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  :: Rassegna stampa - Documento

Chi crea gli indici che fanno muovere gli investimenti
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 6 ottobre 2003

Creare degli indici e rivenderli a clienti come gestori di fondi d'invesimento, fondi pensione e investitori istituzionali. Un bel business, nato in America e oggi fiorente in tutto il mondo. A essersi gettati in questo business sono una serie di società, dette "index provider", tra cui alcune storiche come l'americana Dow Jones, che risale al 1882 e altre nate successivamente o in questi ultimi anni sull'onda di una crescente propensione all'investimento mobiliare e immobiliare.
Così oggi siamo pieni di indici di qualunque risma e contenuto. Basta sfogliare un giornale alle pagine della finanza o un giornale economicofinanziario, ma anche leggere con attenzione il prospetto informativo di un fondo d'investimento, per comprendere che l'andamento delle Borse e dei prodotti finanziari che ciascun risparmiatore ha in tasca si misura in base all'uso di indici codificati e riconosciuti in tutto il mondo.
Un primo ordine di indici, il più antico, è quello relativo alle singole borse nazionali e che misura l'andamento giornaliero di ciascun mercato azionario o di ciascun settore all'interno di uno stesso mercato. Ad esempio, in Italia l'indice che misura giornalmente l'andamento di Piazza Affari è il Mibtel, calcolato come media ponderata di tutte le azioni quotate sul mercato telematico. È molto indicativo anche il Mib 30, che rappresenta l'andamento delle 30 azioni a più elevata capitalizzazione e liquidità.
Ogni mercato borsistico nazionale ha un indice simile al Mib 30. In Germania c'è il Dax 30, che rappresenta l'andamento sintetico delle prime 30 azioni. In Francia si usa il Cac 40, costituito dalle prime 40 azioni a più elevata capitalizzazione e liquidità, cioè dalle cosiddette "blue chip". In Giappone il principale indice rappresentativo dell'andamento della Borsa di Tokio è il Nikkei 225 Stock Average, costituito dalle prime 225 azioni quotate. Negli Stati Uniti c'è il Nyse, l'indice che registra l'andamento delle azioni presenti al New York Stock Exchange.
In genere gli indici azionari globali vengono calcolati dalle singole Borse. Alcuni indici riguardano particolari submercati. È diventato famoso negli ultimi anni il Nasdaq 100, l'indice del settore tecnologico Usa (le prime 100 società), e, in Italia, il Numtel, l'indice elaborato dalla Borsa Italiana relativo a tutte le azioni quotate sul nuovo mercato.
Ma gli indici azionari globali ci dicono soltanto come si muove ogni singolo mercato borsistico. Con il passare del tempo sono stati creati indici più elaborati e certo più sofisticati, in base a una scelta più mirata di azioni rappresentative di un dato mercato o di un gruppo di mercati. Ciò al fine di fornire agli investitori istituzionali strumenti più adatti a misurare le varie possibili strategie d'investimento.
È questo il terreno proprio delle società che fanno per mestiere quello di elaborare nuovi indici e rivenderli. La più importante società di questo tipo è la MsciMorgan Stanley Capital Investment, che ha elaborato una serie di indici azionari come l'Msci World (con i titoli più rappresentativi dei principali mercati borsistici del mondo), l'Msci Europe (con i titoli più importanti nel vecchio continente).
Altri importanti provider di indici, alcuni soltanto nazionali, altri con un'attività internazionale, sono: J.P. Morgan, Dow Jones (la società che pubblica il Wall Street Journal, il cui indice più famoso è il Dow Jones Industrial Average, lanciato nel 1896 e oggi comprendente le 30 principali società quotate nei mercati degli Stati Uniti), Stoxx Limited (joint venture tra le Borse di Parigi, tedesca e svizzera e la società Dow Jones), Bloomberg, Salomon Smith Barney, Csfb, Standard & Poors (che elabora lo Standard & Poors 500, rappresentativo dei primi 500 titoli quotati alla Borsa di New York), Ftse International (società tra il Financial Times e il London Stock Exchange).
Tutte queste società, e altre ancora, fanno a gara per elaborare nuovi indici o rivisitare quelli già esistenti o per renderli più rappresentativi di un certo mercato o di un certo settore. Ognuna di esse elabora gli indici secondo una metodologia "proprietaria", cioè di sua propria concezione, che rende pubblica; non è invece in genere pubblica la composizione di questi indici, per avere la quale occorre diventare clienti di quella determinata società. Come esempio di maggiore sofisticazione, c'è il caso di Msci Italy, che è distinto in due sottoindici, uno value (considera i titoli che distribuiscono dividendi in maniera più regolare) e uno growth (con titoli a maggiore crescita).
I gestori dei fondi e di altri strumenti finanziari utilizzano i vari indici (anche in combinazione tra di loro) come "benchmark", parametri di riferimento su cui misurare la propria performance, da raggiungere soltanto nel caso delle gestioni passive, da battere nelle cosiddette gestioni attive.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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