 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
::
Approfondimenti - Documento |
 |
 |
 |
 |
Costo orario industriale in una Pmi: l'esperienza di CMG spa
di Andrea Panizza (Partner Studio Impresa spa - Consulenti di
Direzione, Revisore Contabile, Vice Presidente APRI - Associazione Professionisti
Risanamento Imprese)
Luglio 2010
Versione pubblicata sulla rivista "Amministrazione e Finanza" di IPSOA, n. 4/2010.
* * *
1. Introduzione
Nonostante nelle Pmi italiane sia in aumento la sensibilità alle problematiche legate
al controllo dei costi aziendali, apertura indotta frequentemente dal perdurare
dello stato di crisi dell'economia, il divario in termini di qualità dei sistemi
organizzativi di controllo interno rispetto alle grandi imprese è sostanziale.
Caratteristica solitamente riscontrabile, in particolar modo nelle piccole o micro
imprese, è la presenza di un servizio amministrativo che si occupa in modo prevalente
della tenuta della contabilità generale e dell'assolvimento degli adempimenti
obbligatori (tipicamente di natura fiscale), delegando al consulente esterno
l'elaborazione della reportistica direzionale o, ancor più frequentemente,
tralasciando completamente questo aspetto. Prevedere l'implementazione di una
contabilità analitica svolta in forma «contabile» potrebbe rappresentare un aggravio,
in termini di tempo e professionalità da destinare, non sempre ammissibile da parte
del piccolo imprenditore. Compromesso accettabile è spesso quello di prevedere
l'applicazione di un sistema che parta da un efficace utilizzo delle funzionalità
messe a disposizione dal software gestionale, utilizzato per le registrazioni di
contabilità generale, che consenta anche la rilevazione delle manifestazioni
economiche per centro di costo (CdC), opportunamente integrato con l'utilizzo
di strumenti di calcolo «esterni» quali il foglio elettronico di Excel.
2. Il contesto aziendale
CMG spa è una Pmi operante dal 1979 nel settore meccanico specializzata nella
progettazione e realizzazione di macchinari (granulatori) impiegati nella macinazione
della plastica, dei metalli leggeri e del legno. La società ha anche una seconda
divisione aziendale dedicata alla realizzazione di testate a iniezione per conto di
un unico committente. Proprio per essere in grado di definire il costo sostenuto
per la realizzazione dei prodotti (granulatori e testate) con un certo grado di
precisione, e conseguentemente intraprendere comportamenti che favoriscano
al meglio l'applicazione di politiche aziendali (ad esempio di pricing) da parte del
management, la società ha da molti anni implementato un sistema di controllo di
gestione e contabilità analitica, sufficientemente semplice, che prevede la:
- localizzazione dei costi fissi diretti e indiretti ai singoli CdC (produttivi,
ausiliari alla produzione, a spese generali);
- determinazione del costo orario per singolo CdC produttivo ottenuto sulla base
delle ore/uomo impiegate all'interno degli stessi;
- determinazione dell'incidenza delle spese generali sulla «messa in lavoro»;
- produzione di reportistica periodica (trimestrale) di natura economico-finanziaria,
tra cui conto economico (nelle configurazioni a valore aggiunto, costo del venduto e
margine di contribuzione), stato patrimoniale (finanziario e gestionale), rendiconto
finanziario, indici di bilancio, modelli previsionali di situazioni di default (ad
esempio Pmi Z-score, EM-score, ecc.), analisi degli scostamenti rispetto al budget.
La reportistica viene elaborata sia a livello aziendale che per singolo business.
3. Il sistema di analisi dei costi
Nella fase iniziale di impostazione del sistema di determinazione dei costi sono
state svolte adeguate analisi delle circostanze dell'ambiente e del mercato in cui
si trovava ad operare l'impresa, nonché delle condizioni presenti al suo interno.
