. Sembra fantafinanza, ma in
Borsa il copione è da mesi lo stesso: mercati giù e spread, differenziali tra
Bund e titoli di Stato dei Paesi periferici, che si allargano. "Fuori
dall'Europa diversi fondi scommettono, che nel giro di due anni, l'euro non
esisterà più, per questo investono in titoli di Stato tedeschi o americani,
vendendo azioni", spiega Mezzomo che aggiunge: "E'uno scenario che non sposo.
La volontà politica sul mantenimento della moneta unica è forte e le
conseguenze di un suo abbandono sarebbero difficili da gestire". Per uscire da
questa spirale l'unica soluzione è politica. Il timore però è quello che i
lunghi tempi dell'agenda europea non rispettino quelli dei mercati.
Probabilmente il prossimo G20 indicherà una linea economica e finanziaria che i
politici europei intenderanno seguire. I mercati non attendono più solo segnali
forti ma vogliono conoscere nel dettaglio quali saranno le modalità
tecniche per affrontare la crisi. Una soluzione potrebbe essere quella di
adottare la proposta della compagnia di assicurazione tedesca Allianz. Come già
sperimentato negli Usa, il fondo salva Stati avrebbe solo il compito di
garantire, fino una certa quota, la perdita sui titoli sovrani in difficoltà.
In cambio i Paesi periferici dovranno accettare un piano di rientro del debito
a tappe forzate. "In questo modo basterebbe assicurare il 25% dei debiti meno
solidi per dare un forte impulso ai mercati azionari", conclude Mezzomo.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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