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Rassegna stampa - Documento |
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Cercasi rating su misura per le Pmi
di Chiara Bussi
Il Sole 24 Ore
Lunedì 7 marzo 2011
C'è una zona d'ombra che il rating non riesce a individuare per valutare il profilo di rischio delle Pmi. La
stella polare che guida le banche e consente di passare le imprese ai raggi X per decidere se e a quali
condizioni aprire i rubinetti, non basta per intercettare la traiettoria dei "piccoli" che cercano di cogliere
la ripresa.
Se ne sono accorte le banche, che stanno lavorando alla ricerca di nuovi modelli di valutazione. E lo chiedono
a gran voce anche le imprese. L'ultima conferma arriva da un progetto-pilota realizzato dalla società di consulenza
Alétheia e già applicato in uno dei maggiori gruppi bancari. Una sorta di stress test su un campione di 500
piccole e medie imprese per mettere a confronto il rating tradizionale con un nuovo modello basato sulla
valutazione "esperienziale" dei progetti dell'azienda.
I risultati parlano chiaro: nel 27% dei casi i giudizi ottenuti con il nuovo modello sono stati peggiori delle
valutazioni automatiche espresse dal rating, mentre nel 17% dei casi sono stati migliori. Per il 56% delle Pmi
sotto esame, invece, il voto è rimasto invariato. «Il rating - spiega il presidente di Athéleia, Franco Rebuffo -
mostra il posizionamento dell'azienda, ma non racconta il suo percorso di sviluppo: si basa su una serie di dati
di cui il bilancio annuale è l'estrema sintesi, che richiedono tempo per la loro rielaborazione: esiste così uno
scarto temporale, una sorta di blackout che non consente di cogliere la situazione in divenire». Occorre dunque
«integrare un modello tradizionale basato su un algoritmo con un'istantanea sull'esperienza dell'azienda», dice
Rebuffo, che illustrerà il suo progetto nel corso di un convegno dedicato al tema del «Credito alle imprese in
tempi di instabilità», domani nella sede di Assolombarda a Milano.
Nelle banche è già iniziato il percorso alla ricerca di nuove costellazioni per farsi guidare alla scoperta delle
Pmi e dare maggior voce agli aspetti qualitativi del rating. Così, oltre al classico foglio excel con l'algoritmo
che riassume i dati di bilancio, è sempre più frequente un questionario sui rischi del business e viene dato un
maggiore peso al giudizio del gestore che rappresenta l'interfaccia della banca con l'azienda. Intesa Sanpaolo,
dice Carlo Berselli, responsabile della direzione marketing imprese, «ha realizzato modelli di rating con
componenti che assumono pesi differenti a seconda delle dimensioni della controparte: ciò comporta, che per
quelle piccole e piccolissime, che non presentano bilanci particolarmente strutturati, il rapporto e il giudizio
del gestore è un elemento di particolare rilievo. Così, al di là del bilancio, per considerare l'erogazione del
credito prendiamo in considerazione anche i piani di sviluppo, i progetti, il livello di innovazione, il management,
oltre alla capitalizzazione e alla struttura finanziaria. Ma sono importanti anche le storie dell'azienda e la
relazione e la conoscenza che sviluppano la fiducia».
La classificazione dei rischi della galassia del credito cooperativo, afferma il direttore generale di Federcasse,
Sergio Gatti, «punta a evitare la spersonalizzazione del processo del credito, soprattutto per le Pmi ed è fondato
su una profonda conoscenza delle strutture socio-economiche locali e sull'intensità delle relazioni con la
clientela».
Le imprese riconoscono gli sforzi del sistema bancario e si interrogano sulla necessità di un nuovo linguaggio tra
i due attori in scena. «Il contesto economico attuale - spiega il presidente di Assolombarda, Alberto Meomartini -
rende indispensabile un atteggiamento particolarmente attento alla selezione del credito, ma questa selezione
dev'essere intelligente». Il mondo imprenditoriale, prosegue il presidente di Assolombarda, «talvolta soffre di
rapporti discontinui con il settore bancario: serve un linguaggio comune e una buona dose di elasticità». Negli
ultimi due anni a livello nazionale, così come in Lombardia, sono stati fatti «importanti passi avanti per ridurre
le asimmetrie tra i due mondi e uniformare il linguaggio». Tra questi, Meomartini cita lo sportello "Più trasparenza
e più fiducia" creato da Assolombarda per aiutare le Pmi a presentarsi in modo diverso davanti alle banche
sottolineando gli aspetti qualitativi dell'impresa. «È un percorso continuativo - precisa - che non si esaurisce qui
ed è fortemente ancorato al territorio».
I lavori sono in corso, dunque, ma per gli esperti che seguono da vicino il mondo dei "piccoli" serve uno slancio
aggiuntivo. Per Stefano Manzocchi, direttore della Luiss Lab of European Economics, «la tendenza in atto è un
segnale importante, ma al di là delle dichiarazioni d'intenti le banche devono dimostrare che vogliono davvero
"sporcarsi le mani" con le Pmi. Devono saper valutare meglio i progetti dei "piccoli" lungo due direttrici: il
capitale umano e la gestione da un lato e i mercati di riferimento dall'altro». Per farlo è però necessario un
salto culturale, conclude Paolo Preti, docente di organizzazione delle Pmi all'Università Bocconi di Milano:
«Il rapporto personale tra banca e impresa non deve essere limitato alle senzazioni e alle intuizioni, non servono
burocrati, ma operatori dotati di cultura imprenditoriale che sappiano valutare l'impresa al di là dei numeri».
* * *
Il confronto
Giudizio più severo: 27%
Percentuale di imprese che con il nuovo modello di valutazione ha registrato un peggiormanento del merito di
credito.
Upgrading: 17%
Percentuale di imprese che con il nuovo metodo di valutazione hanno registrato risultati migliori rispetto al
rating tradizionale.
Giudizio invariato: 56%
Percentuale di imprese che hanno registrato lo stesso giudizio sul merito di credito con il rating tradizionale
e il nuovo modello.
Gli strumenti
01. Il rating
Il rating è un indicatore sintetico del rischio in un intervallo di tempo definito ed è determinato da un modello
di valutazione. Serve a verificare la capacità di un'azienda di generare risorse adeguate a soddisfare il servizio
di debito e le modalità con cui vengono generate. Per la formulazione vengono esaminate la redditività, la
sostenibilità economica del debito finanziario e la gestione del circolante. Viene periodicamente controllato e
aggiornato (almeno una volta all'anno).
Il sistema di determinazione del rating si articola nei seguenti moduli:
- quantitativo: dati di bilancio, dati provenienti dalla centrale di rischio e comportamentali interni;
- questionario qualitativo: rischi di business, settore e posizionamento, il settore, il management ed il gruppo;
- giudizio del gestore.
02. I nuovi modelli
I nuovi modelli in discussione o già attuati puntano ad attribuire un maggiore peso alla componente qualitativa
del rating, al rapporto personale tra banca e impresa o a focalizzarsi maggiormente sulla valutazione dei progetti
dell'azienda e sul possibile impatto sul business.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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