Questi aspetti, pur fondamentali per un'efficace impostazione del sistema, sono stati
volutamente tralasciati nel presente contributo, per porre l'attenzione principalmente
sugli aspetti di natura «contabile». Avendo come obiettivo la determinazione del
costo orario delle principali lavorazioni svolte internamente, in modo da favorire
una puntuale definizione del costo di prodotto, si è provveduto ad individuare, in
successione logica, le seguenti attività:
a) impostazione del piano dei conti;
b) definizione del piano dei centri di costo (CdC);
c) identificazione degli elementi di costo da includere nel calcolo e dei criteri
di localizzazione dei costi nei CdC;
d) attribuzione dei costi dei CdC ausiliari alla produzione ai CdC produttivi, in
seguito all'idonea identificazione di opportune basi di ripartizione;
e) determinazione del costo orario industriale di ogni CdC produttivo;
f) determinazione dell'incidenza dei costi dei CdC a spese generali sulla «messa in
lavoro»;
g) imputazione dei costi all'oggetto di calcolo tramite l'aggiornamento delle singole
distinte basi di prodotto.
3.1 Impostazione del piano dei conti
Nel progettare il nuovo piano dei conti la società ha definito uno strumento che
fosse in grado di soddisfare sia le necessità della contabilità generale, derivanti
da quanto imposto dalla normativa civilistica e fiscale, sia quelle di natura più
interna, riconducibili alla produzione di informazioni per il mantenimento del
sistema di contabilità analitica.
La configurazione del piano dei conti è pertanto il più possibile conforme alla
struttura del bilancio d'esercizio, previsto dal legislatore civilistico, in presenza,
a livello di singolo sottoconto, di un elevato grado di analiticità. Il piano dei
conti così ottenuto risulta pertanto in grado di soddisfare le esigenze di
registrazione delle operazioni di gestione sia con un criterio di «natura» (richiesto
dal legislatore) che di «destinazione» (necessario ai fini del controllo interno).
Al fine di favorire la corretta imputazione dei costi aziendali, da parte del
servizio amministrativo, si è provveduto alla realizzazione di tavola sinottica
nella quale vengono fornite, a fronte di ogni singolo sottoconto di cui al conto
economico, informazioni quali:
- indicazione dell'eventuale allocazione del costo a CdC;
- CdC potenzialmente destinatari del costo;
- criteri da seguire nell'allocazione del costo.
3.2 Definizione del piano dei centri di costo
La «mappatura» dell'azienda nelle diverse tipologie di CdC (produttivi, ausiliari
alla produzione, a spese generali) è risultata quasi naturale al termine di
un'accurata analisi del processo produttivo. I CdC produttivi, generalmente
coincidenti con i vari reparti nei quali vengono svolte le attività di
trasformazione delle materie prime e semilavorati in prodotti, nonché ogni altra
attività a supporto di tale processo, nel caso di CMG spa sono stati identificati in:
- macchine utensili 1;
- macchine utensili 2 (centro di lavoro 2);
- montaggio granulatori;
- montaggio testate;
- saldatura;
- lavaggio e verniciatura;
- controllo qualità;
- confezionamento;
- ufficio tecnico (per le attività di applicazioni speciali espressamente richieste
dai clienti).
I CdC ausiliari alla produzione, rivestendo un ruolo di supporto alla produzione
senza svolgerla direttamente, sono stati identificati in:
- magazzino;
- servizi comuni officina/manutenzioni;
- trasporti;
I CdC a spese generali, nei quali vengono svolte tutte le attività non direttamente
riconducibili al processo produttivo, sono stati individuati nei seguenti:
- direzione aziendale;
- direzione produzione - ufficio acquisti;
- direzione produzione - gestione commesse;
- ufficio tecnico (prototipi/modifiche a completamento);
- gestione sala prove;
- servizio commerciale;
- amministrazione finanza e controllo;
- servizi generali;
- assicurazione qualità.
3.3 Identificazione degli elementi di costo e criteri di localizzazione
Si possono riconoscere le seguenti due differenti tipologie di costi:
- i costi che vengono attribuiti ai singoli CdC sono i cosiddetti costi indiretti
rispetto al prodotto;
- i costi diretti rispetto al prodotto (ad esempio materie prime e lavorazioni
esterne) vengono, invece, immediatamente attribuiti al prodotto stesso.
