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  :: Rassegna stampa - Documento

Contabili a misura di fair value
di Franco Roscini Vitali
Il Sole 24 Ore
Martedì 1 luglio 2003

L'utilizzo sempre maggiore dei principi contabili internazionali (Ias) e alcune disposizioni della riforma del diritto societario, che fanno riferimento a tali principi, impongono nuove professionalità nel settore economico-contabile.
L'introduzione del fair value e delle regole relative all'impairment test (letteralmente «analisi del danneggiamento») comporteranno l'utilizzo di metodi di controllo affidabili e anche un ripensamento di alcune funzioni aziendali. Infatti, accanto alle tradizionali figure del contabile, del fiscalista e del direttore amministrativo, ne dovranno operare altre: per esempio, gli esperti di accounting che dovranno conoscere l'analisi di bilancio, ma anche la matematica finanziaria, i principi aziendalistici di determinazione del valore e i criteri di redazione dei bilanci preventivi (budget). Le aggregazioni di imprese a valori correnti e le svalutaizoni operate in base allo Ias 36 richiederanno professionalità nuove, che dovranno essere formate dalle università.
Anche la riforma del diritto societario richiede conoscenze in parte nuove: per esempio, in caso di recesso del socio, per la determinazione del valore delle azioni o delle quote.
Il fair value, poi, non costituisce soltanto un nuovo criterio di valutazione, ma un'innovazione che si rifletterà sulla contabilità, all'interno delle imprese e all'esterno, nell'informazione contabile in generale. Si dovrà fare particolare attenzione alla redazione della nota integrativa, nonché della relazione sulla gestione. Lo stesso vale nell'ipotesi in cui si passi da valutazioni al costo a valutazioni al fair value.
Il concetto di determinazione delle perdite di valore, il cosiddetto impairment test, presuppone conoscenze relative alla redazione di bilanci preventivi (budget) e alla matematica finanziaria. Il meccanismo prevede che le attività non possono essere iscritte in bilancio ad un valore contabile superiore al valore recuperabile, che è rappresentato dal prezzo di vendita (se esiste un mercato attivo o, comunque, un riferimento "esterno") o dal valore d'uso dell'attività stessa.
Nel Codice civile, l'articolo 2426, n. 3 enuncia il concetto di «perdita durevole di valore» senza, tuttavia, definire le modalità pratiche di determinazione. I principi contabili nazionali, rifacendosi al Codice, lasciano agli amministratori il compito di definire le modalità pratiche di determinazione delle perdite durevoli di valore e forniscono alcune indicazioni di massima. Gli Ias, invece, dettano regole più stringenti. In particolare, il valore d'uso, con il quale va confrontato quello contabile, è il valore attuale dei flussi finanziari futuri attesi che si suppone deriveranno dall'uso permanente e dalla dismissione di un'attività alla fine della sua vita utile.
Se, per esempio, un'impresa deve effetuare una ristrutturazione in seguito a notevoli perdite di bilancio, causate dalle difficoltà del mercato, deve essere rideterminato il valore d'uso degli impianti, stimando i flussi finanziari futuri, attraverso la redazione di budget. I flussi sono determinati utilizzando un tasso di attualizzazione appropriato. Se dalla verifica emerge che il valore d'uso (valore recuperabile) degli impianti è inferiore a quello contabile, la società contabilizza, nel conto economico, la perdita di valore degli impianti ai sensi dell'articolo 2426, n. 3. L'analisi relativa al valore recuperabile, in questo caso, dimostra che i flussi finanziari in entrata, derivanti dalla vendita dei beni prodotti, non sono sufficienti a coprire i costi, nei quali sono inclusi gli ammortamenti relativi ai beni dell'impresa.
Infine, nel comparto bancario, l'applicazione del fair value imporrà l'utilizzo di particolari modelli matematici per la valutazione dei titoli non quotati.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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