«Consumi, rendite e patrimoni: ecco dove colpire»
di V.D.C.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 24 ottobre 2011
«Aumentare la pressione fiscale sui consumi, rendite e patrimoni per finanziare
la riduzione del costo del lavoro e per dare più ossigeno alle imprese».
Secondo l'economista Enrico Morando, senatore del Pd, è questa la leva su cui
chi governa dovrebbe puntare nel breve periodo per dare nuovo slancio al
sistema produttivo nazionale. «In caso contrario, il rischio concreto - avverte
- è di veder aumentare la pressione fiscale al 44% del Pil già nel 2012 e al
vicino 46% nel 2014. Con l'economia in sostanziale stagnazione, la situazione,
già oggi insostenibile, diventerebbe impossibile da gestire». In realtà, fa
notare Morando, un'opportunità per ridurre il carico fiscale sulle imprese è
già stata "bruciata" ad agosto, quando era allo studio la manovra finanziaria
bis. «In quel momento, c'era la possibilità di trovare un compromesso: ossia,
di aumentare l'Iva di un punto in percentuale per finanziare la riduzione
dell'Irap eliminando il costo del lavoro sulla base imponibile. Ma non è stato
fatto, perché questa decisione veniva considerata impopolare. Il risultato è
stato quello di aumentare l'Iva dal 20% al 21% ma di non diminuire il costo del
lavoro, bensì di aumentarlo. Una decisione che ha disatteso anche le
aspettative della Banca d'Italia che, in un'audizione in Parlamento, aveva
evidenziato come un aumento delle aliquote Iva, tale da permettere un introito
di 7 miliardi, avrebbe potuto favorire una crescita del Pil, a condizione che
una parte di tale introito venisse utilizzato per ridurre il cuneo fiscale,
limitatamente alla parte non previdenziale». «In Italia - ricorda il senatore -
abbiamo una pressione fiscale che ha raggiunto, con questa manovra, i livelli
della Svezia. Solo che in Italia non abbiamo i servizi e lo stato sociale di
quel paese. Non solo: in Italia, malgrado la spesa pubblica sia a livelli
record in Europa, superiore al 50%, non si garantiscono i servizi essenziali».
Quindi, l'auspicio di Morando è che, innanzitutto, s'intervenga sui patrimoni e
sulle rendite per riequilibrare il peso della pressione fiscale in favore del
lavoro e delle imprese, e solo in un secondo momento si metta finalmente mano a
tutto il capitolo che riguarda il sistema delle detrazioni, deduzioni e
agevolazioni fiscali. «Peraltro - aggiunge il senatore - il governo ha ricevuto
dal Parlamento una delega in materia, vediamo se è in grado di esercitarla».
Infine, un'altra direttrice della riforma dovrebbe intervenire in materia di
"riscossione coattiva". Tale riscossione - utilizzata da Equitalia, attraverso
strumenti normativi "rafforzati" rispetto a quelli a disposizione dei
precedenti concessionari della riscossione - ha messo in luce in questi ultimi
tempi numerosi limiti dell'impalcatura normativa, anche per via della grave
crisi economica e finanziaria che il sistema delle imprese sta attraversando.
«Le modifiche disposte di recente non sono sbagliate, ma è necessario un
ripensamento generale del sistema di riscossione coattiva dei tributi
orientandolo alla "sopravvivenza" delle imprese - sottolinea Morando - E questo
può avvenire solo attraverso l'introduzione di ulteriori modifiche al fine di
rendere il sistema più equilibrato, incentivando i contribuenti a pagare». In
che modo? «Innanzitutto, sfruttando i meccanismi dell'incrocio dei dati di cui
l'amministrazione è già in possesso - risponde il senatore - È un'operazione
che può fare emergere le variazioni patrimoniali di ogni azienda confrontati
con i relativi redditi di chi la dirige. In sostanza, in questo modo si può
scoprire chi si comporta male e chi no. E questo permetterebbe, in una seconda
fase, la diminuzione delle aliquote per i contribuenti».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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