I costi che in CMG apa vengono attribuiti a CdC sono schematizzati nella
Tavola 1.
In particolare, si tratta delle seguenti tipologie di costi:
1) Costi del personale
- salari e stipendi;
- oneri sociali;
- accantonamenti a TFR;
- ratei per ferie non godute;
- ratei per tredicesima maturata.
La localizzazione di questa tipologia di costi, riferibile a quelli sostenuti per
i dipendenti operanti nei CdC produttivi o ausiliari alla produzione, viene
effettuata sulla base delle ore effettivamente prestate dai singoli addetti,
rilevabili dai «rapporti di scarico ore» effettuati, nel caso di CMG spa, tramite
timbratura elettronica (badge). I dipendenti operanti a favore dei CdC a spese
generali non applicano forme particolari di monitoraggio delle ore lavorate, ma
vengono attribuiti direttamente ai singoli CdC di riferimento. L'inserimento in
appositi fogli elettronici di Excel delle ore mensilmente prestate dai dipendenti
a favore dei singoli CdC, consente la successiva ripartizione dei costi da utilizzare
per la registrazione in contabilità.
2) Energie
- energia elettrica;
- gas;
- acqua.
La localizzazione di costi di energia elettrica avviene sulla base di elementi quali
la potenza assorbita dagli impianti e macchinari impiegati nei singoli CdC (ove
possibile la quantificazione con un certo grado di precisione) oppure in alternativa
applicando percentuali definite dalla direzione di produzione (ove non sia possibile
ottenere un dato supportato da elementi tecnici certi). Allo stesso modo, i costi
riconducibili al gas impiegato nel processo produttivo vengono attribuiti a quei CdC
nei quali vengono effettuati i maggiori consumi (anche in questo caso si tratta di
costi quantificati sulla base di elementi tecnici o percentuali identificate dalla
direzione di produzione). I consumi di gas per il riscaldamento dei locali (reparti
ed uffici) vengono invece attribuiti ai singoli CdC in proporzione ai metri cubi
riscaldati.
3) Materiale consumabile
- attrezzi e utensili;
- oli, lubrificanti e combustibili;
- materiale di manutenzione;
- materiale di protezione/antinfortunistica;
- materiale ausiliario vario.
Questi costi vengono allocati ai CdC all'interno dei quali se ne verifica il consumo
(ad esempio, l'acquisto delle bobine di filo per la saldatura viene direttamente
attribuito al CdC saldatura). Normalmente l'attribuzione di queste tipologie di costi
ai singoli CdC viene effettuata dalla Direzione di Produzione sulla base del
documento contabile (fattura).
4) Ammortamenti
- fabbricati/impianti generici;
- attrezzature/impianti specifici;
- mobili e arredi/macchine elettrocontabili;
- automezzi/autoveicoli da trasporto;
- immobilizzazioni immateriali (ad esempio software).
Anche in questo caso si assiste ad una forte integrazione del servizio amministrativo
con la direzione di produzione in quanto, solitamente, è quest'ultima a fornire
indicazioni riguardo i CdC nei quali sono utilizzati gli impianti, i macchinari e
le attrezzature, incluso i casi nei quali un bene viene attribuito al servizio di
più CdC. Nell'attribuzione dei costi dell'ammortamento dei fabbricati si è fatto
riferimento alle superfici ricoperte da ogni CdC. La gestione operativa del tutto
avviene utilizzando il modulo relativo alla gestione del libro cespiti che consente
l'attribuzione, in capo ad ogni singolo bene, di una o più destinazione a CdC.
Si ha pertanto che le quote di ammortamento, utilizzate ai fini della contabilità
analitica, sono calcolate sulla base dello stesso piano di ammortamento impiegato
ai fini della redazione del bilancio civilistico (con applicazione delle percentuali
di ammortamento previste dalla normativa fiscale), e ulteriormente allocate ai
singoli CdC nei quali avviene l'utilizzo dei beni.
5) Manutenzioni e prestazioni di terzi
- manutenzioni e riparazioni esterne;
- prestazioni di terzi (ad esempio consulenze tecniche).
