Con Basilea 2 è tempo di esami per le Pmi
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 12 giugno 2006
Le Piccole e medie imprese tornano a scuola. E dal primo
gennaio del prossimo anno dovranno fare i conti con i voti delle banche o di
agenzie specializzate. Che giudicheranno il grado di affidabilità dell'azienda
alla quale si dovranno concedere i prestiti. La nuova impostazione del rapporto
tra le imprese e gli istituti di credito nasce dall'entrata in vigore, prevista
a inizio 2007, di un sistema di norme, meglio conosciuto come Basilea 2. Ogni
azienda riceverà un voto che rispecchia il suo grado di affidabilità e le banche
dovranno finanziarle tenendo presente il relativo rischio che si accollano. Si
tratta di misure che comporteranno una diversa prospettiva nel concedere il
credito, soprattutto alle piccole e medie imprese non abituate ad avere a che
fare con il rating.
Basilea 2 rappresenta una complessa evoluzione della
metodologia della valutazione degli attivi. Non sarà più sufficiente un
assorbimento del capitale indistinto per qualunque tipo di impresa finanziata,
ma le banche dovranno destinare risorse in proporzione al merito creditizio di
ciascun creditore, misurato in maniera più scientifica. Finanziare una buona
azienda valutata tripla A sarà insomma diverso dal finanziare un'azienda
mediocre giudicata doppia B. Un procedimento, quello della valutazione, da
sempre applicato ai grandi gruppi e che dal 2007 diventerà obbligatorio anche
per le Pmi.
Il primo accordo di Basilea, che ha introdotto un coefficiente
patrimoniale sul totale degli attivi ponderati, risale al 1988 e in estrema
sintesi prevedeva che ogni attività (prestito o garanzia) della banca venisse
ponderata per un fattore di rischio (in generale il 100% per il corporate, il
50% per mutui residenziali e il 20% per le banche) e a fronte di tale ammontare
la banca dovesse avere a disposizione l'8% di capitale. Con Basilea 1, ogni 100
euro prestati alle imprese le banche dovevano disporre di mezzi propri pari a 8
euro, in virtù di una ponderazione pari al 100%. Ora invece con Basilea 2 la
ponderazione varierà da 0 fino al 150% a seconda del merito creditizio. Per fare
un esempio un'azienda con rating tripla A, quindi elevato, avrà una ponderazione
del 10%: per ogni 100 euro prestati a questa impresa, la banca dovrà avere mezzi
propri pari a 0,8 euro e non più a 8 euro. La ponderazione ovviamente aumenterà
in proporzione al rischio della controparte. Il punto di indifferenza rispetto
ai parametri attuali è una valutazione BBB+, un giudizio basso che richiederà
una ponderazione pari al 100%. «Basilea 2 sarà sicuramente un cambiamento
positivo per l'intero sistema e migliorerà il rapporto banca impresa», afferma
Francesco Caputo Nassetti, direttore generale Divisione Global Market di
Deutsche Bank Ag. Si tratta di un cambiamento epocale perché costringerà le
banche a valutare in modo ancor più oggettivo i loro clienti.
«La conseguenza più immediata è il lancio per le imprese italiane di una nuova
sfida, che ha come elementi essenziali il rafforzamento del capitale aziendale e
il buon equilibrio della struttura finanziaria: gli imprenditori devono quindi
intendere Basilea 2 soprattutto come un'opportunità, quella di avviare
consapevolmente un processo destinato a migliorare il posizionamento di mercato
della propria azienda», sostiene Gabriele Gori, responsabile Finanza MLT della
Direzione Imprese del Sanpaolo IMI.
Basilea 2 divide le aziende sostanzialmente in tre classi:
"grandi imprese", le cosiddette Corporate, le
Pmi, Piccole e medie imprese con fatturato compreso tra 5 e 50 milioni di euro,
e le aziende Retail, con un giro d'affari inferiore ai 5 milioni di euro. E i
maggiori impatti saranno per le Pmi che dovranno attrezzarsi per avere un rating
e per quelle imprese grandi o piccole, ma con profili scadenti, in quanto ci
sarà una più stretta correlazione tra tasso di finanziamento e rischiosità delle
controparti. Per andare incontro alle imprese, «sotto il profilo dell'offerta,
Sanpaolo Imprese ha identificato due tipi di finanziamento a mediolungo termine
destinati rispettivamente al rafforzamento patrimoniale (Basilea Equity) e al
miglioramento della struttura finanziaria dell'Impresa, con riguardo alle poste
passive del bilancio (Basilea Finanza)», spiega Gori.
Quanto al rating, il punto di partenza per capire lo stato delle Pmi sarà sempre il bilancio
societario, tanto meglio se certificato da una società di revisione. Il Comitato
di Basilea però non ha mancato di indicare alcune informazioni aggiuntive,
necessarie per offrire una migliore conoscenza dell'impresa, come la redditività
attuale e prospettica, la struttura finanziaria, la gestione del circolante, i
fattori comportamentali e la posizione competitiva. E non è nemmeno da escludere
che le banche stesse richiedano ai propri clienti ragguagli ancora più
approfonditi. Il giudizio si potrà basare su standard internazionali oppure su
modelli interni a ciascuna banca, che però in ogni caso dovranno essere
approvati dalla Banca d'Italia e comunque obbedire ai criteri richiesti dagli
accordi di Basilea. «Si avranno delle valutazioni più oggettive - afferma Caputo
Nassetti - e non sarà più sostenibile a lungo termine vedere una banca locale
attribuire a un'azienda un rating A, quando per tutte le altre banche quella
azienda vale B».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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