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  :: Approfondimenti - Documento

Confidi ed aziende
di Paolo Camanzi
Luglio 2005

Tratto dalla pubblicazione "Federconfidi - Attività dei Confidi 2003", giugno 2005 (federconfidi.confindustria.it).

L'indagine 2003 sull'attività dei Confidi è la prima dopo l'approvazione della Legge Quadro sui Confidi (articolo 13, DL 269 del 30 settembre 2003, convertito nella Legge 326 del 24 novembre 2003, come da ultimo modifciato dall'articolo 11, comma 7, del DL 14 marzo 2005 n. 35, convertito in Legge 14 maggio 2005 n. 80), una riforma attesa da lungo tempo ed in linea con gli obiettivi di razionalizzazione dell'attuale sistema dei Confidi (contrassegnato da eccessiva frammentazione ed eterogeneità) e di trasformazione verso forme di intermediazione finanziaria e creditizia.
Gli impulsi al cambiamento derivanti dalla riforma si sommano a quelli derivanti dal processo di revisione degli Accordi di Basilea sul capitale di vigilanza degli istituti di credito (che detta regole rigorose sul riconoscimento delle garanzie come strumenti di mitigazione del rischio di credito - vedi il documento Basilea 2), andando in sostanza ad individuare una sorta di percorso obbligato per i Confidi.
Le spinte al cambiamento, combinate con la crescente competitività del mercato delle garanzie, pongono l'accento sull'evoluzione dei Confidi, da realizzarsi attraverso una trasformazione di ruolo, di forma giuridica e di caratteristiche delle garanzie prestate.
La trasformazione da porre in essere sarà imponente e richiederà elevate risorse economiche ed organizzative; allo stato attuale, le aggregazioni appaiono il mezzo più diretto ed efficace per il raggiungimento di adeguati standard dimensionali e strutturali, imposti di fatto dal mercato e dalla regolamentazione nazionale ed internazionale.
L'indagine 2003 riguarda 79 Confidi, due in meno rispetto al 2002 e sei in meno rispetto al 2001, segno evidente dei processi aggregativi in corso. I 79 Confidi censiti associano 48.014 piccole e medie imprese, con un incremento del 5% rispetto al 2002. Le società di capitali rappresentano il 67,43% del totale delle imprese aderenti ai Confidi (65,6% nel 2002). I dipendenti occupati dalle imprese consorziate sono 865.133 (circa 33.000 in più rispetto al 2002), mentre il numero medio dei dipendenti delle imprese consorziate è pari a circa 18, il che conferma la tendenza alla diminuzione (18,4 nel 2002, 20,3 nel 2001 e 21 nel 2000). Il numero medio delle imprese associate per i Confidi sale a 608, dai 602 del 2002. La crescita dimensionale in atto è confermata anche dal fatto che scendono dal 65,8% al 65,3% del totale i Confidi che associano meno di 500 imprese (erano il 68% nel 2000), mentre salgono dal 13,1% al 17,3% del totale i Confidi che contano più di 1.000 imprese associate.
Tra i 79 Confidi oggetto dell'indagine, 43 sono costituiti in forma di consorzio, mentre 36 sono costituiti in forma di cooperativa a responsabilità limitata. Da rilevare che la prevalenza della veste giuridica del consorzio rispetto a quella della cooperativa è un elemento distintivo dei Confidi industriali rispetto a quelli dell'artigianato e del terziario, dove prevale nettamente la forma cooperativa.
Le decisioni in merito alla concessione o meno delle garanzie vengono assunte dall'organo direttivo (Consiglio di amministrazione, o Consiglio Direttivo) e dal Comitato tecnico, organo molto diffuso e nominato solitamente dal Consiglio di amministrazione. Il Comitato tecnico è presente in 64 Confidi ed in 10 di questi delibera congiuntamente all'organo direttivo (generalmente, le competenze sono suddivise in base all'importo dell'affidamento garantito). Nei restanti 15 Confidi le delibere relative alla concessione o meno della garanzia sono assunte direttamente dall'organo direttivo.
Esponenti imprenditoriali partecipano agli organi deliberanti di tutti i Confidi, ad eccezione del Consorzio di garanzia e promozione di imprese (CGPI), nel quale l'organo deliberante è il Consiglio di amministrazione, composto esclusivamente da rappresentanti di Sviluppo Italia, soggetto promotore.
Sono 19 (erano 17 nel 2002) i Confidi i cui organi deliberanti sono composti esclusivamente da imprenditori, 55 quelli in cui la presenza degli imprenditori è maggioritaria, 4 i casi in cui risulta minoritaria ed uno in cui è paritaria. Nei casi in cui la presenza degli imprenditori non è esclusiva, fanno parte degli organi deliberanti i rappresentanti delle banche convenzionate, delle Camere di Commercio, delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli Enti locali. In particolare, i rappresentanti delle banche fanno parte degli organi deliberanti in 44 Confidi, mentre Camere di Commercio ed Enti locali (Regioni, Province, Comuni ed altri Enti locali) sono rappresentati rispettivamente in 33 ed in 8 Confidi. Da rilevare che viene confermata la tendenza già in atto di graduale riduzione della presenza, negli organi deliberanti, di componenti diversi dagli imprenditori, fatto questo che ha un importante significato in termini di policy dato che comporta di fatto la riduzione del peso di quei soggetti che potrebbero rappresentare un elemento di distorsione nel processo di valutazione del merito di credito alle imprese.
Dei 79 Confidi oggetto dell'indagine, 43 deliberano a maggioranza, mentre 36 deliberano all'unanimità. Per quanto riguarda gli esiti delle deliberazioni sulle richieste di garanzia, i dati raccolti mettono in evidenza l'effettivo svolgimento da parte dei Confidi dell'attività istruttoria. Sono saliti a 18 (erano 16 nel 2002) i Confidi che hanno rigettato una percentuale pari o superiore al 10% delle richieste. Resta in ogni caso contenuta la percentuale di rifiuto: il 56% circa dei Confidi che hanno fornito il dato dichiara percentuali di non accoglimento pari od inferiori al 5% (nel caso di rinnovi la percentuale sale all'89%). La bassa percentuale di rigetti registrata può essere ragionevolmente imputata alla preselezione effettuata all'atto dell'ammissione delle imprese al Confidi. Il rifiuto di concedere o di rinnovare la garanzia è motivato, prevalentemente, dalle insufficienti prospettive di redditività degli investimenti programmati dalle imprese finanziate e dal basso livello di capitalizzazione delle stesse.

Per ulteriori informazioni:
federconfidi.confindustria.it


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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