L'allocazione di questi costi avviene sulla base dell'identificazione del CdC a
favore del quale è stata effettuata la prestazione. Si ha pertanto che i costi di
manutenzione effettuata su di uno specifico impianto (ad esempio una cabina di
verniciatura) verranno attribuiti al CdC nel quale lo stesso viene utilizzato
(ad esempio il CdC lavaggio e verniciatura).
6) Costi generali
tra i quali:
- assicurazioni (le assicurazioni industriali vengono direttamente attribuite ai CdC
produttivi solo qualora si riferiscano a rischi su materie prime e semilavorati o su impianti
produttivi);
- spese telefoniche;
- compensi agli amministratori;
- compensi collegio sindacale;
- costi per l'elaborazione dei cedolini paghe;
- costi di pubblicità;
- costi per ospitalità e rappresentanza;
- bolli automezzi;
- spese di pulizia;
- corsi e convegni;
- ecc.
Le modalità di localizzazione dei costi generali variano a seconda dei singoli
elementi di costo. Ad esempio:
- i costi delle assicurazioni vengono attribuiti ai CdC nei quali sono allocati i
beni assicurati o al CdC servizi generali nel caso di assicurazione che si riferisce
a un rischio difficilmente riconducibile a specifico CdC (ad esempio assicurazione
furto e incendio);
- i costi per compensi agli amministratori sono generalmente localizzati nel CdC
direzione aziendale. Qualora gli stessi si dedichino anche ad attività direttamente
riconducibili al processo produttivo (tipico nelle realtà di limitate dimensioni in
cui l'imprenditore/amministratore è di fatto un «produttivo»), la quota parte del
costo riconducibile al tempo impiegato all'interno di CdC produttivi o ausiliari
viene agli stessi attribuito, alla stregua di qualsiasi altro dipendente;
- i costi per l'elaborazione dei cedolini paga vengono direttamente attribuiti al CdC
servizi generali in quanto, considerati gli importi generalmente non ingenti, si
ritiene superfluo una loro localizzazione sulla base dell'appartenenza dei dipendenti
ai singoli CdC;
- i costi di pubblicità vengono localizzati direttamente al CdC servizio commerciale;
- i costi di pulizia sono attribuiti sulla base delle superfici utilizzate da ogni
CdC.
3.4 Attribuzione dei costi dei CdC ausiliari alla produzione ai CdC produttivi
Nell'impostazione del sistema aziendale di controllo, finalizzato alla definizione
del costo di prodotto, non è stata prevista l'attribuzione dei costi dei CdC a spese
generali ai CdC ausiliari e produttivi. Si ha pertanto che i costi registrati nei
singoli CdC a spese generali non concorrono alla formazione del costo orario
industriale dei singoli CdC produttivi (e quindi nemmeno alla determinazione
del costo di prodotto, se non in un secondo momento e comunque, extracontabilmente).
L'applicazione di questo metodo di determinazione del costo di prodotto presuppone
la distinzione tra costi diretti (variabili o fissi) e costi indiretti (si veda
Tavola 2);
i primi sono rappresentati dai costi di materie prime, semilavorati, lavorazioni
esterne e costi fissi specifici dei CdC produttivi e ausiliari alla produzione;
i secondi dai costi fissi di natura amministrativa, commerciale o generale.
Con l'applicazione di questo metodo (esclusione dei costi dei CdC a spese generali)
può ritenersi soddisfatto il principio contabile nazionale n. 13 e lo Ias n. 2, in
quanto il costo del prodotto risulta esclusivamente formato da costi di natura
industriale; ne consegue che anche la valorizzazione delle rimanenze risulta
correttamente determinata in quanto inclusiva, oltre che dei costi diretti variabili,
anche dei costi fissi di cui ai CdC produttivi e ausiliari. Tali costi risultano
infatti attribuiti al prodotto sotto forma di ore di lavorazione interna valorizzate
sulla base del costo orario calcolato per ogni singola lavorazione (coincidente con i
CdC produttivi).
