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Rassegna stampa - Documento |
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Comincia la "guerra delle parcelle". Più concorrenza con i preventivi
di Daniele Autieri
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 17 ottobre 2011
È finita l'era dei forfait e delle parcelle compilate sommando le ore di
consulenza, perché da oggi, secondo quanto prevede la manovra finanziaria, i
professionisti saranno chiamati a pattuire per scritto l'ammontare del compenso
d'accordo con il cliente e soprattutto al conferimento dell'incarico
professionale. A chiarire la nuova disciplina è l'articolo 3 della manovra bis
che prevede, peraltro, la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe
professionali. Insomma, dall'entrata in vigore della norma, medici e
commercialisti, avvocati e ingegneri, architetti e notai dovranno mettersi
d'accordo sui compensi prima dell'inizio dei lavori. La prassi è quella di una
raccomandata con ricevuta di ritorno, firmata dalle parti, all'interno della
quale sono indicate le condizioni generali della prestazione, le modalità di
esecuzione e i corrispettivi. Ma questo è solo un piccolo passo verso la
regolamentazione dei rapporti tra professionista e cliente, al quale
Confindustria ha aggiunto nei giorni scorsi un ulteriore spunto di riflessione.
Nel suo Manifesto per il rilancio del Paese, l'Associazione degli industriali
chiede che sia reso obbligatorio anche il preventivo scritto, in modo da
favorire la trasparenza e soprattutto la competizione nelle forniture a
vantaggio dei clienti. La risposta delle professioni è pressoché univoca: si al
compenso concordato, no al preventivo obbligatorio. I primi a schierarsi su
questa linea sono gli avvocati. «L'accordo tra professionista e cliente sul
compenso c'è sempre stato - spiega Andrea Mascherin, Segretario del Consiglio
Nazionale Forense - ma deve tenere conto delle tariffe di riferimento.
L'assenza di tariffe, come vorrebbe Confindustria, permette al contraente forte
(banche o grandi aziende) di fare pressing sul professionista, e non tanto su
quelli affermati quanto sui più giovani». «Per quanto riguarda il preventivo -
continua Mascherin - il problema è culturale: un avvocato non è un
piastrellista che può dire prima quanto costerà un lavoro; il costo dipende da
tanti fattori dalle udienze, ai testimoni fino al numero delle memorie scritte».
Sulla stessa linea il presidente dell'Oua (Organismo unitario
dell'avvocatura), Maurizio De Tilla. «Va bene l'accordo tra le parti - dice De
Tilla - ma che rispetti i livelli tariffari. Nessun preventivo invece può
essere ipotizzabile per una causa giudiziaria dove i fattori di cambiamento
sono molteplici. Ci vuole moderazione e un rapporto fiduciario con il cliente».
Contro la Confindustria si schierano anche i notai. «Gli industriali - attacca
Gabriele Noto, consigliere nazionale del Notariato - vedono tutto con un
approccio aziendalista e pensano che il problema del compenso e della
compilazione di un preventivo possa essere risolto con un semplice calcolo
sulla tariffa oraria. Per i professionisti la realtà è diversa, ogni caso è a
se stante e noi dobbiamo essere trasparenti e spiegare al cittadino come sono
strutturate le tariffe, senza cedere alla politica del massimo ribasso». Di
rischio giungla parla il presidente degli Ingegneri italiani. «La concorrenza -
spiega Giovanni Rolando - sta raggiungendo livelli esagerati dove il ribasso
assoluto è la parola d'ordine. Per questo stiamo collaborando con il ministero
della Giustizia e con quello delle Infrastrutture al fine di adeguare le
tariffe minime stabilite per gli ingegneri e oggi risalenti ad un decreto del
2001». «L'accordo tra le due parti al momento della stipula del contratto -
continua Rolando - è invece un fatto positivo perché, oltre a favorire la
trasparenza, tutela sia il cliente che il professionista, anche di fronte a
ipotetici contenziosi». In realtà, quella che dovrebbe essere una grande novità
per il mondo delle professioni, risulta per molti una prassi consolidata già da
tempo. «Stabilire liberamente il compenso - commenta Domenico Posca, presidente
dell'Unione italiana commercialisti - da un lato può rischiare di deprimere il
mercato sulla linea del massimo ribasso, ma dall'altro ci permette di prevedere
anche premi legati al successo delle operazioni che mettiamo in piedi. Per
quanto riguarda invece l'accordo scritto al momento della stipula del
contratto, è comunque un elemento positivo anche dal punto di vista fiscale,
perché mette al sicuro il professionista dagli accertamenti del Fisco». Il
ragionamento dei commercialisti è semplice: il compenso scritto permette al
professionista di dimostrare al Fisco con esattezza l'ammontare della tariffa
applicata, anche quando questa è drammaticamente più bassa rispetto a quelle di
riferimento. Che si tratti del compenso pattuito e controfirmato dalle parti o
di un preventivo messo obbligatoriamente per iscritto, il mondo delle
professioni è oggi chiamato a un bagno di trasparenza. Attualmente, secondo gli
studi dell'Associazione Contribuenti Italiani, il 23% dei professionisti non
emette fattura e ogni anno sottrae all'erario circa 3 miliardi di euro. Anche
per questa ragione, lasciare una traccia scritta può rappresentare un
deterrente valido all'evasione e uno strumento in più per favorire la
concorrenza. Resta solo da vedere se, nel segreto di uno studio legale, alla
stipula di un contratto, o all'interno di un laboratorio medico, professionista
e cliente non preferiscano mettersi d'accordo eludendo il fisco e i propri
doveri.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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