Ciriobond, la parola d'ordine è "insinuazione"
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 15 settembre 2003
Adesso la parola d'ordine delle associazioni di
tutela dei risparmiatori e dei tanti studi d'avvocati che seguono il caso
Cirio è: prepararsi all'"atto di insinuazione", convincere per tempo i
circa 30 mila titolari di bond del gruppo che fa capo a Sergio Cragnotti
ad aderire alla procedura che consente di farsi riconoscere ufficialmente
come "creditori obbligazionari" della Cirio. «Senza questo atto, da
redigere entro fine ottobre o al massimo metà novembre spiega Domenico
Bacci, segretario del Siti, una delle associazioni di difesa degli utenti
chi ha in mano le obbligazioni Cirio non potrà insinuarsi nella procedura
d'insolvenza».
L'atto di insinuazione, del resto, va bene sia nel caso
di procedura fallimentare, tuttora non esclusa dal novero delle
possibilità (neppure di quelle future) sia nel caso il giudice delegato
del Tribunale fallimentare di Roma, Vincenzo Vitalone, decida per
l'amministrazione straordinaria ex legge Prodi bis. Quest'ultima è la
soluzione ad oggi più gettonata perché permetterebbe comunque di
continuare a gestire la società cercando i modi migliori per recuperare i
fondi da restituire ai creditori (di cui gli obbligazionisti sono solo una
parte, e neppure la più importante, visto che prima devono comunque essere
soddisfatti lo Stato e il fisco, gli organi della procedura e i
dipendenti).
In particolare per i piccoli risparmiatori coinvolti nello
stato d'insolvenza quella dell'amministrazione straordinaria è la
soluzione migliore rispetto al fallimento. Infatti consente ai commissari
straordinari di avere un periodo più lungo (cinque anni invece di due
soltanto) per avviare le azioni revocatorie nei confronti dei creditori
che sono stati pagati dalla Cirio in tempi e modi sospetti. La speranza,
insomma, è che da qualche parte esca almeno parte dei soldi fuoriusciti
dal gruppo alimentare.
Nello stesso tempo i commissari potrebbero fare
lo "spezzatino" vendendo le società operative più redditizie. Quest'ultima
soluzione sembra al momento la più probabile, perché è difficile garantire
la continuità aziendale in una situazione d'insolvenza se non si fa subito
cassa vendendo qualche gioiello. Quasi impossibile, dunque, che venga
mantenuta l'integrità del gruppo Cirio, mentre non è neppure certo che
venga garantita la sua "italianità", come hanno chiesto ripetutamente i
ministri dell'Industria Antonio Marzano e delle Politiche agricole Gianni
Alemanno. Ma questo agli obbligazionisti importa ben poco. Loro vorrebbero
rivedere almeno in parte i soldi che hanno, diciamo così, "prestato" alla
Cirio.
Per sapere se si andrà verso la procedura fallimentare o verso
l'amministrazione straordinaria occorrerà attendere il verdetto del
giudice delegato Vincenzo Vitalone. Il verdetto arriverà dopo il 29
settembre, data in cui i commissari giudiziali Mario Resca, Attilio
Zimatore e Luigi Farenga dovranno consegnare la relazione sulla
possibilità o meno di attivare le procedure della legge Prodi bis.
Vitalone dovrà pronunciarsi tenendo conto anche del parere del ministro
delle Attività produttive Antonio Marzano.
Poiché il fallimento non è
per niente escluso, i tre liquidatori della Cirio Finanziaria nominati dal
Tribunale di Roma, Emanuele D'Innella, Vittorio Silvestri e Stefano
Saponara, continuano a lavorare. Ma al momento si sono limitati a operare
per "evitare la dispersione del patrimonio e il depauperamento del
valore", evitando di prendere decisioni in merito alla vendita di attività
del gruppo: anche loro sono in attesa della soluzione data come più
probabile, l'avvio dell'amministrazione straordinaria.
La vicenda Cirio, però, è più complicata del previsto. Su quello che è stato definito
il caso "Enron" italiano sono state aperte varie indagini penali alle
procure di Milano, Roma e Monza. Le indagini puntano su diversi aspetti
oscuri della vicenda, alcuni dei quali riguardano direttamente gli
obbligazionisti: ad esempio se siano state le banche coinvolte in Cirio a
spingere in malafede i clienti ad acquistare le obbligazioni quando già
sapevano che stavano per diventare "spazzatura". Si cercano insomma
responsabilità penali del settore bancario nel collocamento di questi
titoli.
Se gli obbligazionisti hanno buone probabilità di rivedere
qualche soldo, per gli azionisti di Cirio tutto sembra perduto. A meno che
non emergano comportamenti illegali in sede di redazione dei bilanci.
Anche questo è un aspetto sotto indagine.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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