I criteri (cost driver) applicati per l'attribuzione dei costi dei CdC ausiliari alla
produzione ai CdC produttivi sono riconducibili alle ore di manodopera prestata, alle
superfici coperte o ad attribuzioni forfettarie effettuate sulla base di valutazioni
dell'imprenditore (ad esempio i costi di cui al CdC magazzino vengono attribuiti ai
CdC produttivi, interessati dalle attività di movimentazione materie prime e
semilavorati, sulla base di percentuali forfettariamente individuate dal direttore di
produzione, in assenza, nel caso di CMG spa, di riscontro oggettivo, stante la
molteplicità di movimentazioni svolte all'interno del magazzino non riconducibili
facilmente ai vari CdC produttivi).
3.5 Determinazione del costo orario industriale di ogni CdC produttivo
La determinazione del costo orario dei singoli CdC produttivi avviene rapportando il
totale dei relativi costi (inclusivi di quelli derivanti dai «ribaltamenti» dei
costi di competenza dei CdC ausiliari) al numero di ore di manodopera effettivamente
prestate, nel corso del periodo di riferimento, all'interno degli stessi CdC
produttivi. Nel caso in cui in un CdC produttivo sia presente un elevato
grado di automazione, rispetto all'intervento delle ore-uomo, come base di
ripartizione potrà essere applicato il numero delle ore di funzionamento dei
macchinari impiegati nel processo.
La quantificazione dell'ammontare delle ore da utilizzare come base di ripartizione
dei costi dei CdC produttivi può risentire dell'effetto dei periodi nei quali si
sono svolte minori attività all'interno dei CdC produttivi a favore di quelli
ausiliari. A fronte di cali di produzione, la manodopera interna (comunque a
disposizione) viene solitamente impiegata in maggiori attività di manutenzioni
di impianti e fabbricati (CdC ausiliario servizi comuni officina/manutenzioni).
In questi casi si assisterebbe, pertanto, ad un potenziale innalzamento del costo
orario industriale dei CdC produttivi, risentendo dell'effetto derivante dal
«ribaltamento» dei costi dei CdC ausiliari, e della conseguente suddivisione dei
costi totali sulla base delle sole ore «scaricate» nei CdC produttivi. Al contrario,
in presenza di incremento delle ore attribuite ai CdC produttivi il costo orario
industriale diminuirebbe (per via del miglior assorbimento degli altri costi fissi).
I costi di prodotto, e conseguentemente la valorizzazione delle rimanenze,
risulterebbero pertanto influenzati da tale andamento. Al fine di evitare non
pertinenti attribuzioni dei costi generali di produzione ai prodotti, occorre
procedere ad una loro attribuzione tenendo conto, così come previsto dai Principi
Contabili Nazionali e Internazionali, del «livello normale di produzione», ovvero
sulla base di dati consuntivi (avendo come riferimento la «capacità produttiva
normale» degli impianti). Nella
Tavola 3
viene riportato il «Quadro riepilogo spese per CdC».
3.6 Determinazione dell'incidenza delle spese generali sulla «messa in lavoro»
Contestualmente alla determinazione del costo orario industriale dei singoli CdC
produttivi, generalmente con cadenza trimestrale, si procede alla determinazione
dell'incidenza delle spese generali sulla «messa in lavoro». Lo schema rappresentato
nella
Tavola 4
evidenzia, con un esempio, il criterio con il quale si procede a questa elaborazione.
In particolare, si procede identificando i costi movimentati nei CdC a spese generali
così come risultante dal «Quadro riepilogo spese per CdC» e successivamente
rapportando gli stessi alla cosiddetta «messa in lavoro».
Con il termine di «messa in lavoro» deve intendersi il risultato di Rimanenze
iniziali + acquisti - rimanenze finali.
Fanno parte della messa in lavoro:
- le materie prime;
- i semilavorati;
- i prodotti commerciali, materiale elettrico, particolari finiti a disegno, ecc;
- le lavorazioni esterne;
- le lavorazioni interne (coincidenti con i costi di cui ai CdC produttivi e
ausiliari alla produzione).
Questo indicatore è necessario per comprendere in che misura i costi che non
contribuiscono alla determinazione del costo di produzione (ed alla valorizzazione
delle rimanenze) incidono sullo stesso. Questa informazione è indispensabile per la
determinazione del prezzo di vendita dei singoli prodotti, come nell'esempio della
Tavola 5.
Per fornire un'indicazione dell'incidenza delle spese generali «più ampia» rispetto
a quella testè descritta, in CMG spa si provvede a definire un'ulteriore
configurazione di costo che includa oltre ai costi di cui ai CdC a spese generali
anche la componente finanziaria, quella fiscale e in certi casi, quella straordinaria.
Si provvede inoltre alla determinazione dell'incidenza delle spese generali sul
fatturato, pur risultando questo indicatore sicuramente più fuorviante rispetto alla
«messa in lavoro», in quanto risente dei margini applicati nel periodo oggetto di
analisi.
3.7 Imputazione dei costi all'oggetto di calcolo tramite l'aggiornamento delle
singole distinte basi di prodotto
La periodica determinazione dei costi orari dei singoli CdC produttivi consente
l'aggiornamento delle distinte basi di prodotto all'interno del software di gestione
della produzione. In particolare, i costi orari dei singoli CdC produttivi (a parte
l'ufficio tecnico) vanno ad adeguare le singole distinte basi nella componente
relativa ai costi delle lavorazioni interne. Si ha quindi che, nel momento in cui
viene inserito un nuovo ordine di produzione, lo stesso ordine acquisisce i costi
presenti in distinta base in quel preciso momento e li mantiene fino all'avvenuta
realizzazione del prodotto. Elemento di criticità può essere rappresentato dalla
sfasatura temporale che si crea fra il momento della determinazione del costo orario
industriale, sulla base dei costi effettivi, e il momento in cui lo si utilizza;
si ha infatti che l'elaborazione del costo orario industriale, calcolato sulla base
dei costi effettivi al 31 dicembre si conclude non prima di febbraio dell'esercizio
successivo. Il suo utilizzo non inizia, pertanto, prima di questa data. Gli effetti
non sono secondari in quanto la valorizzazione delle rimanenze risente della
«costificazione» dei prodotti le cui lavorazioni interne sono valorizzate utilizzando
un costo orario aggiornato al trimestre precedente. Questo potrebbe portare,
soprattutto a causa degli ammortamenti (variabili a seconda dell'entità dei programmi
di investimento previsti nei singoli anni), anche a sensibili differenze, pur in
costanza di metodo applicato nel tempo.
Unico modo per poter attenuare questo disallineamento, stante anche l'impossibilità
di procedere a fine anno ad un ricalcalo dei costi di prodotto sulla base dei costi
orari determinati al termine dell'esercizio, è procedere alla determinazione dei costi
orari industriali con una cadenza ravvicinata nel tempo (almeno trimestrale). Con
questa periodicità la determinazione del costo dei prodotti (e la conseguente
valorizzazione delle rimanenze) sarebbe, almeno per parte dell'esercizio, effettuata
sulla base dei dati effettivi risultanti ad una certa data dell'esercizio stesso
in corso.
L'effetto dell'applicazione differita dei costi orari al prodotto viene comunque
mitigato, nel caso di CMG spa, nel contesto della valorizzazione delle rimanenze di
fine esercizio, da due fattori:
- la composizione della distinta base, che, nella maggior parte dei prodotti
realizzati evidenzia una componente legata alle materie e lavorazioni esterne
sicuramente più elevata di quella rappresentata dalle lavorazioni interne;
- l'applicazione di un costo medio annuale (in CMG spa il LIFO).
Si ha infatti che il valore della giacenza a fine periodo di ogni singolo prodotto
viene calcolato come media dei carichi effettuati nel periodo da valorizzare.
Questo significa che i costi dei singoli carichi non risultano determinanti
per la valorizzazione di periodo e che le eventuali differenze, rilevate mensilmente
nella componente del costo delle lavorazioni interne, vengono attenuate
dall'applicazione della media.
A ulteriore conferma di quanto sopra riportato, la soluzione migliore per attenuare
questi effetti va ricercata nell'elaborazione di costi orari sempre più ravvicinati
nel tempo, pur non dimenticando che, ad esempio, in presenza di calcolo trimestrale,
il costo orario al 30 settembre di ogni esercizio verrebbe impiegato, al massimo,
nella produzione effettuata negli ultimi due mesi (considerato che il costo orario
di settembre verrebbe elaborato non prima della fine di ottobre).
4. Conclusioni
Il sistema analizzato, pur presentando una serie di limiti oggettivi, soddisfa in
modo efficace le necessità informative dell'azienda nella quale è stato implementato,
rappresentando un'idonea soluzione in relazione agli strumenti a disposizione e alle
dimensioni aziendali.
La scelta di impostare un sistema di contabilità analitica e controllo di gestione
che, pur tenuto a costi consuntivi, sia in grado, attraverso un costante monitoraggio
dei costi e frequente produzione di reportistica direzionale, di supportare il
management nell'applicazione delle politiche aziendali, conferma che, anche tramite
l'utilizzo di un sistema molto semplice (in termini di oneri e attività necessarie
per il suo mantenimento) possono essere raggiunti risultati soddisfacenti da
contrapporre a quelli ottenibili con l'impostazione di sistemi ben più complessi.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|
| |
|
Servizi gratuiti con Facebook!
Clicca qui
per info.
|
|
|
|
 |
 |
 |
In primo piano...  |
|
|
| [ per le aziende e i privati ] |
Sempre attuali...
|
|
|
| [ a p p r o f o n d i m e n t i ]
|
Focus on...
|
 |
Rende il doppio investire in sicurezza sul lavoro |  | Ma i patrimoni snobbano gli Etf. «I ricchi preferiscono le... |  | Mai così chiusi i rubinetti del credito. «Serve un fondo... |  | Ecco due o tre strade (possibili) per scegliere le aziende... |  | Su Basilea 3 Draghi chiede un approccio più flessibile |  | Le banche stringono sui prestiti ai produttori. Spunta una... |  | La Sace allarga il suo campo d'azione: «Vogliamo essere... |  | Gli enti pubblici indebitati pagheranno le aziende anche... |  | Investimenti bassi, Roe ai massimi l'imprenditore sogna... |  | Il regolatore in cerca di regole |  | Piano industriale e strumenti di risanamento |  | Revisione legale «a scelta» nella Srl |  | Istituti bancari, Sim e Sgr «chiamano» il monitoraggio |  | Società di capitali: sindaco unico a doppio binario |  | Professioni e liberalizzazioni il bicchiere mezzo vuoto... |  | Tanti Madoff nascosti, a smascherarli sarà la crisi |  | Dimmi che casa vuoi, ti dirò chi sei |  | Soldi oltre confine, caccia alle esenzioni fiscali |  | Sulla via di Basilea c'è spazio di manovra |  | L'allarme di Moody's: con richieste Eba c'è il rischio di... |  | Derivati |  | Società professionali, salto nel buio |  | Giovane, italiano. Dunque, disoccupato |  | Società di capitali, guerra aperta tra gli Ordini e... |  | Perché l'Eba soccombe all'America |  | Studio dunque lavoro, ma l'Italia non spende |  | La strada della nuvola per dare alle aziende efficienza... |  | Bund tedeschi o treasury americani? Fare fronte... |  | «I rating? Inutili e dannosi. Aboliamo la loro dittatura» |  | Studi interprofessionali con la riforma arriva il "big bang" |  | Perché il credito non è tutto uguale |  | La riforma del fisco per aiutare le Pmi sulla via della... |  | Quelle Pmi poco assicurate: «Un pericolo sottovalutato«» |  | Grande patrimonio, crescita zero. Come e perché in... |  | Il punto debole è la mancata disciplina delle società |  | Professioni, ecco quel che manca |  | San Marino cerca imprese vere. Mai più repubblica degli... |  | Professionisti sempre più precari ora sognano di... |  | Da Leeson a Madoff una lunga serie di truffatori incalliti... |  | Se anche JP Morgan boicotta Basilea 3 |  |
|